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Johansson: "Accogliamo gli afghani ma l'Ue ha il diritto di erigere recinzioni"

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Di Jack Parrock
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Johansson: "Accogliamo gli afghani ma l'Ue ha il diritto di erigere recinzioni"
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Accoglienza, difesa, protezione. Il caos afghano evidenzia ancora una volta l'assenza di un sistema solidale di ripartizione dei migranti tra Stati europei, ma sotto l'aspetto umanitario l'Unione europea c'è e parla con la voce della Commissaria per gli affari interni e la migrazione Ylva Johansson: «Abbiamo appena stanziato 200 milioni di euro in più per far fronte alla crisi dei profughi afgnani», ha affermato oggi durante un'intervista a euronews in cui ha parlato anche del diritto della Lituania di difendersi dall'ingresso illegale dei migranti, mandati dalla Bielorussia, con una recinzione lungo la frontiera.

Commissaria Johansson, Quali sono le azioni concrete che la Commissione europea sta intraprendendo per l'accoglienza dei rifugiati afghani negli Stati membri ?

«Non dovremmo aspettare che le persone arrivino ai nostri confini esterni mettendo le proprie vite in pericolo, dovremmo essere lì in questo preciso momento ad offrire loro un modo sicuro per essere evacuati e poi accolti nell'Unione europea e ricevere la protezione internazionale. Ma l'aiuto fondamentale da dare agli afghani in questo momento è nella regione, per questo continueremo a dare pieno sostegno all'Agenzia Onu per i rifugiati, Unhcr, che opera sia in Afghanistan, che nei paesi limitrofi».

Alcuni dei suoi colleghi, alla Commissione europea, hanno suggerito di utilizzare il meccanismo di protezione temporanea, lei è d'accordo?

« Il meccanismo di protezione temporanea è un modo rapido per inquadrare legalmente le persone che si trovano nell'Unione europea come rifugiati, e questo direi che non è il tema più urgente. Quel che preme, oggi, è sostenere gli afgani in Afghanistan, sostenere le donne e le bambine afghane, aiutare gli afgani nei paesi confinanti, impedire alle persone di affidarsi ai trafficanti di esseri umani e intraprendere viaggi estremamente pericolosi».

La Commissione ha già iniziato a raccogliere fondi da dare ai paesi fuori dall'Ue per evitare che i migranti entrino in territorio comunitario, sul modello dell'accordo con la Turchia durante la crisi migratoria del 2015 e 2016.

«Abbiamo appena stanziato 200 milioni di euro in più per gli aiuti umanitari in Afghanistan. E poi aumenteremo gli sforzi per finanziare l'accoglienza degli afghani nei paesi limitrofi. Non c'è davvero nulla di strano, è piuttosto ovvio direi».

Ma ormai l'aria è cambiata. In Europa diversi Paesi stanno costruendo delle barriere ai confini, è il caso della la Grecia con la Turchia, la Lituania con la Bielorussia. Lei è favorevole a queste nuove recinzioni?

«L'attacco da parte del presidente bilorusso Lukashenko è inammissibile. Strumentalizzare i migranti ed utilizzarli come arma di ricatto contro l'Unione europea è un atto estremamente aggressivo che calpesta il rispetto delle vite umane. Si tratta di un modus operandi totalmente inaccettabile e pericoloso. Penso che dobbiamo rimanere uniti contro Lukashenko e le sue ritorsioni. La Lituania ha il diritto e l'obbligo di chiudere le frontiere esterne a chi non è autorizzato ad entrare. E se per farlo ha bisogno di una recinzione contro un vicino minaccioso, come Lukashenko, è più che comprensibile. In materia di difesa della sovranità territoriale sono gli Stati membri a decidere».