China-leaks: le azioni di Pechino contro gli Uiguri

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In uno scoop di 14 giornali di tutto il mondo centinaia di migliaia di documenti sottratti alla polizia cinese

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Un'inchiesta giornalistica condotta da 14 testate di diversi paesi e battezzata Xinjiang Police Files rivela decine di migliaia di documenti informatici usciti dai server delle forze di sicurezza cinesi.

Un materiale che, sottolineano i responsabili dell'investigazione, prova l'esistenza di "centri di rieducazione" in cui sono richiusi e torturati i dissidenti uiguri di religione musulmana.

La documentazione sottratta alle autorità cinesi comprende migliaia di schede personali e fotografie delle persone detenute, e altri materiali raccolti sul conto di circa 20.000 individui tenuti sotto costante sorveglianza.

Le rivelazioni, simili a quelle per cui l'australiano Julian Assange rischia pesanti condanne negli Stati Uniti, secondo l'antropologo Adrian Zenz, esperto di Cina e membro della "Victims of Communism Memorial Foundation" equivale a una finestra aperta sul funzionamento di uno stato di polizia. "Non abbiamo mai visto nulla di simile finora".

Rincara la dose la portavoce tedesca di Amnesty International, Theresa Bergmann: "Senza alcun dubbio, la Cina commette crimini contro l'umanità, almeno per quanto riguarda la tortura e i maltrattamenti, l'imprigionamento e la persecuzione".

La pubblicazione del rapporto, che potrebbe essere stata favorita da fughe di notizie a livello di intelligence, arriva nel pieno delle tensioni tra Pechino e Washigton sullo status giuridico e politico di Taiwan.

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