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A Washington abbiamo assistito ad un tentativo di colpo di Stato o no?

Di Lillo Montalto Monella
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Un manifestante pro-Trump che evidendemente ancora non crede che Joe Biden sia il suo nuovo presidente
Un manifestante pro-Trump che evidendemente ancora non crede che Joe Biden sia il suo nuovo presidente   -   Diritti d'autore  John Minchillo/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved.
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Dopo l'assalto a Capitol Hill, che non ha impedito la proclamazione ufficiale di Joe Biden e Kamala Harris rispettivamente come nuovi Presidente e Vicepresidente USA, democratici hanno denunciato un tentativo di "colpo di Stato" - un'opinione condivisa anche in campo repubblicano (dal deputato repubblicano dell'Illinois Adam Kinzinger, ad esempio).

"Quello a cui stiamo assistendo è un tentativo di colpo di stato direttamente istigato dal criminale alla Casa Bianca. Fallirà", ha twittato il democratico William Pascrell.

Lo chiama così anche la rivista The Atlantic e Rebecca Solnit, scrittrice e opinionista del Guardian.

"Trump ha mentito ripetutamente e sfacciatamente, praticamente ordinando ai suoi sostenitori di organizzare una rivolta, e loro hanno fatto come richiesto. 'Questo attacco al nostro Campidoglio non sarà tollerato, e le persone coinvolte saranno perseguite a norma di legge', ha twittato Pence. Potrebbe iniziare dal suo capo", si legge sul magazine statunitense.

"La conversazione su ciò che sta accadendo negli ultimi mesi ha spesso giocato sulla falsa dualità: un colpo di Stato riuscito, in cui le elezioni vengono rubate, o un colpo di stato fallito; ma c'è qualcosa di insidioso, nel mezzo: la delegittimazione del processo democratico e dell'amministrazione entrante. In questo stato intermedio, i sostenitori di Trump continuano a considerare il loro leader e se stessi al di sopra della legge, pensando di avere il diritto di farla rispettare come meglio credono, sulla base dei fatti che più piacciono loro. Stanno costruendo una realtà a parte, e sembrano desiderare che un governo ombra indebolisca quello legittimo. Oggi abbiamo visto tutto questo in azione", scrive Solnit.

Perfino veterano repubblicano Mitt Romney ha incolpato senza mezzi termini il presidente Donald Trump.

Ma c'è chi non è d'accordo sul termine "colpo di Stato", o "autogolpe"

La definizione più accettata di colpo di Stato implica che coloro che controllano l'uso della repressione e della violenza si ribellino al potere costituito, come già spiegavamo su Euronews a proposito della Bolivia nel 2019.

Gli esperti concordano tuttavia sull'assenza di una definizione univoca di golpe, preferendo concentrarsi su alcuni attributi chiave.

Jonathan Powell e Clayton Thyne, tra i più titolati in materia, definiscono "colpo di Stato" un "tentativo palese da parte dei militari o di altre élite all'interno dell'apparato statale di sradicare il capo dello Stato con mezzi incostituzionali".

Essenzialmente, sono tre i parametri usati per capire se un'insurrezione è un colpo di Stato:

1) I colpevoli sono agenti dello Stato, ad esempio funzionari militari o funzionari governativi?

2) L'obiettivo dell'insurrezione è il capo dell'esecutivo?

3) I complottisti usano metodi illegali e incostituzionali per impadronirsi del potere esecutivo?

Non si dice d'accordo con la definizione di golpe Naunihal Singh, accademico intervistato da Foreign Policy.

Né l'esercito né i servizi segreti sono stati coinvolti, e questo è un punto chiave, dice Singh. Si tratta di violenze di strada che Trump ha incitato.

"Un gruppo di manifestanti raffazzonati e mal organizzati che sono stati trattati con i guanti - un trattamento non riservato ai manifestanti pacifici di Portland, Washington, e in tutta la nazione, l'estate scorsa (Black Lives Matter).

Quindi come possiamo chiamare quanto successo al Campidoglio?

La rivolta al Campidoglio non soddisfa tutti e tre i criteri della definizione di colpo di Stato.

I sostenitori della rivolta hanno preso di mira un ramo dell'esecutivo - il Congresso - e lo hanno fatto illegalmente, attraverso la violazione di proprietà e la distruzione di proprietà. Ma quanto al primo parametro, i rivoltosi sembravano essere civili che hanno fatto quanto hanno fatto di loro spontanea volontà - non certo attori statali.

Il presidente Trump ha certamente incitato i suoi seguaci a marciare sull'edificio del Campidoglio meno di un'ora prima, insistendo sul fatto che l'elezione fosse stata truccata. Mesi di diffusione di menzogne infondate sulle elezioni, e di teorie cospirative, hanno contribuito a creare una percezione di illecito istituzionale nella mente di molti sostenitori di Trump.

Non è chiaro tuttavia se il Presidente abbia voluto davvero organizzare un'aggressione al Congresso, oppure se si è trattato di un effetto indiretto delle sue incaute parole, e a fine giornata ha detto loro di tornare a casa in pace (seppur reiterando le accuse di brogli).

Per ora sembra che la rivolta di Washington, D.C. sia avvenuta senza l'approvazione, l'aiuto o la leadership attiva di attori governativi come i militari, la polizia o i funzionari del partito repubblicano.

Le élite politiche americane non sono affatto esenti da colpe

Diffondendo teorie cospirative sui brogli elettorali, numerosi senatori repubblicani, tra cui Josh Hawley e Ted Cruz, hanno creato le condizioni affinché si propagasse violenza.

Gli studiosi non hanno dubbi che la retorica politica estremista alimenti il rischio di violenze.

Le elezioni rappresentano un momento di trasferimento di potere politico, e quando gli stessi funzionari pubblici gettano discredito sulle istituzioni democratiche, può accadere quanto è accaduto a Capitol Hill.

In Bangladesh, ad esempio, le elezioni sono connotate perennemente da violenza e insurrezioni: quelle del 2015 e del 2018 sono state più simili a zone di guerra che a transizioni democratiche.

In Camerun, dissidenti armati hanno perpetrato violenze nelle ultime elezioni, del 2020, prendendo di mira edifici governativi, esponenti dell'opposizione e passanti innocenti. Il loro obiettivo era quello di delegittimare il voto in risposta alle violenze settarie e alla repressione del governo.

La violenza elettorale degli Stati Uniti differisce per cause e contesto da quella osservata in Bangladesh e Camerun, ma c'è qualche similitudine, scrive l'agenzia AP.

Singh su Foreign Policy preferisce parlare di "sedizione" e dice che è importante non parlare di colpo di Stato in quanto "vogliamo che le persone giuste vengano identificate come responsabili.

Bisogna in questo caso puntare il dito contro il presidente, i leader di partito e i teppisti di strada. Quest'assunzione di responsabilità non scatta se iniziamo a parlare di un colpo di stato; darebbe un lasciapassare a tutti i politici repubblicani che hanno sostenuto quanto dice Trump".

Il presidente eletto Joe Biden l'ha definita "un'insurrezione".

Negli Stati Uniti non c'è stato colpo di Stato, ma "l'insurrezione" incoraggiata da Trump rischia di far deragliare il Paese su una strada politicamente e socialmente di certo turbolenta.

Nel frattempo, vicepresidente Pence si è apertamente schierato contro il suo "capo", Trump, concedendo la vittoria al democratico Biden. Trump ha reagito alla proclamazione del Congresso dicendo che garantirà una ordinaria transizione dei poteri.

Esempi recenti di colpi di Stato e di tentativi di colpo di stato

Un colpo di stato riuscito fu quello egiziano del 3 luglio 2013, quando il capo dell'esercito Abdel Fattah al-Sisi rimosse con la forza il presidente Mohamed Morsi. Morsi, il primo leader egiziano democraticamente eletto, aveva recentemente supervisionato la stesura di una nuova costituzione. Al-Sisi sospese anche questo processo democratico.

Ma non sempre i colpi di Stato riescono a rovesciare il governo come si prefiggono i congiurati.

Nel 2016, membri dell'esercito turco tentarono di rimuovere dal potere il presidente Reçep Erdogan. I soldati si impadronirono di aree chiave ad Ankara, la capitale, e Istanbul, incluso il ponte sul Bosforo e due aeroporti. Ma il colpo di Stato non riuscì a godere di coordinamento e sostegno diffuso, e fallì rapidamente.