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Tutto ciò che c'è da sapere sul voto in Catalogna del 14 febbraio

Di Giulia Avataneo
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Tutto ciò che c'è da sapere sul voto in Catalogna del 14 febbraio
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Occhi puntati sulle elezioni della Catalogna: domenica 14 febbraio la Comunità autonoma elegge i suoi rappresentanti alla Generalitat, da cui dipendono i futuri rapporti con Madrid. Tra ingenti misure anti contagio, le urne saranno anche un test che darà la misura dell'impatto della pandemia sui sogni catalani d'indipendenza.

L'attenzione di Madrid

Ecco perché a Barcellona è arrivato il primo ministro in persona, Pedro Sànchez, per la chiusura della campagna del candidato socialista Salvador Illa, ex ministro spagnolo della Sanità che si è dimesso proprio per correre alla Generalitat:

"Il voto è sicuro - ha detto Sánchez - ciò che porta insicurezza e incertezza sul futuro è proprio non votare. Andando alle urne si decide; diversamente si lascia la parola ad altri. La prima cosa da fare è incoraggiare i catalani ad andare in massa al voto il 14 febbraio per decidere del loro avvenire".

Esito mai così incerto

In nome dell'emergenza sanitaria i socialisti sperano di rompere il fronte indipendentista. Illa è dato al 22% delle preferenze da un sondaggio di El Pais.

I partiti indipendentisti, dal canto loro, cercano l'unità per ottenere una maggioranza che permetta loro di formare un governo. Si giocano le maggiori probabillità di vittoria - anche se difficilmente potranno governare da soli - Erc (Esquerra Republicana) e JxCat (Junts per Catalunya).

Pere Aragonès è il candidato di Erc (Esquerra Republicana), partito di Oriol Junqueras, in carcere per il referendum illegale e la dichiarazione d'indipendenza del 2017. In testa ai sondaggi, dovrà fare i conti con Junts per Catalunya, partito indipendentista duro e puro dell'esule Carles Puigdemont, che ha candidato Laura Borràs. Se dovesse vincere diventerebbe la prima donna presidente della Catalogna. JxCat è dato al 20,4% dei voti; Erc al 20,1%.

I numeri necessari

All'estremità opposta c'è Vox, partito di estrema destra che si presenta con Ignacio Garriga. Scommette sui voti degli anti-indipentisti e potrebbe ottenere un successo inaspettato. A spese dei conservatori lealisti Popolari, che corrono con Alejandro Fernández dato appena al 5%, e di Ciudadanos all'8%. .

Per formare una maggioranza nel Parlamento catalano servono 68 dei 135 seggi disponibili. I due rivali indipendentisti hanno siglato un patto con i separatisti minoritari di Cup e PedeCat di non formare alcun governo con i socialisti, malgrado siano stati decisivi nella formazione del governo a guida socialista di Pedro Sanchez a Madrid.