La Commissione europea intende accelerare la ratifica degli accordi commerciali facendo circolare solo le versioni in inglese per l'approvazione da parte dei governi dell'Ue e del Parlamento europeo
La Francia si prepara a opporsi al piano della Commissione europea per accelerare la ratifica degli accordi commerciali – a partire da quello tra Ue e Mercosur – utilizzando inizialmente solo versioni in lingua inglese nei colloqui con governi e legislatori europei, rinviando la traduzione nelle altre lingue ufficiali a una fase successiva.
L’idea nasce dalla frustrazione di Bruxelles per i lunghi tempi necessari affinché gli accordi commerciali entrino effettivamente in vigore. Il caso più emblematico è proprio l’intesa tra Unione europea e Mercosur, negoziata per anni e ancora bloccata nel processo di ratifica.
Bruxelles vuole accelerare
Secondo la Commissione europea, una delle principali cause dei ritardi è il complesso processo di traduzione dei trattati in tutte le 24 lingue ufficiali dell’Ue. Ogni versione deve infatti essere verificata dal punto di vista giuridico prima che possa iniziare formalmente il processo di ratifica.
Il commissario europeo al commercio Maroš Šefčovič ha spiegato che, una volta conclusi i negoziati, possono passare fino a due anni e mezzo prima che le imprese possano effettivamente beneficiare degli accordi commerciali.
“Nel mondo di oggi non possiamo semplicemente perdere tempo”, ha dichiarato il commissario dopo aver incontrato i ministri del commercio dell’Ue il 20 febbraio.
Secondo i dati citati da Šefčovič, l’assenza dell’accordo con il Mercosur dal 2021 avrebbe comportato per l’Ue circa 300 miliardi di euro di Pil potenziale perso e oltre 200 miliardi di euro di opportunità di esportazione mancate.
L’accordo con l’India come banco di prova
La Commissione starebbe valutando di applicare questa procedura ai futuri accordi commerciali. In particolare, l’intesa commerciale con l’India conclusa il 27 gennaio potrebbe diventare il primo test per utilizzare l’inglese come lingua principale durante la fase di ratifica.
Le traduzioni nelle altre lingue ufficiali verrebbero comunque garantite successivamente, al momento della pubblicazione dell’accordo nella Gazzetta ufficiale dell’Ue.
Secondo Bruxelles, almeno sette Stati membri avrebbero espresso sostegno alla proposta durante una riunione dei ministri del commercio, anche se non tutti i Paesi hanno avuto modo di intervenire.
La Francia difende il multilinguismo
Parigi, però, si prepara a opporsi con decisione alla proposta. Fonti francesi hanno dichiarato che il governo difenderà il principio dell’uso di tutte le lingue ufficiali dell’Unione.
“Per principio difendiamo l’uso di tutte le lingue dell’Unione, e in particolare del francese, che è una delle lingue di lavoro dell’Ue”, ha dichiarato un funzionario francese.
La questione linguistica resta particolarmente sensibile per la Francia, che negli ultimi decenni ha visto ridursi il peso del francese nelle istituzioni europee, mentre l’inglese domina sempre più il lavoro quotidiano.
Dubbi legali e democratici
Secondo alcuni diplomatici europei, il passaggio a documenti solo in inglese durante la ratifica potrebbe sollevare anche questioni giuridiche e democratiche.
Limitare la documentazione a una sola lingua potrebbe infatti creare difficoltà di interpretazione per i parlamentari europei e nazionali chiamati a esaminare testi complessi dal punto di vista legale.
L’esperto di politica linguistica Michele Gazzola sottolinea che la questione riguarda anche la trasparenza del processo decisionale. “È una questione di trasparenza, precisione e comprensione”, ha spiegato.
Un principio chiave dell’Ue
Sul proprio sito ufficiale, la Commissione europea ricorda che la diversità linguistica è uno dei principi fondamentali dell’Unione e che il multilinguismo è parte integrante del funzionamento delle istituzioni.
In passato l’Ue aveva persino un commissario dedicato esclusivamente al multilinguismo, ma nel tempo questo portafoglio è stato accorpato ad altri incarichi fino a scomparire.
Il dibattito sulle lingue degli accordi commerciali rischia quindi di trasformarsi in un nuovo terreno di scontro tra chi punta a velocizzare le procedure e chi difende l’equilibrio linguistico tra gli Stati membri.