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Condannati a morte quattro attivisti per la democrazia. Erano vicini ad Aung San Suu Kyi

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Di Debora Gandini
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Proteste in Myanmar dopo il colpo di stato del 2021
Proteste in Myanmar dopo il colpo di stato del 2021   -   Diritti d'autore  Aung-Shine/Associated Press

Sono le prime esecuzioni di prigionieri politici dagli anni Ottanta in Myanmar. Quattro attivisti birmani per la democrazia sono stati giustiziati per aver collaborato a organizzare "atti terroristici”, questo è quello che il regime ha fatto sapere. I quattro attivisti giustiziati son l'ex parlamentare e artista hip-hop Phyo Zeya Thaw (41 anni), Kyaw Min Yu (53), Hla Myo Aung e Aung Thura Zaw.

La notizia è stata confermata dai media statali in Myanmar, dove dal febbraio del 2021 è al potere la giunta militare che ha spodestato il governo democratico guidato da Aung San Suu Kyi. Quasi 1.500 civili sono stati uccisi ed oltre 11.000 arrestati nella repressione in corso: i gruppi per i diritti umani accusano le truppe della giunta di tortura e delitti efferati.

Chi sono i giustiziati

Phyo Zeya Thaw nel 2015 era stato eletto nelle fila della Lega nazionale per la democrazia di Aung San Suu Kyi. Era stato condannato per aver organizzato alcuni attacchi armati contro le forze di sicurezza. Kyaw Min Yu, noto come Jimmy L, era stato giudicato colpevole di aver sobillato la resistenza armata con messaggi sui social media critici del regime.

Il verdetto per i quattro attivisti giustiziati era stato letto a porte chiuse lo scorso agosto, e a giugno il loro ricorso in appello era stato respinto. Secondo il servizio in lingua birmana dell'emittente Voice of America sono almeno 113 gli attivisti in attesa di esecuzione dopo le condanne a morte emesse sotto il regime militare del generale Min Aung Hlain. Si calcola che almeno 2mila persone siano state giustiziate dal colpo di stato del febbraio 2021.

Non ci sono numeri precisi perché la resistenza armata ora è spostata nelle campagne unendosi in molti casi alle milizie etniche impegnate da decenni in conflitti con l'esercito centrale, che nega loro maggiore autonomia nelle zone di confine.

La reazione delle ONG per i diritti umani

L'esecuzione da parte della giunta birmana di quattro uomini è “un atto di assoluta crudeltà, ha dichiarato Elaine Pearson, direttrice ad interim per l'Asia presso Human Rights Watch, rivolgendosi alla comunità internazionale per chiedere di "mostrare alla Giunta che ci sarà una resa dei conti per i suoi crimini".

La stessa Aung San Suu Kyi è detenuta e sta affrontando un processo penale a porte chiuse; rischia fino a 150 anni di reclusione.

Risorse addizionali per questo articolo • ANSA