Repressioni brutali e numero di morti: nella graduatoria delle uccisioni l'Iran sembra detenere un triste primato
Negli ultimi 25 anni l’Iran ha conosciuto grandi ondate di protesta interna, ognuna delle quali è stata repressa con durezza dalle autorità.
Analizzando i principali cicli di mobilitazione dal 1999 a oggi, emerge un quadro di intensità e violenza crescente, con stime di vittime che superano, in alcuni casi, quelle di altri grandi movimenti di protesta nel mondo.
2018: le proteste per il caro-vita
Nell’autunno del 2018, le proteste scoppiarono in tutto il paese a causa dell’aumento del prezzo della benzina e del deterioramento delle condizioni economiche. Secondo diverse fonti, l’ondata di manifestazioni fu repressa con violenza, con l’impiego di forze di sicurezza e milizie filo-statali, incluso l’uso di armi pesanti in alcune città.
Stime iniziali citate da Reuters parlano di circa 1.500 vittime in poco più di una settimana di scontri, includendo almeno adolescenti e centinaia di donne tra i morti. Tuttavia, il numero esatto rimane oggetto di dibattito tra fonti indipendenti e governative .
2022–2023: la mobilitazione “Donna, Vita, Libertà”
Le proteste del 2022, scatenate dalla morte di Mahsa Amini in custodia della polizia morale, durarono diversi mesi e si estesero in tutto l’Iran.
L’organizzazione per i diritti umani Hrana e altre Ong stimano che centinaia di persone siano state uccise durante la repressione, con molte centinaia di arresti e almeno una ventina di condanne a morte comminate nei primi mesi dopo gli scontri.
Tra le vittime vi erano numerosi minorenni e donne, secondo statistiche raccolte da gruppi attivisti e testimonianze raccolte all’epoca .
2025–2026: la più grave ondata di proteste in decenni
La nuova ondata di proteste, esplosa alla fine di dicembre 2025 a causa della crescente crisi economica e del crollo della valuta nazionale, ha portato a una repressione particolarmente violenta. Le stime sul numero di vittime variano significativamente:
- L’Ong statunitense Human Rights Activists News Agency (Hrana) indica che fino a 3.685 manifestanti sono stati uccisi e che altri 8.949 decessi sono in fase di verifica, con oltre 24.000 arresti confermati in varie località iraniane.
- Una fonte ufficiale citata da Reuters riferisce di almeno 5.000 morti verificati, inclusi circa 500 appartenenti alle forze di sicurezza.
- Altre stime citate da aggregatori di informazioni (inclusa Wikipedia basata su fonti giornalistiche internazionali) riferiscono di un intervallo di 12.000–20.000 vittime complessive, ma questi numeri non sono stati confermati in modo indipendente e sono indicativi della difficoltà di accertamento in situazioni di blackout comunicativo.
Le autorità iraniane hanno attribuito parte della responsabilità della violenza a “elementi armati” e a interferenze esterne, ma la comunità internazionale e gruppi per i diritti umani sottolineano l’ampiezza della repressione nei confronti di manifestanti generalmente disarmati.
Confronto globale: altri casi di repressione
Per comprendere il contesto internazionale, è utile confrontare le proteste in Iran con altri movimenti di protesta represse con violenza negli ultimi anni:
Myanmar (2021–oggi)
Dopo il colpo di Stato militare del febbraio 2021, le proteste popolari in Myanmar sono state duramente represse.
Le Nazioni Unite stimano che migliaia di persone siano state uccise, con oltre 22.000 incarcerazioni e centinaia di migliaia di sfollati interni, rendendo queste proteste tra le più letali degli ultimi anni a livello globale.
Siria (2011–oggi)
Le proteste della Primavera Araba nel 2011 in Siria si trasformarono rapidamente in una guerra civile. Le vittime civili nel conflitto interno sono state stimate oltre 300.000, ma la gran parte di questi decessi sono collegati a un conflitto armato prolungato più che alla repressione diretta di manifestazioni spontanee.
Bangladesh (2024)
Le proteste della cosiddetta “Rivoluzione di luglio” del 2024 in Bangladesh, principalmente guidate da proteste giovanili e studentesche, portarono a una repressione intensa lungo alcune settimane, con stime di circa 1.400 morti in 46 giorni di scontri secondo fonti Onu.
Un contesto di repressioni sempre più intense
Il confronto dei dati disponibili indica che l’ondata di proteste in Iran a cavallo tra il 2025 e il 2026 potrebbe rappresentare la più violenta in termini di vittime in un arco di tempo così breve rispetto alle altre mobilitazioni analizzate, sebbene le cifre definitive siano difficili da verificare in tempo reale a causa delle restrizioni di accesso e del blackout di Internet.
Le precedenti grandi proteste in Iran – nel 2018 e nel 2022 – avevano già evidenziato una progressiva escalation nella gestione statale della dissidenza, con confronti sempre più sanguinosi tra manifestanti e apparati di sicurezza.
Nota metodologica
Le stime delle vittime sono tratte da rapporti di agenzie internazionali, organizzazioni per i diritti umani e dichiarazioni ufficiali dove disponibili. In alcune situazioni, in particolare nel 2026, le cifre sono variabili e soggette a revisione a causa delle difficoltà di verifica indipendente dovute ai blackout di comunicazione e alle restrizioni imposte dalle autorità.