Arcivescovo Ancona, oggi impresa educativa è la più grande

Educare e prevenire, repressione non basta
Educare e prevenire, repressione non basta
Diritti d'autore 
Di ANSA
Condividi questo articoloCommenti
Condividi questo articoloClose Button
euronews pubblica le notizie d'ansa ma non interviene sui contenuti degli articoli messi in rete. Gli articoli sono disponibili su euronews.com per un periodo limitato.

(ANSA) - ANCONA, 02 MAG - "Oggi l'impresa più grande da affrontare è quella educativa". L'arcivescovo di Ancona Osimo Angelo Spina ha dedicato una particolare attenzione agli adolescenti nel suo messaggio in occasione della festa del patrono di Ancona San Ciriaco. Il presule osserva che "le cronache dei nostri giorni non sempre parlano bene di loro. Non dobbiamo scoraggiarci - esorta -. Essi attendono una presenza amica e rassicurante, anche se all'inizio si presentano spavaldi o annoiati, abulici o depressi, persino violenti, bulli". "Con i genitori, gli educatori, gli animatori - aggiunge mons. Spina - , sono chiamati a raccolta tutti coloro che hanno il compito della formazione. I ragazzi ci chiedono una cosa sola: 'dobbiamo e vogliamo diventare grandi e non possiamo farlo senza la vostra vicinanza'". Ma gli educatori devono vivere il loro compito "come una vocazione: non è solo una professione, ma una chiamata, non è solo uno stipendio per vivere, ma un compito per far vivere. É urgente - insiste - l'alleanza tra tutte le forze sociali e le componenti educative della società: la famiglia, la scuola, l'oratorio parrocchiale spazio di vita, lo sport sano, non sono riserve indiane a lato di una società che per la parte più importante si dedica all'economia e alla produzione. Serve un grande patto educativo, anche la scuola ha bisogno di più stima, più sostegno sociale, più apprezzamento". "Sembra che la prevenzione sembra diventata una parolaccia - incalza mons. Spina -. Invece, bisogna tornare ad affiancare alla necessaria azione di controllo del territorio da parte delle forze dell'ordine, anche il bisogno di una comunità educante. È necessari: formare, prevenire, educare. Non è la repressione che cambierà la persona e la società, lo sappiamo bene, ma il cambiamento interiore. Come Chiesa, coinvolgendo le famiglie, i genitori, gli educatori, gli insegnanti, siamo chiamati ad accogliere con urgenza il grido di aiuto dei ragazzi e dei giovani". (ANSA).

Condividi questo articoloCommenti

Notizie correlate

Kosovo, serbi boicottano il voto: fallisce il referendum contro i sindaci albanesi

Aiuti all'Ucraina, martedì il voto al Senato Usa. Mosca a Washington: "Sarà un altro Vietnam"

Dall'Iraq missili contro base statunitense in Siria, Khamenei parla dell'attacco iraniano a Israele