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Trionfo delle schede bianche a Montecitorio, si ricomincia martedì

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Di Paolo Alberto Valenti  & euronews
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Votazioni per la presidenza della Repubblica Italiana
Votazioni per la presidenza della Repubblica Italiana   -   Diritti d'autore  AFP

Come previsto nulla di fatto. L'elezione del tredicesimo presidente della Repubblica Italiana ha bisogno di più tempo. La prima votazione del Parlamento in seduta congiunta, integrata dai delegati delle regioni nell'aula di Montecitorio, si è conclusa. Lo spoglio è stato effettuato personalmente dal presidente della Camera Roberto Fico. Le schede bianche sono state 672. I parlamentari italiani hanno obbedito agli ordini di scuderia (dei principali partiti) ed hanno infilato nell'urna la scheda bianca, vista anche la generale situazione di stallo, di non accordo fra i partiti su di un nome super partes.

L'elezione era cominciata alle ore 15:00. Sono alte le probabilità che non si arrivi alla fumata bianca prima di qualche giorno.

Fino alla terza votazione, quella di mercoledì, il quorum per l'elezione è la maggioranza dei due terzi degli avventi diritto. Intanto con la morte domenica sera del deputato di Forza Italia Vincenzo Fasano, la soglia era fissata a 672 voti e i votanti globali 1008. Entro martedì verrà proclamata deputata Rossella Sessa, prima dei non eletti in Campania, la cui entrata in carica rimpiazza Fasano. A quel punto il quorum tornerà a 673.

L' incontro cruciale della giornata

Tra i momenti più rilevanti della giornata politica il faccia a faccia tra Enrico Letta (PD) e Matteo Salvini (Lega) che potrebbe schiudere il trasferimento di Mario Draghi al Quirinale, ma non sembra più una soluzione rose e fiori. L'ascesa di Draghi sul colle più alto prefigura un rimaneggiamento dell'impianto di governo e qui tutto dovrebbe cambiare senza che nulla cambi, una specialità tipicamente italiana che pretende di adeguare le esigenze della politica con il bene del Paese.

Gli appunti della stampa estera

Il Financial Times incorona Draghi: lui al Colle "potrebbe garantire il percorso delle riforme; al contrario, se non venisse eletto, il suo ruolo di premier verrebbe indebolito".

Gli fa da contraltare L'Economist che in un editoriale scrive:"Il tentativo di Mario Draghi di diventare presidente è nocivo per l'Italia e l'Europa".