La disperazione delle donne afghane ed altre atrocità da Kabul

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Di Paolo Alberto Valenti  & ANSA
Kabul, manifestazione delle donne
Kabul, manifestazione delle donne   -   Diritti d'autore  AFP

Il destino che i talebani hanno risevato alle donne afghane è più che allucinante. Le manifestazioni di eroiche donne che sfidano il potere si succedono nelle strade di Kabul mentre l'Unione europea denuncia un "apartheid di genere" in Afghanistan. Il Parlamento europeo condanna la repressione e la sistematica violazione dei diritti a cui i talebani sottopongono donne e ragazze, completamente escluse dalla vita pubblica e private dell'istruzione. Una dinamica che serve non solo per controllarle e dominarle completamente ma per annichilirle.

La sharia e le punizioni pubbliche

Da quando i talebani sono tornati al potere in Afghanistan nell'agosto dello scorso anno, la maggior parte delle donne funzionarie ha perso il lavoro o viene pagata una miseria per restare a casa. È inoltre vietato entrare nei parchi, nelle palestre e nei bagni pubblici o viaggiare senza un parente maschio, bisogna coprirsi con un velo per uscire di casa. Completamente annullate nella loro dignità di cittadine ed esseri umani  le donne continuano a lottare per la libertà, che rivendicano in proteste improvvise come quella odierna a Kabul ma la repressione delle autorità resta feroce. Peraltro mentre il mondo guarda le partite dei Mondiali in Qatar, negli stadi di calcio afghani si è smesso di giocare al pallone: i Talebani hanno ripreso a metterci in scena il macabro spettacolo delle punizioni corporali pubbliche. E' successo nelle ultime ore a Pul Alam, città con una popolazione stimata di centomila abitanti poco a sud della capitale Kabul. Dodici persone, tra le quali 3 donne, sono state frustate davanti alla folla nello stadio locale dopo la condanna per furto e adulterio comminata da un tribunale cittadino. In centinaia hanno assistito, anche perché non si può rifiutare il perentorio invito rivolto dall'ufficio del governatore della provincia, quella di Logar, a "studiosi, mujaheddin, leader tribali e gente comune". Vietato scattare foto o riprendere video. I condannati, riferiscono le fonti, hanno ricevuto ciascuno tra le 21 e le 39 frustate. La sharia "è l'unica soluzione per i problemi del Paese e va applicata", ha commentato il vicegovernatore provinciale, mentre dalla frusta del boia era ancora impregnata del sangue dei condannati.

La storia che va all'indietro

Del resto, è stato proprio il leader dei talebani Haibatullah Akhundzada che una decina di giorni fa ha chiesto l'applicazione stretta della sharia, riaprendo la strada alle punizioni in pubblico, che includono esecuzioni, lapidazioni e flagellazioni. Le frustate nello stadio di Pul Alam non sono state le uniche: altre 19 persone (9 le donne) ne hanno ricevute 39 ciascuno nella provincia nordorientale di Takhar, in una punizione pubblica rivendicata dal portavoce della Corte suprema talebana, Mawlawi Enayatullah.

L'inchiesta della BBC

Una recente inchiesta della britannica Bbc mette in luce una situazione ulteriormente tragica: la pratica della vendita di organi "si è fatta più diffusa", scrive l'emittente raccontando le storie di tante persone intervistate cadute in disgrazia. Tra questi ci sono la mamma di una bambina costretta a vendere un rene sette mesi fa per ripagare un debito, per un gregge di pecore morte tutte a causa della crisi alimentare nel Paese. La somma ottenuta, poco meno di tremila dollari, non è bastata, tuttavia, per tirare avanti: "Ora siamo costretti a vendere nostra figlia di due anni, le persone da cui abbiamo preso il prestito ci tartassano ogni giorno", racconta la donna, mentre per il marito "è meglio morire che vivere così". Nell'inchiesta della Bbc emerge poi la pratica molto diffusa di dare droghe psicotrope ai bambini per farli addormentare e non patire la fame. Una pasticca costa meno di un pezzo di pane. Ma proprio l'uso dell'oppio a digiuno potrebbe creare danni irreversibili ai bambini, avvertono i medici.