This content is not available in your region

Alexey Navalny, un anno dopo l'arresto continua la stretta di Mosca

Access to the comments Commenti
Di Annalisa Cappellini
euronews_icons_loading
Alexey Navalny, un anno dopo l'arresto continua la stretta di Mosca
Diritti d'autore  Evgeny Feldman/Meduza

È passato esattamente un anno da quel 17 gennaio 2021, quando Alexey Navalny venne arrestato pochi istanti dopo il suo atterraggio a Mosca. Il dissidente russo rientrava da un periodo di quattro mesi di convalescenza in Germania a causa di un avvelenamento sospetto provocato, secondo Navalny stesso, dai servizi segreti russi con il Novichok, un agente nervino.

Il dissidente, che si trova tuttora in un centro di detenzione, è stato condannato a 2 anni e 8 mesi di carcere, con l’accusa di avere violato la libertà vigilata decisa a seguito di una precedente condanna. La violazione risale proprio al periodo in cui Navalny si trovava in ospedale in Germania dopo il suo avvelenamento.

"Non me ne pento"

"Non mi pento neanche per un secondo di quello che ho fatto", ha dichiarato oggi Navalny tramite i suoi account social. "Esattamente un anno fa, sono tornato a casa in Russia. Non ho potuto fare un solo passo nel mio paese da uomo libero; sono stato arrestato ancora prima del controllo alla frontiera", ha scritto il dissidente.

L'ho fatto, non me ne pento neanche per un secondo e continuerò a farlo.
Alexey Navalny
Dissidente russo

Un simbolo dell'opposizione al Cremlino

Un anno dopo il suo arresto, Navalny rimane un simbolo dell'opposizione al Cremlino. Proprio per questo il Parlamento europeo ha deciso di nominarlo vincitore del premio Sakharov nel dicembre scorso.

Un sostegno internazionale che però può ben poco contro le forti pressioni di cui Navalny è vittima in Russia. Anche i collaboratori del dissidente sono presi di mira da Mosca: i suoi principali sostenitori sono stati costretti all'esilio per evitare la prigione. Durante l'estate, decine di siti internet legati a Navalny sono stati chiusi e tutte le organizzazioni a lui legate dichiarate "estremiste".

Ma la stretta di Mosca sulle libertà non si ferma a Navalny. A dicembre la Corte Suprema russa ha ordinato la chiusura di Memorial, una Ong per la difesa dei diritti umani fondata da Sakharov e ormai bollata come "agente straniero", nonostante le proteste dell'Occidente, che la considerava un baluardo di memoria storica, nonchè uno degli ultimi spazi per le voci dei dissidenti.