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Bosnia, "sgarbo" a Serguei Lavrov

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Bosnia, "sgarbo" a Serguei Lavrov
Diritti d'autore  AP/Russian Foreign Ministry Press Service
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La visita in Bosnia Erzegovina del ministro russo degli Esteri Serguei Lavrov è stata boicottata dai membri croato e musulmano della presidenza tripartita, a conferma di quanto siano ancora sensibili nel paese balcanico le conseguenze della guerra civile conclusa 25 anni fa.

Nel secondo giorno di missione Lavrov avrebbe dovuto incontrare tutti e tre i membri della presidenza, ma solo il serbo Milorad Dodik si è presentato all'appuntamento. Il musulmano Sefik Dzaferovic e il croato Zeljko Komsic hanno disertato l'incontro.

"Con tutto il rispetto per la Federazione russa, che è un grande paese, con tutto il rispetto per il ministro Lavrov, noi non accetteremo di diventare una pedina russa nei giochi dei Balcani e nei conflitti con i paesi dell'UE o della NATO. Ci aspettiamo che lo comprendano e lo accettino, ha detto Zeljko Komsic.

Diversamente da Dodik, di cui sono note le posizioni filorusse, Dzaferovic e Komsic hanno criticato la scelta di Lavrov di cominciare la visita non da Sarajevo, la capitale, ma dall'entità serba che in Bosnia gode di una ampia autonomia.

A Belgrado martedì mattina Lavrov ha deposto una corona di fiori a un monumento ai caduti della Prima guerra mondiale, insieme al presidente serbo Aleksandar Vucic.

La visita di Lavrov è coincisa con il 25° anniversario della firma della pace di Dayton, che ha chiuso quattro anni di guerra seguiti alla dissoluzione della ex Jugoslavia. Fortemente voluti dagli USA, gli accordi, che prevedevano per la Bosnia una soluzione parcellizzata, con una federazione croato-musulmana e una entità serba, non hanno però favorito la ricostituzione di un tessuto politico e istituzionale condiviso tra le diverse etnie.