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Gli armeni lasciano Dadivank e ortodossi di tre chiese fanno pace

Di  Emin Ibrahimov
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Gli armeni lasciano Dadivank e ortodossi di tre chiese fanno pace
Diritti d'autore  Emrah Gurel/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
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Il distretto di Kalbajar è uno dei tanti del Nagorno-Karabakh passato sotto il controllo azero dopo le recenti ostilità tra Armenia ed Azerbaigian. Ora gli armeni se ne sono andati. I fedeli ortodossi russi, armeni e albanesi che prima si contendevano il monastero di Dadivank, perla della regione, per la prima volta hanno pregato insieme. Gli armeni lo chiamano Dadivank, però gli Udins, discendenti degli albanesi caucasici, lo chiamano Xudavenk e affermano che è loro.

Vartanes Abramyan, leader religioso dell'esercito armeno insiste: "Questo monastero è il più antico dei monasteri armeni che i nostri antenati hanno costruito e dove pregavano. Hanno posato ogni pietra con una preghiera, e il monastero esiste ancora oggi".

Robert Mobili, membro della comunità Udin-Albanese, gli fa da controcanto: "Come può confermare un rappresentante della comunità cristiana Udin-Albanese dell'Azerbaigian, un geologo, questa in realtà è una chiesa albanese caucasica e non è in alcun modo correlata alla Chiesa armena. Come membro della Chiesa albanese, come portatore della croce albanese posso assicurarti che questa chiesa è caucasica albanese perché i materiali da costruzione, le sostanze leganti, gli elementi della croce, i simboli, così come l'architettura non sono tipici delle chiese armene".

Il monastero di Dadivank, fondato nel I secolo d.C.

Si ritiene che il monastero sia stato fondato da San Dad, un discepolo dell'apostolo Taddeo che diffuse il cristianesimo nell'Armenia orientale durante il I secolo d.C. Gli edifici che vediamo oggi risalgono al XIII secolo e furono aggiunti e modificati nel corso del tempo.

Euronews è stata l'unica tv ad accedere alla funzione religiosa tra ortodossi di tre diverse chiese. Tutti i partecipanti, comprese le forze di pace e i media russi, sono stati benedetti dal sacerdote russo a cui però non è stato permesso di concederci un'intervista.