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Malta: battaglia legale per mettere fine al dominio dei partiti sulle tv

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Di David Walsh
Il premier maltese Joseph Muscat
Il premier maltese Joseph Muscat   -   Diritti d'autore  AP Photo
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L'assassinio di Daphne Caruana Galizia nel 2017 ha provocato un terremoto politico a Malta, che ha visto il rovesciamento di un primo ministro e ha acceso il dibattito sullo stato della libertà di stampa nel paese. A più di tre anni dall'omicidio della giornalista investigativa le richieste di riforma delle istituzioni del paese si fanno sempre più pressanti.

Attualmente è in corso un tentativo di indebolire il controllo politico sui media: a Malta, infatti, i partiti sono proprietari di alcune delle principali emittenti televisive. L'egemonia dei due partiti dell'establishment maltese sui media va avanti da almeno tre decenni ed è stata riconosciuta apertamente nel corso degli anni dai politici di entrambe le parti. Una situazione esacerbata dalla creazione di società di media interamente di proprietà del Partito Laburista (PL) e del Partito Nazionalista (PN) in opposizione tra loro.

"A Malta, questa è stata la norma per 30 anni", ha detto a Euronews Christian Peregin, fondatore e amministratore delegato dell'emittente indipendente Lovin Malta. "Quello che è folle è che pensiamo che sia normale".

Il 33enne imprenditore e giornalista è diventato la forza trainante di una sfida legale finanziata dal crowdfunding, lanciata questo mese, che spera possa aiutare a combattere la corruzione, ridurre la diffusione della disinformazione e contribuire a sanare le radicate divisioni politiche sull'isola, cementate in parte da media di parte.

Battaglia legale senza precedenti

L'attuale situazione affonda le sue radici all'inizio degli anni '90, quando il governo del PN al potere approvò il Broadcasting Act. In base a questa legge l'Autorità per le trasmissioni radiotelevisive di Malta (BA), che ha il compito di giudicare l'imparzialità dei media, può basare il proprio giudizio sulla totalità dei contenuti trasmessi dalle emittenti nell'insieme, invece che esaminare i contenuti prodotti da ogni singolo canale televisivo. In altre parole i programmi dei canali di partiti che hanno posizioni opposte si bilanciano a vicenda e, finché questo avviene, non serve che le singole emittenti rispettino il pluralismo.

L'articolo 119 della costituzione maltese, tuttavia, incarica l'autority di assicurare "che sia preservata, per quanto possibile, la dovuta imparzialità sulle questioni politiche e industriali più controverse". È su questo passaggio che si confrontano i sostenitori della riforma come Peregin e le emittenti di proprietà dei partiti.

"Abbiamo avviato una sfida legale contro questa legge che è stata approvata nel 1991 e che ha permesso all'Autorità per la radiodiffusione di considerare la situazione in equilibrio considerando i contenuti trasmessi dalle varie tv nel complesso - dice Peregin -. La nostra argomentazione è che questo non è ciò che la costituzione richiede, non è ciò che la buona pratica richiede. I partiti non dovrebbero essesre proprietari di aziende, soprattutto nel settore dei media".

Finora le élite politiche non hanno mostrato grande interesse in una riforma della legge. "Questo è interessante - sottolinea Peregin - perché quando questa legge fu approvata 30 anni fa il leader dell'opposizione all'epoca disse che un giorno ci sarebbe stata una battaglia legale. Sono passati 30 anni e ora stiamo portando avanti questa battaglia".

La legge non era mai stata portata in tribunale prima d'ora. L'esito di questa vicenda avrà implicazioni storiche e di vasta portata per l'isola.

Il caso di Malta è "unico"

"Il caso di Malta, il dominio dei partiti nel controllo dei media, è unico", ha detto a Euronews Pavol Szalai, responsabile di Reporters sans frontières per l'Europa. "Non è qualcosa di cui l'Unione europea, come istituzione, ha molta esperienza".

Ci sono preoccupazioni sulla libertà di stampa in vari stati membri, poiché il blocco "non ha regole uniformi a livello europeo sulla regolamentazione dei media", ha spiegato Szalai. Di conseguenza i casi di partiti politici che esercitano un'influenza strisciante sui media, per esempio in Polonia e Ungheria, sono diventati comuni.

Malta continua ad essere un motivo di preoccupazione per gli attivisti come Szalai che cercano di sostenere la libertà di stampa. Nel giro di tre anni il paese ha fatto un balzo indietro di 34 posizioni, precipitando all'81° posto, nell'Indice mondiale della libertà di stampa, un declino accelerato dall'assassinio di Caruana Galizia nel 2017 e dal lento progresso nella creazione di un'inchiesta indipendente sul suo omicidio.

Se la sicurezza dei giornalisti sull'isola è diventata la preoccupazione principale dopo la morte di Caruana Galizia, Szalai sottolinea che allo stesso tempo sono cresciute le preoccupazioni per la minaccia "esistenziale" posta dall'erosione del pluralismo dei media.

"Direi che ci sono due tipi di media a Malta - spiega Szalai - . La distinzione non è tanto quella tra media governtavi e dell'opposizione, quanto piuttosto quella tra media dei partiti politici e media indipendenti. La maggior parte dei media sono controllati dai partiti politici in vari modi. Anche se la proprietà non è l'unico problema, visto che ci sono molti modi in cui i partiti politici esercitano pressione e ottengono risultati".

Le tre emittenti più seguite sono il canale televisivo pubblico, Television Malta (TVM), seguito da ONE TV, il canale di proprietà dei laburisti, e Net TV, il canale del partito nazionalista.

TVM ha una quota di pubblico più alta delle altre due emittenti. Tuttavia, secondo un sondaggio condotto dall'autority, ONE TV ha superato l'emittente pubblica nel tempo di trasmissione, con gli spettatori che guardano il canale del partito per più tempo.

Oltre alle stazioni televisive, ogni azienda mediatica di partito ha anche stazioni radio e giornali nel suo portafoglio. Mentre ogni canale trasmette una serie di programmi oltre alle notizie e all'attualità, i rispettivi partiti politici sono radicati nelle strutture delle corporazioni ombrello che li supervisionano.

Secondo i dettagli della società tenuti dal Registro delle Imprese di Malta, ONE Productions Ltd, che gestisce ONE TV, è di proprietà di due azionisti; il PL e una società separata MLP Holdings Ltd, i cui unici due azionisti sono anch'essi il PL e un ex parlamentare laburista, Gino Cauchi.

Oltre al suo presidente esecutivo e al capo della logistica, nel consiglio di amministrazione della società c'è anche Alison Zerafa Civelli, ex sindaca laburista e cognata dell'attuale primo ministro, Robert Abela.

Membri del partito siedono anche il consiglio di amministrazione di Media.Link Communications, di proprietà del PN, che gestisce Net TV. L'uomo d'affari e attuale deputato del PN Robert Arrigo siede accanto a Francis Zammit Dimech, segretario generale del partito ed ex ministro degli esteri, deputato ed eurodeputato.

Dato il dna politico delle aziende, non c'è da meravigliarsi che l'attacco di Peregin alla legge sulla radiodiffusione abbia messo i media di proprietà del partito sul piede di guerra.

Guerra di parole

"C'è stata una reazione abbastanza forte da certi ambienti", ha detto Peregin a proposito della reazione iniziale all'azione legale della sua compagnia.

In un'intervista a ONE TV del 14 gennaio Jason Micallef, presidente esecutivo di ONE Productions Ltd, ha detto agli spettatori che l'obiettivo della causa legale di Lovin Malta era di assicurarsi che l'emittente chiudesse per sempre, un'accusa che Peregin nega.

"Stanno cercando di travisare la questione, facendo intendere che chiediamo la chiusura delle stazioni televisive di partito, ma noi non stiamo dicendo questo - dice Pergin -. Quello che stiamo dicendo è che dovrebbero obbedire alle leggi di imparzialità. Inoltre dovrebbero scorporare la proprietà delle tv dal partito. Ci dovrebbe essere una separazione tra il partito politico e le emittenti".

Euronews ha contattato Micallef, ma non ha risposto alle nostre richieste di un commento al momento della pubblicazione di questo articolo, così come il capo dello staff del primo ministro.

Anche l'Autorità per le trasmissioni radiotelevisive ha declinato la nostra richiesta di un'intervista sul caso, in quanto "il contenuto dei media rientra nel mandato dell'Autorità e non si ritiene opportuno esprimere commenti su questo settore, tanto più che questo potrebbe eventualmente far parte di un procedimento legale".

Da parte sua Karl Gouder, Chief Operations Officer del canale rivale Net TV, ammette apertamente che la produzione del suo canale è di parte, aggiungendo però che si tratta di un scelta obbligata, anche a causa della presunta influenza del governo laburista su TVM.

"La ragione per cui abbiamo reso sempre più esplicito il nostro essere di parte con il passare del tempo - ha detto Gouder a Euronews - è che la stazione dell'altro partito era totalmente di parte. Quando siamo all'opposizione - lo siamo ancora - critichiamo molto il governo, e giustamente a mio avviso".

"L'emittente nazionale Television Malta - aggiunge - è totalmente prevenuta contro di noi. Quindi, l'unico modo in cui possiamo far sentire la nostra voce è dare la nostra versione degli eventi". Gouder non è troppo preoccupato dell'azione legale di Lovin Malta e suggerisce persino che Net TV sarebbe disposta ad appoggiarla, a patto che l'imparzialità perseguita da questa azione riguardi tutte le emittenti dell'isola.

"Se questa battaglia legale riguarda semplicemente il fatto di essere più imparziali - dice Gouder - la nostra posizione come emittente e come partito politico è quella di portarla avanti. Nessun problema, basta che ci diano le garanzie che tutte le stazioni, in primo luogo l'emittenza pubblica e ONE Television, siano altrettanto imparziali".

Conti non pubblicati

Per Peregin l'imparzialità non è l'unico problema. Anche la corruzione è una grande preoccupazione, aggravata dall'apparente segretezza che circonda i conti della società. "Queste tv perdono - sottolinea - tanti soldi ogni anno. I partiti politici sono diventati schiavi delle grandi imprese che sostengono le emittenti. Cercano costantemente di raccogliere soldi per mantenere le loro tv a galla e ovviamente distorcono il mercato pubblicitario. Si tratta di concorrenza sleale, ma così facendo si espongono al pericolo di corruzione".

ONE Productions Ltd non rende pubblici i propri bilanci da 10 anni, Media.Link Communications addirittura da 17. Nei loro ultimi bilanci disponibili al pubblico entrambe le società avevano registrato perdite massicce: Media.Link Communications aveva chiuso il 2003 in rosso di 1,4 milioni di euro, mentre ONE Productions Ltd aveva registrato una perdita netta di 507.479 euro nel 2010.

Secondo Peregin perdite finanziarie così pesanti lasciano un punto interrogativo su come i costi operativi siano realmente coperti e da dove provengano questi finanziamenti. "Fondamentalmente o si finanziano questi partiti attraverso grandi donazioni aziendali che mettono a repentaglio la tua politica o lo si fa prendendo soldi dai contribuenti o si trova un modo, specialmente quando si è al governo, di sovvenzionare in qualche modo le tue operazioni. Tutto ciò fa sì che non possano pubblicare i loro bilanci perché hanno molto da nascondere".

A questo proposito Gouder riconosce che anche Media.Link Communications non ha reso pubblici i propri bilanci come richiesto invece dalla legge. "È vero - ha ammesso - il partito non ha pubblicato i bilanci per un certo numero di anni, il che è totalmente sbagliato. Da quando ho preso in mano l'emittente, gli ultimi due-tre anni, abbiamo dei revisori qui per cercare di mettere in ordine i nostri libri contabili. Paghiamo delle multe per non aver reso disponibili i bilanci, ma è totalmente sbagliato e siamo totalmente intenzionati a farlo nel 2021".

La mancanza di una contabilità trasparente fino ad ora è stata un mezzo per coprire finanziamenti sospetti? Gouder è categorico sul fatto che non è così e che alcuni ritardi derivano in parte da una grande ristrutturazione avvenuta nel 2013, quando la società è fallita.

"Avere un'emittente televisiva a Malta, come ovunque, costa un sacco di soldi - sottolinea Gouder -. Noi la gestiamo come un'azienda. Non riceviamo alcuna sovvenzione dal nostro partito. Gestiamo la nostra organizzazione in modo puramente commerciale. Le nostre entrate sono puramente pubblicitarie. Però siamo in grossa difficoltà e sono disposto ad ammettere che, essendo di proprietà di un partito, certi inserzionisti siano disposti ad aiutare indirettamente il partito comprando della pubblicità sul nostro canale. Il mio timore è che, se ONE e Net TV chiudessero, l'industria televisiva a Malta sparirebbe".

Società polarizzata

Mentre Gouder ritiene che l'esistenza di media di proprietà dei partiti sia inevitabile e necessaria per mantenere gli attuali livelli di occupazione nel settore, per Szalai il loro modo di agire sta avvelenando alla fonte la democrazia maltese.

"È pericoloso per la società perché i media di parte tendono a presentare solo un'opinione dominante e parlano solo agli elettori di quel partito. Polarizzano la società. Non cercano la verità, come dovrebbero fare i media. Conoscono la verità e semplicemente non la dicono".

Questa polarizzazione politica rende sempre più difficile il lavoro dei giornalisti indipendenti. "È un paese piccolo e ci sono solo una manciata di giornalisti investigativi che possono lavorare in modo indipendente al di fuori dei media politicizzati. Daphne era una di loro, ora ci sono altri che continuano il suo lavoro. Come lei, anche loro devono subire attacchi mediatici volti a screditarli, vengono intentate cause per diffamazione contro di loro e gli altri media non li sostengono".

Il fatto che le stazioni di proprietà dei partiti siano di parte è una realtà che non è sfuggita al pubblico maltese, secondo Peregin. "La gente qui pensa 'almeno lo sappiamo' - sottolinea -. È meglio della situazione negli Stati Uniti, dove tutto questo avviene in maniera più subdola e meno ostentata. Anche se poi negli Stati Uniti, nonostante il problema esista, capita di vedere un democratico su Fox o un repubblicano sulla CNN. A Malta invece un politico nazionalista non apparirebbe quasi mai sul canale laburista e viceversa. Potresti letteralmente passare tutta la tua vita a guardare un'emittente e sentire l'altra parte solo attraverso un'immagine davvero distorta".