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Giornata mondiale contro l'AIDS: in Europa possono passare 3 anni prima di scoprire positività HIV

Una foto del World AIDS Day a Kathmandu nel 2016
Una foto del World AIDS Day a Kathmandu nel 2016   -   Diritti d'autore  Niranjan Shrestha/Copyright 2016 The Associated Press. All rights reserved.
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L'Europa ha fatto buoni progressi verso l'obiettivo di eradicare la sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS) entro il 2030; ciononostante, rimane il problema della diagnosi tardiva di infezione da HIV, come rivelano dei nuovi dati pubblicati in occasione della Giornata mondiale contro l'AIDS (il 1° dicembre di ogni anno).

I numeri mostrano che le nuove diagnosi nella UE e nello Spazio economico europeo (SEE) sono diminuite del 9% dal 2010. Nello stesso periodo, i casi di AIDS sono diminuiti di quasi un quarto.

La stragrande maggioranza dei nuovi casi sta emergendo nei Paesi dell'Europa orientale, in particolare in Russia e Ucraina.

Secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), tuttavia, il numero di casi di HIV non diagnosticati è in aumento.

Ci possono volere infatti fino a tre anni prima che all'europeo medio venga diagnosticata l'infezione da virus dell'HIV.

"Troppe persone in tutto il continente soffrono di una diagnosi tardiva (53%), e questo aumenta il rischio di malattie, di morte e di trasmissione dell'HIV ad altri soggetti", scrive l'ECDC. "L'alto numero di diagnosi di AIDS nell'est Europa conferma che la diagnosi tardiva dell'HIV rimane una sfida importante".

Le persone sieropositive che non sanno di essere infette non hanno accesso a trattamenti farmacologici e rischiano di trasmettere il virus ad altri, senza saperlo.

Nel 2019, nella sola Europa sono stati diagnosticati quasi 137mila nuovi casi, di cui 25mila nei Paesi UE.

Il numero più alto di casi ogni 100mila abitanti è stato registrato in Francia, Regno Unito e Germania.

Nessuna cura, ma trattamenti efficaci

L'HIV ha iniziato a diffondersi in tutto il mondo quattro decenni fa e ha ucciso milioni di persone negli anni Ottanta e Novanta. Il virus danneggia le cellule del sistema immunitario, indebolendo la capacità delle persone di combattere le infezioni quotidiane.

Quando il sistema immunitario di una persona si danneggia gravemente, quest'ultima sviluppa l'AIDS, una malattia che può essere fatale.

Non esiste una cura contro il virus dell'HIV, ma i trattamenti farmacologici sono ora estremamente efficaci e consentono alla maggior parte delle persone di vivere una vita lunga e sana.

Winnie Byanyima, direttore del programma delle Nazioni Unite UNAIDS, ha sottolineato che è importante che il mondo non ripeta "gli stessi errori che ha commesso nella lotta contro l'HIV" nella sua risposta al Covid-19.

"Ancor oggi, più di 12 milioni di persone stanno ancora aspettando di sottoporsi al trattamento dell'HIV, e 1,7 milioni di persone si sono infettate con il virus nel 2019 perché non hanno potuto accedere ai servizi essenziali".

Uno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile è quello di eliminare l'AIDS, una minaccia per la salute pubblica, entro il 2030. Secondo Byanima, però, eravamo "già fuori strada prima del Covid-19".

"Dobbiamo porre fine alle ingiustizie sociali che mettono le persone a rischio di contrarre l'HIV. E dobbiamo lottare per il diritto alla salute".