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Borse europee ai minimi con l'impennata del prezzo del petrolio e del gas, Piazza Affari apre in forte calo

Un broker effettua una telefonata alla borsa di Francoforte, in Germania. 23 maggio 2025.
Un broker effettua una telefonata alla borsa di Francoforte, in Germania. 23 maggio 2025. Diritti d'autore  AP Photo/Michael Probst
Diritti d'autore AP Photo/Michael Probst
Di Doloresz Katanich Agenzie: AP
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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I listini europei toccano i minimi degli ultimi due mesi, a pesare il protrarsi della crisi mediorientale con l'aumento dei prezzi di petrolio e gas e i timori inflazionistici. A picco l'indice Ftse Mib che in apertura fa registrare -2,66 per cento

I mercati azionari europei si trovavano tutti in territorio negativo lunedì mattina, dopo la debolezza mostrata dai mercati asiatici, dove l'indice di riferimento giapponese Nikkei 225 è crollato di oltre il 5 per cento e quello di Taiwan del 4,4 per cento.

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Anche gli altri mercati asiatici hanno registrato un forte calo, dopo che i prezzi del petrolio sono saliti a quasi 120 dollari al barile, mettendo così in difficoltà le economie fortemente dipendenti dalle importazioni di greggio e gas dalla regione.

In Europa, il FTSE 100 di Londra è sceso dell'1,6 per cento, mentre il DAX di Francoforte, il CAC 40 di Parigi e il FTSE MIB di Milano sono scesi di oltre il 2,4 per cento alle 09:30 CET. L'IBEX 35 di Madrid è sceso di quasi il 2,7 per cento e lo Stoxx 600 paneuropeo ha perso circa il 2 per cento.

Mentre l'aumento dei prezzi del petrolio e del gas minaccia le prospettive economiche dell'Europa, il sentimento di trading è stato ulteriormente influenzato lunedì dai dati sull'industria tedesca.

In Germania la produzione industriale è scesa dall'inizio dell'anno, registrando una diminuzione dello 0,5 per cento a gennaio, dopo il calo dell'1 per cento rivisto del mese precedente.

Nel frattempo, tra gli investitori ci si aspetta che la Banca Centrale Europea possa alzare i tassi di interesse di riferimento, dato che, a seguito dell'aumento dei prezzi nel settore dell'energia, si teme un'impennata dell'inflazione.

Prezzi del petrolio alle stelle

Dietro il balzo del prezzo del greggio di queste ultime ore, ci sono i ripetuti attacchi delle froze israeliane e statunitensi contro Teheran e soprattutto alle infrastrutture energetiche, tra cui raffinerie di petrolio e impianti di Gnl nella regione.

A questo si aggiunge la chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio attraverso il quale transita circa il 20 per cento delle forniture mondiali di petrolio e gas. Un evento che secondo gli esperti, se dovesse prolungarsi nel tempo, potrebbe avere anche ripercussioni sui prezzi dell'energia e delle materie prime.

Nelle ultime ore la notizia, diffusa dal Financial Times, secondo cui i Paesi membri del Gruppo dei Sette (G7) starebbero valutando la possibilità di rilasciare in modo coordinato le riserve strategiche di petrolio, ha contributo ad un lieve calo del prezzo del greggio.

Il costo del petrolio Brent, il benchmark internazionale, è salito a 119,50 dollari all'inizio della giornata, ma in seguito è stato scambiato intorno ai 107,80 dollari.

Il West Texas Intermediate (WTI), invece, il benchmark statunitense, è schizzato a 119,48 dollari al barile, ma è poi calato a circa 103 dollari all'apertura del mercato europeo.

Gli analisti hanno avvertito che gli attacchi contro gli impianti petroliferi iraniani rischiano di aumentare la pressione su un mercato globale dell'energia già molto rigido. Lindsay James, investment strategist di Quilter, ha dichiarato: "L'Iran rappresenta circa il 4 per cento dell'offerta globale di petrolio e circa il 90 per cento delle sue esportazioni sono dirette alla Cina".

La seconda economia mondiale dispone di vaste riserve, ma gli analisti sostengono che qualsiasi danno prolungato alla capacità di esportazione dell'Iran, potrebbe pesare sulla sua ripresa economica e alla fine influenzare i mercati globali.

James ha anche avvertito che gli attacchi alle infrastrutture marittime ed energetiche nel Golfo rischiano di aumentare le tensioni e di turbare i mercati che inizialmente si aspettavano una rapida soluzione del conflitto.

In seguito ai problemi causati dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, anche il mercato europeo del gas è sotto pressione.

I futures sul gas naturale sono balzati di oltre il 14 per cento lunedì**,** superando i 61 euro per megawattora, sfiorando il livello più alto degli ultimi tre anni ed estendendo l'impennata del 67 per cento della scorsa settimana.

Diversi grandi produttori della regione hanno ridotto la produzione e l'impianto di Ras Laffan del Qatar - il più grande impianto di gas naturale liquefatto (Lng) del mondo, è stato chiuso la scorsa settimana.

Anche la Russia ha avvertito che potrebbe interrompere le esportazioni di gas naturale verso l'Europa, aumentando l'ansia del mercato.

Allo stesso tempo, le riserve di gas nel continente rimangono basse, con i livelli di stoccaggio dell'Ue al di sotto del 30 per cento e che necessitano di essere riempiti.

All'inizio di lunedì, il dollaro Usa, che mantiene il suo status di bene rifugio, ha guadagnato rispetto alle altre principali valute. Era scambiato a 158,46 yen giapponesi, in aumento rispetto ai 158,09 di venerdì scorso. L'euro è salito leggermente a 1,1558 dollari da 1,1556 dollari.

In altre contrattazioni, i prezzi dell'oro sono scesi di oltre l'1 per cento lunedì mattina in Europa, attestandosi intorno ai 5.100 dollari, mentre le criptovalute sono state per lo più in rialzo. Un bitcoin è stato scambiato a 67.774 dollari, con un aumento dello 0,7 per cento.

Fmi: Pensare all'impensabile e prepararsi ad affrontarlo

Mentre crescono i timori sulla durata della guerra e con i mercati asiatici, spesso visti come motori della crescita globale, sotto forte pressione, il Direttore generale del Fondo Monetario Internazionale Kristalina Georgieva ha avvisato i leader politici mondiali, dicendo di "prepararsi all'impensabile".

"Se il nuovo conflitto si protrae nel tempo, ha un chiaro ed evidente potenziale di influenzare il sentimento del mercato, la crescita e l'inflazione, ponendo nuove esigenze ai leader politici", ha dichiarato la Georgieva nel discorso di apertura di un simposio tenutosi lunedì a Tokyo.

La Georgieva ha poi ricordato che, come regola generale, ogni aumento del 10 per cento del prezzo del petrolio, se sostenuto per la maggior parte dell'anno, potrebbe incrementare l'inflazione globale di circa 40 punti base e ridurre la produzione globale dello 0,1-0,2 per cento.

"E se, come tutti speriamo, il conflitto finirà presto, state pur certi che tra non molto arriverà un nuovo shock. Il mio consiglio alla leadership politica mondiale in questo nuovo contesto globale? Pensare all'impensabile e prepararsi ad affrontarlo", ha aggiunto.

Tensioni in Medio Oriente pesano su Piazza Affari

Le tensioni internazionali dopo gli attacchi contro l’Iran pesano anche su Piazza Affari. A Milano sono diversi i titoli da tenere sotto osservazione nella seduta odierna. Sul fronte dei ribassi, Prysmian risulta tra i più penalizzati con una flessione del 5,21% a 93,94 euro.

Pesanti anche i bancari: Unicredit cede il 4,30 per cento a 63,28 euro, seguita da Banca Popolare di Sondrio a -4,27 per cento con un valore di 14,915 euro. In rosso anche Banca Monte dei Paschi di Siena, che perde il 4,16 per cento, in un comparto particolarmente sensibile all’andamento dei mercati e alle prospettive macroeconomiche.

Occhi puntati anche sul settore energetico. Plenitude, la società di Eni attiva nelle energie rinnovabili e nella vendita di luce e gas, potrebbe essere destinata a una maggiore autonomia.

Secondo quanto riportato da diverse agenzie, Eni avrebbe incaricato Mediobanca di valutare diverse opzioni strategiche, tra cui un possibile riassetto della governance che porterebbe alla perdita del controllo diretto oppure a una riduzione della partecipazione sotto la soglia del 50 per cento.

Il rischio rincari per le famiglie italiane: fino a 540 euro in più tra bollette e carburanti

L’escalation del conflitto in Iran potrebbe tradursi in un aumento significativo delle spese energetiche per le famiglie italiane. Secondo un’analisi diffusa da Facile.it, nei prossimi dodici mesi il costo complessivo tra bollette e carburanti potrebbe crescere fino a circa 540 euro per nucleo familiare.

Le stime indicano un possibile incremento di circa 304 euro per il gas e di 98 euro per l’elettricità. Nel complesso, la spesa annuale per una famiglia tipo arriverebbe a circa 2.829 euro, vale a dire il 17 per cento in più rispetto ai 2.427 euro previsti per il 2026 prima dello scoppio delle tensioni.

I calcoli, basati sui consumi medi domestici e sulle proiezioni dei prezzi all’ingrosso dell’energia (PUN per l’elettricità e PSV per il gas) elaborate dalla European Energy Exchange, mostrano inoltre un impatto immediato anche sui carburanti.

In base alle simulazioni, il prezzo della benzina in modalità self service è aumentato progressivamente nei giorni successivi all’inizio della crisi fino a circa il 7 per cento, mentre il diesel ha registrato rincari ancora più marcati, arrivando fino al 15 per cento.

Un trend che, secondo gli analisti, rischia di incidere non solo sui costi per gli automobilisti ma anche su quelli del trasporto merci.

Prezzi carburanti, il ministero delle Imprese e del Made in Italy convoca riunione d'urgenza

Intanto il Garante per la sorveglianza dei prezzi presso il Mimit, su indicazione del ministro Adolfo Urso ha convocato per il primo pomeriggio di lunedì, una riunione d’urgenza della cabina di regia della Commissione di allerta rapida per un’analisi dell’andamento dei prezzi dei prodotti petroliferi.

Lo scopo dell'iniziativa è quello di fornire immediati riscontri al governo, utili a verificare la necessità di eventuali interventi.

Alla riunione, che sarà presieduta dal ministro Urso, partecipano anche i rappresentanti del Mef e del Mase, della Guardia di Finanza, del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS) e della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

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