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Bielorussia: un anno di proteste contro il regime di Lukashenko

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Di Eloisa Covelli
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La grande protesta di Minsk del 23 agosto 2020
La grande protesta di Minsk del 23 agosto 2020   -   Diritti d'autore  Evgeniy Maloletka/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
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Era il 9 agosto 2020 quando Lukashenko fu rieletto alla guida della Bielorussia. Elezioni considerate truccate da tutti gli osservatori internazionali. Subito iniziarono le proteste e la sua sfidante Sviatlana Tsikhanouskaya scappò all'estero.

Alexander Taraikovsky è il nome del primo manifestante morto, ucciso probabilmente da una pallottola della polizia.

"Non vedo futuro qui per i miei figli - dice la vedova - Non voglio che gli venga insegnata la propaganda a scuola, all'asilo. Voglio che crescano come persone libere".

In un anno di proteste 35mila persone sono state arrestate e migliaia sono state picchiate dalla polizia. Figure dell'opposizione come Maria Kolesnikova hanno trascorso 11 mesi dietro le sbarre e ora rischiano l'ergastolo o addirittura la condanna a morte.

Abbiamo sbagliato a sottostimare la crudeltà del regime. Non eravamo pronti per le torture, per la violenza. Pensavamo che se ci fossero state centinaia di migliaia di persone in piazza, il regime le avrebbe ascoltate.
Sviatlana Tsikhanouskaya
leader dell'opposizione

Secondo la propaganda del regime le proteste sono frutto di complotti internazionali

"Siamo più forti delle loro rivoluzioni colorate - dice Lukashenko - I paesi occidentali adesso hanno capito che in alcuni casi come in Bielorussia i loro piani non funzionano, devono cambiarli".

Tsikhanouskaja crede ancora che il regime bielorusso possa crollare in qualsiasi momento. D'Altronde dice "l'Unione sovietica è crollata in sei giorni".