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Black out mediatico e fuoco incrociato: fra Israele e Hamas è scontro a oltranza

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Black out mediatico e fuoco incrociato: fra Israele e Hamas è scontro a oltranza
Diritti d'autore  Hatem Moussa/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved.
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Dai bombardamenti della notte a Gaza emerge una nuova strage: nella via al Wahda sono rimaste uccise 23 persone, tra cui un'intera famiglia, e altre sepolte sotto le macerie. I soccorritori sono al lavoro per salvare i feriti, oltre 50.

Fra Israele e Hamas il conflitto raggiunge un nuovo livello di tensione.
Nelle ultime ore - settimo giorno dall'escalation - Israele ha colpito la Striscia di Gaza con più di 150 raid aerei e dichiara di essere stata bersagliata da quasi tremila razzi.

Colpita Hamas ma anche i civili

Lo Stato ebraico ha dichiarato di aver colpito 90 obiettivi di Hamas e della Jihad islamica. Fra questi c'è la casa del capo dell'ufficio politico dell'organizzazione, Yahya Sinwar e quella di suo fratello Muhammad. "Un attivista terrorista", ha scritto l'esercito su Twitter, dove ha pubblicato un video che mostra una casa distrutta. L'esercito non ha specificato se al momento dell'attacco Sinwar si trovasse in casa. "Entrambi gli edifici - erano utilizzati come infrastrutture militari da parte dell'organizzazione terroristica di Hamas".

Allo stesso tempo i jet hanno aperto il fuoco nei pressi di un campo profughi della Striscia, uccidendo 10 persone, e sulla casa di un medico, morto con l'intera famiglia. Si è salvato solo il figlio più piccolo, di sei mesi.

L'Autorità palestinese denuncia decine di vittime. Molti feriti sarebbero ancora sepolti sotto le macerie.

Black out dell'informazione

Sabato l'esercito israeliano ha contattato gli uffici di Al Jazeera e dell'Associated Press per avvisare di un attacco imminente al palazzo che ospita i loro uffici di Gaza City. Ai giornalisti è stata data un'ora di tempo per evacuare il grattacielo, che è stato raso al suolo. Per Israele anche questo edificio era una copertura per attività legate ad Hamas.

L'episodio ha suscitato condanne da parte internazionale. "Qualsiasi attacco indiscriminato contro le strutture civili dei media viola il diritto internazionale, deve essere evitato a tutti i costi", ha detto il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres. In una nota diffusa dal suo portavoce, Guterres si è detto "sgomento per il crescente numero di vittime civili" e "profondamente turbato dalla distruzione del grattacielo che ospitava diversi media internazionali" a Gaza City.

Israele: guerra finché è necessario

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che nelle ultime ore ha vsto ricompattarsi il suo sostegno da parte delle forze politiche, passa al contrattacco. "Mentre Hamas colpisce intere città in Israele, Israele si sforza al massimo di non colpire a Gaza persone non coinvolte nei combattimenti". Aggiunto che le operazioni militari proseguiranno "per quanto necessario", lasciando intendere che per ora Israele non è interessato a un cessate il fuoco.

Più di 150 i raid aerei dello Stato ebraico sulla Striscia di Gaza. Decine le vittime, tra cui l'intera famiglia di un medico e dieci persone in un campo profughi. Distrutto un grattacielo quartier generale dei media. Una reazione ai razzi che dai territori palestinesi si sono spinti fino a un sobborgo di Tel Aviv, uccidendo un civile.

Finora in Israele i feriti sono 140 e 10 i morti in totale: 8 colpiti direttamente dai razzi, 2 per gli effetti collaterali. A Gaza, secondo fonti mediche, le vittime sono 174 di cui 47 bambini, 29 donne e i feriti 1.200.

Colpiti al cuore

I lanci di missili dalla Striscia di Gaza sono ripresi alle prime ore del mattino, diretti verso la parte centro-meridionale dello Stato ebraico. Sabato però uno dei razzi più a lunga gittata ha raggiunto un sobborgo di Tel Aviv, che fino a quel momento era rimasta protetta dal raggio di fuoco di Hamas. Un edificio è stato colpito e un uomo di 50 anni ha perso la vita.

Continuano anche le proteste interne da parte della popolazione araba, che spesso sfociano in scontri con le forze dell'ordine israeliane. A Betlemme i palestinesi hanno ricordato quella che chiamano la "Nakba", la "catastrofe", che vide centinaia di migliaia di palestinesi sfollati durante la creazione di Israele nel 1947-1948. Alcuni manifestanti hanno incendiato bandiere israeliane; altri sono stati colpiti con gas lacrimogeni dalle forze del'ordine israeliane dopo un lancio di pietre.

L'esercito israeliano ha riferito anche di "un veicolo palestinese che ha cercato di sfondare un checkpoint" a sud-ovest di Hebron, fermato da colpi di fuoco.

Stallo internazionale

Dopo le prime reazioni di solidarietà a Israele, la comunità internazionale appare scossa dal numero crescente di vittime e feriti, soprattutto nella Striscia di Gaza. Sono oltre 40 i bambini che hanno perso la vita e centinaia i civili rimasti coinvolti nel conflitto. Israele accusa Hamas di usarli come scudi umani, ma la densità abitativa a Gaza spesso non consente di distinguere tra obiettivi militari e abitazioni.

Nelle ultime ore il presidente americano Joe Biden ha avuto colloqui sia con il primo ministro israeliano Netanyahu, sia - per la prima volta, con il leader palestinese Abu Mazen. Secondo l'agenzia Wafa, ha sottolineato gli "sforzi americani con le parti per riportare la calma e ridurre la violenza nella regione". Solidarietà che al momento non è arrivata alla Palestina dagli altri leader arabi. Un silenzio spezzato solo dall'attivismo del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan: nei giorni scorsi aveva sostenuto che a Israele servisse "una lezione di deterrenza".

Il consiglio di difesa del governo israeliano si riunirà nel pomeriggio di domenica, poco prima dell'inizio di una riunione urgente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Interviene anche l'Ue: l'Alto rappresentante per la politica estera, Josep Borrell, ha convocato per martedì un vertice straordinario dei ministri degli Esteri.