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Scozia: Brexit e Covid-19 rafforzano le spinte indipendentiste

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Scozia: Brexit e Covid-19 rafforzano le spinte indipendentiste
Diritti d'autore  Duncan McGlynn/Poo Photo via AP, Arquivo
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Sul Municipio di Glasgow sventola solo la bandiera scozzese. La terza città più grande del Regno Unito è uno dei bastioni dell'indipendentismo scozzese, che qui ha avuto la maggioranza nel referendum del 2014. Ma allora i voti non furono abbastanza per far vincere la causa separatista, che raccolse poco meno del 45% dei consensi.

"All'improvviso ci siamo trovati fuori dall'Europa contro la nostra volontà", racconta Iain Johnson, che ai tempi fu parte del 55% che votò per restare nel Regno Unito. La Brexit ha tuttavia cambiato la sua prospettiva. "Allora pensavo che l'unione fosse la cosa giusta, ma ora non più. Oggi siamo un Paese diverso. Anche un sacco di persone nella mia cerchia familiare e di amici ha votato per rimanere, ma hanno cambiato idea. Credo davvero che sia un movimento inarrestabile".

Uno degli elementi di forza della campagna unionista nel 2014, che convinse molti elettori, era che la Scozia indipendente sarebbe uscita dall'Unione europea. È chiaro che con la Brexit tutto cambia. Per questo il Partito nazionale scozzese al governo ora vuole un secondo referendum. Londra resiste. Numerosi sondaggi dicono che gli autonomisti sono la maggioranza in questo momento.

"È la prima volta nella storia dei sondaggi scozzesi che gli indipendentisti sono costantemente sopra la soglia del 50%" commenta il politologo John Curtice, professore all'Università di Strathclyde. Gli chiediamo se pensa che sia un fenomeno passeggero o durerà. Risponde che tutto dipenderà dall'esecutivo scozzese, che contrariamente al governo di Boris Johnson, in questo momento gode di alto consenso nel Paese per come ha gestito la pandemia da Covid-19. Ma se i cittadini dovessero avere una percezione diversa nei prossimi sei o dodici mesi, il sostegno alla causa separatista diminuirà.

I nazionalisti sono convinti che se Londra gestirà bene l'uscita dall'Unione europea, gli indipendentisti si indeboliranno. Iain Anderson attivista per l'unione, ammette che il movimento ha bisogno di nuove idee. Non essendoci il più il tema Brexit, bisogna focalizzarsi ancora di più sul perché credere nel Regno Unito e come può migliorare.

Per ora Londra è sorda alle vivaci richieste di un nuovo referendum, che pur sono state stemperate dallo stallo determinato dalla crisi sanitaria. Se però a maggio del prossimo anno le elezioni scozzesi confermassero i nazionalisti al governo, sarà difficile non dar seguito all'istanza.