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Arabia Saudita, la Dakar sfreccia dove le donne sono in carcere per aver guidato

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Dakar Rally in Arabia Saudita
Dakar Rally in Arabia Saudita   -   Diritti d'autore  FRANCK FIFE/AFP or licensors
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In Arabia Saudita una donna al volante va in galera, a meno che non gareggi alla Dakar: la quarta tappa del Rally (a cui partecipano anche 12 protagoniste) sfiora la capitale saudita Ryad e passa vicino al carcere di Al-Ha' ir dove - per sorte senza ironia - sono detenute 4 ragazze saudite, colpevoli di aver guidato due anni fa. Il divieto è in parte caduto ma le donne restano dietro le sbarre.

Per questo motivo, i sostenitori dei diritti umani invitano a boicottare il Dakar Rally, tanto più che in prigione è finita anche l'attivista Loujain al-Hathloul, nota per le sue posizioni a sostegno della battaglia di emancipazione femminile, accusata formalmente di spionaggio e cospirazione

Minky Worden, direttrice dell'Osservatorio dei diritti umani "Human Rights Watch", denuncia l'aggressione ai diritti delle donne e il paradosso: "Il governo saudita - dice - ha messo in prigione un certo numero di attiviste per il solo fatto di difendere i diritti fondamentali di donne, compreso quello di guidare. E questa è una incredibile ironia, visto che l'Arabia Saudita ospita sia la Formula 1 che il Rally della Dakar".

Worden su twitter: "#DakarRally in #SaudiArabia sta correndo vicino al carcere dove sono detenute le coraggiose sostenitrici dei diritti delle donne come Loujain al-Hathloul, che si è battuta per il diritto delle donne a guidare. @Dakar __non dovrebbe incentivare il "lavaggio sportivo" saudita, ma piuttosto cercare di liberare le leader dei diritti ingiustamente incarcerate".

e ancora:

"Nonostante lo sfarzo di #DakarRally, l'implacabile repressione di #SaudiArabia contro #HumanRights si può vedere attraverso il trattamento crudele + processo di #LoujainAlHathloul, #Women2Drive attivista detenuta 3 anni fa dal governo saudita - è stata condannata il 28 dicembre con accuse fasulle".

Per Human Rights Watch, l'Arabia Saudita cerca - attraverso lo sport - di costruirsi una reputazione positiva e distrarre l'opinione pubblica internazionale dalla quotidiana e reiterata violazione dei diritti umani. La 43esima edizione del Rally di Dakar viene definita dall'organizzazione un esempio di "sportswashing".

Sempre secondo Minky Worden, l'evento "fa parte di una strategia deliberata del governo, che mira a mascherare la violazione dei diritti umani. Miliardi di dollari vengono spesi per ospitare stravaganti eventi di intrattenimento o culturali, ma si tratta solo di una scintillante distrazione dalle atroci azioni del governo saudita in materia di diritti umani".

Human Rights Watch e altre organizzazioni per i diritti umani hanno cercato di contattare gli organizzatori della gara Amaury Sport, ma l'associazione francese non ha ancora risposto.