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Brexit, il primo giorno. Da dimenticare per gli scozzesi che si organizzano per l'indipendenza

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Di Cecilia Cacciotto  & Debora Gandini
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Nicola Sturgeon in un momento di riflessione in parlamento
Nicola Sturgeon in un momento di riflessione in parlamento   -   Diritti d'autore  Russell Cheyne/AP
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Sono più i dubbi che le certezze nel primo giorno di Brexit. Il Regno Unito ha dato il suo definitivo addio all'Unione europea, con un messaggio di ottimismo da parte del primo ministro Boris Johnson che ha parlato di un "momento fantastico". Gli occhi sono puntati sulla Manica, dove tornano i controlli. A Dover, con le code di camion in fila, è partito il primo traghetto per Calais in Francia con i nuovi regolamenti negoziati con Bruxelles.

Per Jean Michel Thillier, direttore regionale della dogana francese l’organizzazione messa in piedi grazie agli addetti ai lavori e agli strumenti informatici ha funzionato perfettamente finora. “Al momento c’è poco traffico, ha dichiarato, ma ci aspettiamo un aumento nei prossimi giorni, a partire dal 4 gennaio.” Moduli su moduli da compilare per oltre 60 mila passeggeri e 12 mila mezzi, si stima, che ogni giorno, attraversano la Manica.

Occhi puntati sul Canale della Manica

"Penso solo a quanto tempo è passato per arrivare fino a qui, alla Brexit, è stato come un lungo viaggio, dice un londinese. Le persone però volevano uscire dall’Europa. E alla fine ce ne siamo andati. Non credo che ci sarà una grande differenza tra il prima e il dopo. Saremo ancora buoni amici dei nostri vicini che abitano al di là del mare.” C'è chi invece pensa che sarà un po’ difficile almeno nella fase iniziale. Forse sarà così per un paio d’anni, dice un'altra cittadina britannica, ma alla fine il Regno Unito uscirà vincente, perché è un grande paese, ha una grande forza e uno spirito strepitoso."

Il primo Eurostar post-Brexit è arrivato alla Gare du Nord di Parigi da Londra. L'accordo di libero scambio tra Unione europea e Londra ha evitato il ritorno dei dazi ma non quello dei controlli alla frontiera, controlli sui passaporti e sui permessi di circolazione. È stato invece scongiurato, con un accordo separato, il rischio che i conducenti britannici debbano chiedere una licenza internazionale per guidare le loro auto sulle strade europee.

Le trattative con la Commissione europea si sono concentrate, nei giorni della stretta finale, sul commercio e i dissidi sulla pesca. Ora tra i nodi da affrontare, ci sono le conseguenze dell'uscita da una lunga serie di accordi, dalla convenzione di Lisbona sul valore legale dei titoli di studio al programma satellitare Galileo.

La Scozia sogna l'indipendenza

La Scozia stamane si è alzata di malavoglia, come di malavoglia ha subito la Brexit, che da questo primo gennaio diventa operativa a tutti gli effetti, anche sul piano commerciale dopo l'accordo last minute raggiunto tra Londra e Bruxelles alla vigilia di Natale.

La Scozia però si considera una vittima e il suo premier, la signora Nicola Sturgeon, non l'ha mai nascosto, e per chi non l'avesse ancora capito ha rinfrescato il concetto con una lettera aperta inviata al quotidiano italiano Corriere della Sera dove, ribandendo l'adesione degli scozzesi agli ideali europei, sostiene che si assumeranno l’impegno di adottare un corso legale e costituzionale per diventare uno Stato indipendente. Detto in altre parole per rientrare, anche fosse dalla porta di servizio, nell'Unione europea.

Insomma il brave heart scozzese continua a battere forte. Lo spirito critico nei confronti di Londra resta comunque costruttivo, anche nella notte di trapasso dal vecchio al nuovo regime. Allo scoccare della mezzanotte, Nicola Sturgeon ha ribadito: "In qualità di membro indipendente dell’Unione europea, la Scozia potrebbe essere un partner e un edificatore di ponti".

Nel 2016, anno del referendum sulla Brexit, gli scozzesi si espressero per il remain con oltre il 60% delle preferenze a favore.

Un nuovo referendum

Solo qualche giorno fa, di fronte all'ineluttibile compiersi della Brexit, Nicola Sturgeon ribadiva: “Stiamo lasciando l’Ue in un momento in cui non abbiamo mai beneficiato così tanto dell’Unione, in cui non c’è mai stato così tanto bisogno di Ue“; e ancora "per diventare indipendenti” è necessario “dimostrare che questa è la volontà della maggioranza dei cittadini”. Serve quindi un referendum e non basta una dichiarazione d’indipendenza da parte del governo, perché “si tratta di una questione democratica che va risolta politicamente e democraticamente”.

Quindi, dice, “dovremmo accordarci su un processo con il governo britannico per un referendum, in linea con il chiaro mandato che ci è stato dato dai cittadini scozzesi“.