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Scieri: gup, assolto 1 imputato di omicidio e 2 a processo

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Di ANSA
Rito abbreviato assolve da favoreggiamento due ufficiali Folgore
Rito abbreviato assolve da favoreggiamento due ufficiali Folgore

(ANSA) – PISA, 29 NOV – Tre assoluzioni e due rinvii a
giudizio sono stati decisi in udienza preliminare a Pisa per la
morte di Emanuele Scieri, il parà della Folgore morto in
circostanze ancora non chiarite alla caserma Gamerra di Pisa il
13 agosto 1999. In rito abbreviato il gup Pietro Murano ha
assolto dall’accusa di omicidio volontario aggravato il
sottufficiale dell’Esercito Andrea Antico ‘per non avere
commesso il fatto’, e gli ex ufficiali della Folgore imputati di
favoreggiamento, Enrico Celentano e Salvatore Romondia, ‘perché
il fatto non sussiste’. Rinviati invece a giudizio i due ex
caporali Alessandro Panella e Luigi Zabara, entrambi accusati di
omicidio volontario in concorso. Il processo, con rito
ordinario, inizierà ad aprile 2022 davanti alla corte di assise
di Pisa. La procura aveva chiesto il rinvio a giudizio per
Panella e Zabara e le condanne degli altri imputati che avevano
scelto il rito abbreviato. “Aspettiamo di leggere con attenzione
e interesse – ha detto il procuratore della Repubblica
Alessandro Crini – le motivazioni di questa sentenza e alla fine
valuteremo se e come procedere con il ricorso”. “Siamo delusi della sentenza di oggi, anche se continueremo a
batterci per scrivere la verità sulla morte di Emanuele”, ha
detto Francesco Scieri, fratello di Emanuele, dopo la sentenza
del giudice di Pisa. “Il pronunciamento del gup – ha aggiunto – sembra smontare anche le conclusioni della commissione
parlamentare sul ruolo del presunto favoreggiamento dei due
ufficiali. Ma resto convinto che loro, in questa vicenda, un
ruolo lo abbiano avuto e, anzi, è inimmaginabile che non ce lo
abbiano avuto. Ma ciò che fa più male è che i tre imputati per
un fatto così grave” come l’uccisione del fratello “possano
farla franca”. La sentenza, ha commentato Carlo Garozzo,
presidente dell’associazione Giustizia per Lele, fondata dagli
amici di Scieri, “ci lascia l’amaro in bocca ma siamo abituati
agli schiaffi e le nostre guance sono rosse da anni per i colpi
presi”. Però “oggi un tribunale finalmente suggella almeno un
fatto incontrovertibile: Emanuele non era un suicida ma qualcuno
lo ha ammazzato”. (ANSA).

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