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Elezioni in Catalogna: vincono gli indipendentisti, Vox quarta forza

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Di Euronews
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Catalogna
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I socialisti prendono più voti di tutti, ma è il fronte indipendentista ad uscire vincitore dalle elezioni regionali catalane.

Nonostante i tre partiti Esquerra Repubblicana (ERC), Junts per Catalunya - il partito dell'esule Carles Puigdemont - e Cup (Candidatura d'Unitat Popular) si siano presentati separati alle elezioni, una loro alleanza post-voto garantirebbe la maggioranza assoluta in Parlamento, per cui servono almeno 68 seggi.

Vincono indipendentisti e socialisti

A spoglio concluso, Esquerra Republicana ne ha ottenuti 33, Junts per Catalunya 32 e il Cup 9.
Insieme avrebbero 74 dei 135 seggi, quindi la maggioranza assoluta.

Avrà 33 deputati (ne aveva 17: quasi un raddoppio!) anche il Partito Socialista catalano di Salvador Illa, attuale ministro spagnolo della Sanità.

Entra in Parlamento anche l'estrema destra di Vox, quarta forza politica della regione con 11 deputati, grazie in particolare ai voti ottenuti nella regione nord-orientale della Spagna.

Il partito di Santiago Abascal ha sopravanzato il Partito Popolare, che ottiene solo 6 seggi e, soprattutto, Ciudadanos, che vede crollare la sua rappresentanza da 36 parlamentari a 6.

Affluenza in netto calo rispetto a quattro anni fa: nel 2017 aveva votato quasi l'80% degli aventi diritto, quest'anno poco più del 53%, anche se l'aumento del 350% del voto per posta e la distribuzione dei votanti per fasce orarie rendono difficile il confronto con le elezioni precedenti.

Il voto regionale di domenica ha confermato il rebus politico in cui versa, da tempo, la Catalogna.
Basti pensare: hanno vinto gli indipendentisti e i socialisti, che sono esattamente contrari all'indipendenza. Più spaccatura sociale di così...

Questa è la quarta volta che si votava nella Comunitat catalana dall'inizio del processo di sovranità catalana avviato dieci anni fa.

Indipendentisti entusiasti

Tra le reazioni, entusiaste, dei partiti indipendentisti, registriamo quello di Laura Borràs, candidata di Junts per Catalunya:

"Più del 55% dei seggi sono pro-indipendenza, più del 50% dei voti sono pro-indipendenza. Non abbiamo mai avuto una base così solida per costruire quello che il paese ci chiede di costruire insieme".

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"Non abbiamo mai avuto una base cosi solida", dichiara Laura Borràs.AP Photo

Aggiunge Pere Aragonès, candidato di Esquerra Republicana:
"Vorrei inviare un messaggio alle autorità europee, i risultati sono chiari. Noi, i partiti pro-indipendenza, abbiamo la maggioranza. Abbiamo raggiunto più del 50% del voto popolare. Il popolo catalano si è espresso: è arrivato il momento di negoziare un referendum di autodeterminazione. Per favore, fateci coinvolgere!".

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"Fateci coinvolgere!", esclama Pere Aragonès.AP Photo

Le elezioni di domenica si sono svolte in pieno clima pandemia - 540.000 contagi e quasi 10.000 vittime in Catalogna (e la Spagna è al settimo posto al mondo per numero di contagi, appena di più dell'Italia).

Elezioni dominate dal continuo dibattito sull'indipendenza, che ha modellato e diviso la politica catalana negli ultimi dieci anni, con il drammatico spartiacque del referendum del 1° ottobre 2017.

Un referendum concordato con Madrid?

Con questo risultato elettorale, un nuovo referendum per l'indipendenza, stavolta concordato con Madrid, tornerà presto di attualità.

A guidare un governo con gli indipendentisti potrebbe essere proprio Salvador Illa, attuale ministro della Sanità spagnolo e uomo di punta dei socialisti catalani.
Potrebbe essere l'uomo giusto per "moderare" la spinta separatista dei partiti indipendentisti catalani.