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Dalle schede bianche all'astensione: tutte le danze per il Quirinale

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Di euronews e ansa
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Parlamento, Montecitorio
Parlamento, Montecitorio   -   Diritti d'autore  TV Parlamento

Dopo l'accelerazione nelle fasi dei candidati di bandiera, dopo il flop del tentativo di Berlusconi di aggiudicarsi il Colle più "alto" (di Roma) adesso il centrodestra ha dato la disponibilità a votare un nome di alto valore istituzionale (che dovrebbe essere sempre e comunque la vera scelta). Gli italiani ancora in pandemia non apprezzano i tatticismi ma forse non si illudevano di avere un nuovo presidente alle prime battute. Tuttavia non si può nemmeno tirarla troppo per le lunghe e in settimana bisogna risolvere.

Meccaniche dell'astensione, la storia, le insofferenze

"L' astensione nel voto odierno significa che i grandi elettori del centrodestra risponderanno alla chiama, si avvicineranno alla presidenza e diranno ai segretari 'astenuto' senza ritirare la scheda. Dopo aver annunciato l'astensione i grandi elettori usciranno dall'Aula senza passare dalla cabine". È stato spiegato in una nota. "La prima votazione per l'elezione del Presidente della Repubblica alla quale ho partecipato, nel 1992, fu segnata dal successo della battaglia di Marco Pannella per tutelare la segretezza del voto, con l'introduzione delle cabine. Anche per questo non posso adeguarmi oggi alla decisione del centrodestra di invitare i propri grandi elettori ad astenersi dal partecipare alla votazione, un modo surrettizio per controllare i parlamentari, nascondere le palesi divisioni interne ma soprattutto una grave mancanza di rispetto istituzionale. Parteciperò dunque come mio dovere alla votazione, prenderò regolarmente la mia scheda, entrerò nella cabina e farò scheda bianca, perché sono franco ma non tiratore." Ha dichiarato Elio Vito, deputato di Forza Italia. L'unico precedente di una astensione di massa per l'elezione del presidente della Repubblica, come quella praticata adesso a Montecitorio nella quarta votazione dai grandi elettori del centrodestra si rintraccia nel 1992. Accadde durante la tormentata elezione che portò Oscar Luigi Scalfaro al Quirinale. Quella volta a rifiutare la scheda fu il numerosissimo gruppo di grandi elettori, circa quattrocento, della Democrazia cristiana. Scorrendo i resoconti delle votazioni di trent'anni fa, pubblicati sul sito del Parlamento italiano, si nota infatti che i democristiani votarono inizialmente un loro candidato di bandiera, Giorgio De Giuseppe, che era vicepresidente della Camera; dopodiché rifiutarono in massa la scheda nel quarto, settimo, ottavo, nono, decimo, undicesimo, dodicesimo e tredicesimo scrutinio. Alla fine, il 25 maggio risultò eletto, appunto, il presidente della Camera Oscar Luigi Scalfaro. L'elezione avvenne a due giorni dalla strage di Capaci in cui rimasero uccisi il giudice Giovanni Falcone con la moglie e tre uomini della scorta. Ci vollero 16 votazioni.