This content is not available in your region

Seabird, il bimotore di Sea-Watch che prova a salvare i migranti dal cielo

Access to the comments Commenti
Di Cinzia Rizzi  Agenzie:  AP
euronews_icons_loading
Un barcone in difficoltà visto da Seabird
Un barcone in difficoltà visto da Seabird   -   Diritti d'autore  Renata Brito/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved.

Un barcone avvistato nel bel mezzo del Mar Mediterraneo, con a bordo migranti che cercano disperatamente di raggiungere l'Europa. A individuarlo è Seabird, uno dei due bimotori dell'ong tedesca Sea-Watch, che decolla ogni giorno da Lampedusa, con il compito di facilitare i soccorsi in mare, segnalando la presenza di barche in difficoltà a chi di dovere.

Ma non solo, come ci spiega il responsabile delle operazioni aeree di Sea-Watch: "Il nostro obiettivo è quello di individuare barche in difficoltà e cercare di coordinare un salvataggio con le nostre navi o con quelle di altre ong", spiega Felix Weiss. "Ma questo al momento è molto difficile, perché la maggior parte delle navi delle ong è sequestrata, bloccata, detenuta. Sorvoliamo quindi il Mar Mediterraneo e cerchiamo di entrare in contatto con le navi mercantili o i pescherecci, perché possano salvare i migranti. Inoltre, così facendo, possiamo documentare eventuali violazioni dei diritti umani".

Renata Brito/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved.
L'equipaggio a bordo di SeabirdRenata Brito/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved.

Senza alcuna autorità statale, Seabird può solo ricordare ai capitani delle navi il loro dovere di salvare le persone in pericolo. "Ogni capitano è obbligato a salvare le persone in difficoltà", dice Weiss. "Questi ordini devono arrivare dai centri di coordinamento del soccorso, che hanno sede a Roma, Malta e dal 2018 anche in Libia. Il problema principale è che questi centri di coordinamento non hanno più interesse a salvare le persone o a inviare ordini alle navi mercantili o alle nostre navi".

Per anni attivisti dei diritti umani ed esperti di diritto internazionale hanno denunciato il fatto che i Paesi europei ignorano sempre più i propri obblighi internazionali, in merito al salvataggio di migranti in mare. Hanno invece esternalizzato i salvataggi alla Guardia Costiera libica, i cui precedenti legami con trafficanti di esseri umani e milizie sono tutt'altro che rassicuranti. Quest'anno ha intercettato circa la metà di coloro che hanno provato a partire, riportando in Libia più di 26.000 uomini, donne e bambini.

Nonostante i rischi, centinaia di persone continuano a salire su barche di fortuna ogni giorno, per fuggire verso la terra promessa. Prefescono morire in mare, piuttosto che ritornare in Libia, dove vengono rinchiusi in centri di detenzione e spesso abusati. Molti di loro, però, non ce la fanno a raggiungere l'Europa. Secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni, infatti, dal 2014 quasi 23.000 persone sono morte o scomparse nel Mediterraneo.

Video editor • Cinzia Rizzi