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Accendere la sigaretta bruciando la foto di Khamenei: anche così le donne iraniane sfidano il regime

ritratto del leader supremo dell'Iran Ayatollah Ali Khamenei
ritratto del leader supremo dell'Iran Ayatollah Ali Khamenei Diritti d'autore  AP Photo
Diritti d'autore AP Photo
Di یورونیوز فارسی
Pubblicato il
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Da sempre le donne iraniane hanno avuto un ruolo centrale nelle proteste contro il regime. Dopo le proteste per la morte di Mahsa Amini sono state brutalmente perseguitate, ma non hanno smesso di lottare per la propria libertà

Nel novembre 2025, Omid Sarlak, un giovane che viveva nell’Iran occidentale, ha pubblicato un video sui social media in cui si mostrava mentre dava fuoco a una fotografia dell’Ayatollah Ali Khamenei. Poche ore dopo la pubblicazione del video, il suo corpo è stato trovato all’interno della sua auto con un colpo di pistola alla testa.

Nello stesso mese, Samad Pourshah, un ex prigioniero politico, ha compiuto un atto simile in segno di protesta per l’uccisione di Sarlak, bruciando nuovamente una fotografia del leader supremo.

Poche ore dopo, le forze di sicurezza hanno fatto irruzione nella sua abitazione nella città di Yasuj. Non si trovava in casa al momento e ha così evitato l’arresto: vive in clandestinità da allora.

Nel settembre 2021, Qasem Bahrami, un poeta iraniano critico nei confrontoi del regime regime, è stato arrestato a Mashhad dopo aver bruciato un'altra fotografia della Guida suprema. È stato portato in una località sconosciuta e per due mesi non si hanno avute sue notizie.

Sembra che la risposta violenta del regime iraniano a tali atti di protesta non abbia indebolito la determinazione delle donne iraniane. Al contrario, ha radicalizzato la loro lota per la libertà.

Negli ultimi giorni, insieme a una nuova ondata di proteste in tutto il Paese, alimentata dalla rabbia pubblica per le difficoltà economiche e il peggioramento delle condizioni di vita, sono circolati ampiamente sui social media video che mostrano giovani donne non solo bruciare il ritratto dell’ayatollah, ma usare le fiamme per accendere le loro sigarette.

In questo gesto di protesta, le donne hanno unito l’atto di bruciare l’immagine di Ali Khamenei con quello del fumo, un’attività stigmatizzata per le donne nella società iraniana. Attraverso questo gesto, le manifestanti sembrano rifiutare sia l’autorità politico-religiosa del regime sia le rigide regole sociali imposte alle donne.

I video di questa iniziativa di protesta sono stati già ripostati migliaia di volte sui social media di tutto il mondo, rendendo sempre più difficile per le autorità iraniane contenerla.

Così, le donne iraniane, che avevano già catturato l’attenzione globale durante le proteste seguite alla morte di Mahsa Amini nel 2022, attraverso atti simbolici come tagliare i capelli e bruciare il velo, hanno ora fatto un passo ulteriore.

Se all’epoca le loro azioni venivano interpretate come un “rifiuto simbolico delle politiche sessiste e autoritarie del sistema”, ora partecipano anche a proteste con labbra sanguinanti e compiono esercizi di ginnastica per strada davanti alle forze di sicurezza.

Dal colpire il turbante alla nudità pubblica

Mahsa Amini è morta in custodia a 22 anni nel 2022. Era stata arrestata per non aver indossato il velo secondo le linee guida del governo e i suoi sostenitori credono che sia stata picchiata a morte.

Quel fatto scatenò proteste di massa in tutto il Paese e, dopo quattro mesi di repressione brutale, durante i quali più di 500 persone furono uccise e oltre 19.400 arrestate, il governo riuscì a costringere il movimento “Donna, Vita, Libertà” fuori dalle strade dell’Iran. Ma non è riuscito a porre fine alla lotta delle donne per i loro diritti fondamentali.

Le manifestazioni di massa per le strade furono represse con violenza, ma la resistenza si spostò sempre più verso atti simbolici e altamente visibili.

Negli ultimi tre anni, la società iraniana ha assistito a una manifestazione quasi quotidiana di nuove forme di protesta femminile: apparire senza hijab in università e spazi pubblici, far cadere i turbanti dai clerici per strada, partecipare a eventi sportivi come le maratone senza velo e persino atti di nudità pubblica, in particolare Ahou Daryaei all’Università Azad di Teheran e un’altra donna che si è mostrata nuda sopra un veicolo della polizia.

Proteste delle scolarette e il costo dell’avvelenamento

Un’altra caratteristica importante della protesta delle donne iraniane è che non è limitata a una fascia d’età.

In precedenza, le proteste “Donna, Vita, Libertà” avevano raggiunto persino le scuole iraniane, dove principalmente studentesse si riunivano nei cortili scolastici e scandivano slogan contro il regime. Ciò era senza precedenti nei quasi cinque decenni dalla Rivoluzione islamica del 1979, che aveva istituito la teocrazia in Iran.

Il governo ha risposto con gli arresti. Tuttavia, la rabbia non è diminuita. Nei mesi successivi alle proteste, sono emrese segnalazioni da tutto l’Iran di avvelenamenti seriali nelle scuole femminili.

Le studentesse si ammalavano improvvisamente, perdevano conoscenza e venivano trasportate d’urgenza negli ospedali con problemi respiratori, palpitazioni cardiache e intorpidimento.

Le indagini hanno indicato che più di 800 studentesse sono state avvelenate nelle scuole in almeno 15 città iraniane nel 2023.

Gli episodi sono continuati per mesi. Il Ministero della Salute iraniano confermò infine che un “veleno molto lieve” aveva causato i sintomi.

All’epoca, persino il viceministro della Salute dichiarò che “alcuni individui volevano che tutte le scuole, soprattutto quelle femminili, venissero chiuse”. Un giorno dopo ha ritirato le sue dichiarazioni.

Il governo iraniano ha negato ogni responsabilità per l’incidente e i responsabili degli avvelenamenti non sono mai stati identificati.

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