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La scelta più sicura. Vivere tra le rovine di un sito UNESCO in Siria

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Di Cinzia Rizzi Agenzie:  AFP
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Saleh Jaour e una bambina, tra gli abitanti delle rovine di Baqirha
Saleh Jaour e una bambina, tra gli abitanti delle rovine di Baqirha   -   Diritti d'autore  ABDULAZIZ KETAZ/AFP or licensors
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Un sito archeologico, nel nord della Siria, vicino al confine con la Turchia. Le rovine di templi e chiese, simbolo del passaggio dall'antico mondo pagano dell'Impero Romano al cristianesimo bizantino.

Siamo a Baqirha, patrimonio dell'UNESCO, dove diverse famiglie siriane - scappate lo scorso inverno dalla roccaforte dell'Isis Idlib, dopo l'offensiva appoggiata dalla Russia - si sono rifiugiate, facendone la loro casa. Una nuova casa, per ricominciare da zero.

"Mio figlio e mia moglie sono morti, nei bombardamenti sul nostro villaggio", racconta Saleh Jaour, padre di dodici figli. "Sono morti davanti ai miei occhi e a meno di un metro da me. Due giorni dopo ho fatto le valigie e sono partito (verso Ras al-Hosn)".

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Le tende dei siriani sfollati, che vivono tra le rovine romane di BaqirhaABDULAZIZ KETAZ/AFP or licensors

La Siria è costellata di siti archeologici, molti dei quali sono stati danneggiati o saccheggiati, durante il conflitto che dura ormai da nove anni. Nella parte nord-occidentale del Paese, ci sono 40 villaggi tutelati dall'UNESCO.

Ma gli inconvenienti in questa casa più unica che rara, non mancano ovviamente. Dalla distanza dal villaggio, a serpenti e insetti velenosi, come racconta Abdelaziz al-Hassan: "Vivere tra le rovine è pericolosissimo. Ci sono molti serpenti e scorpioni. Due giorni fa,di fronte alla tenda ho ucciso una vipera. Mio figlio è venuto da me, tremando di paura e dicendomi di aver visto un serpente. Allora sono uscito dalla tenda e l'ho ucciso. Ogni due giorni uccidiamo uno scorpione. I serpenti e gli scorpioni sono tanti, ma non abbiamo ancora trovato un posto migliore di questo".

Chi ha scelto di vivere qui non aveva altra opzione, infatti. "Le autorità ci dicono di andarcene", prosegue Abdelaziz. "Ma dove dovremmo andare? Ci siamo abituati a questo posto. Dove altro potremmo andare? In strada? Non sappiamo dove andare. Dovremmo tornare nei nostri villaggi e vivere sotto i bombardamenti".

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I bambini si recano a scuola nel villaggio più vicino a BaqirhaABDULAZIZ KETAZ/AFP or licensors

In tempi di pandemia e con i campi profughi al confine sovraffollati, Baqirha resta la scelta più sicura per queste famiglie.

Video editor • Cinzia Rizzi