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Pragmatismo e dissimulazione, ecco come il premier bulgaro è sfuggito alle critiche Ue

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Pragmatismo e dissimulazione, ecco come il premier bulgaro è sfuggito alle critiche Ue
Diritti d'autore  Olivier Hoslet/AP
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Riflettori accesi sulla lotta alla corruzione in Bugaria dopo le elezioni legislative di domenica scorsa. Il partito dell'attuale premier conservatore Boyko Borrisov ha perso molti consensi seppure si è confermato alla guida del paese con oltre il 26 % dei voti, ma non sarà affatto semplice formare una coalizione di maggioranza con le altre formazioni politiche antagoniste come “Bulgaria democratica” e il partito anti corruzione “In Piedi”.

Secondo la politologa dell'università olandese di Leida, Antoaneta Dimitrova: "L'analisi di questo voto è molto chiara: i bulgari sono stanchi della corruzione diffusa nel loro Paese e la nuova configurazione del parlamento ovviamente avrà un impatto sia sul piano nazionale che europeo. Tra i temi dell'agenda politica dell'opposizione - ricorda - c'è sia la lotta alla corruzione, ai livelli più alti, che la revisione della riforma del sistema giudiziario da parte del governo in carica, accusato di minare l'indipendenza della magistratura".

La leadership di Boyko Borissov è stata pesantemente criticata dalla società civile per il mancato rispetto dello stato di diritto e della libertà di stampa. Ma il governo bulgaro di centrodestra - a differenza di Ungheria e Polonia - non è finito nel mirino di Bruxelles, "perché Borissov si è sempre guardato bene dal criticare apertamente l'Ue", osserva l'esperta Dimitrova.

Per il premier in carica il rebus sul nuovo governo è solo all'inizio, e restano per il momento con il fiato sospeso i macedoni, perché in base alla nuova coalizione la Burgaria potrebbe decidere di sollevare o meno il veto sull'adesione della Macedonia del Nord all'Unione europea.