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Femministe in Argentina a supporto delle monache che denunciano violenze dall'arcivescovo

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Di Samuele Damilano
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femministe davanti al convento di San Bernardo
femministe davanti al convento di San Bernardo   -   Diritti d'autore  AP Photo/Natacha Pisarenko

"Sorella, ti credo". É questo il motto alla base delle proteste di un gruppo di femministe davanti al convento Convento di San Bernardo in Argentina. 

Diciotto suore della congregazione delle Carmelitane scalze hanno denunciato lo scorso 12 aprile di aver subito due anni fa violenze fisiche, psicologiche ed economiche

Al centro delle accuse l'arcivescovo Mario Antonio Cargnello, incolpato delle vioelenze insieme a Padre Lucio Ajalla. Il tutto, secondo le ricostruzioni, sarebbe avvenuto in seguito a una disputa attorno alla figura religiosa della "Madonna del Cerro": la sua effige era stata apposta sulla tomba di una suora morta durante la prima ondata di pandemia, causando così le violenze dell'arcivescovo.

L'udienza di Cargnello si doveva tenere lunedì, ma è stata rinviata per impegni ecclesiastici. Il vescovo, tramite il suo legale, Eduardo Romani, nega tutte le accuse di violenza

Coinvolto nello scandalo c'è anche il vescovo Martín de Elizalde: era inviato dal vaticano per investigare sulle presunte violenze subite dalle suore, ma è stato accusato dalle stesse di aver constatato gli abusi senza aver fatto nulla per impedirli. 

AP Photo/Natacha Pisarenko
femministe con il cartello "Hermana si te creo"AP Photo/Natacha Pisarenko

"I diritti delle donne hanno raggiunto anche questi posti, dove a volte uno crede che le sorelle vivano in armonia, in una vita contemplativa, ma evidentemente la violenza della chiesa le ha spinte a dire basta", afferma Irene Caro, manifestante  davanti al convento. 

Un accoppiamento, quello tra suore carmelitane e femministe, piuttosto inusuale in un Paese, l'Argentina, in cui i gruppi di attiviste sono spesso in imbarazzo con la chiesa romana cattolica. 

"Credo che le autorità ecclesiastiche debbano ripensare il ruolo delle donne nella chiesa e quello delle donne che appartengono alla chiesa", afferma Natalia Buira, difensore d'ufficio delle suore. "Bisogna fermare questi atteggiamenti oppressivi nei loro confronti".