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Protestano medici e infermieri, sotto pressione ovunque

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Protestano medici e infermieri, sotto pressione ovunque
Diritti d'autore  Manu Fernandez/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
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Non solo i commercianti danneggiati dalle misure restrittive o i cittadini limitati nelle loro libertà: anche gli operatori sanitari protestano, in particolare in Spagna, dove si è verificato il primo sciopero nazionale della categoria da 25 anni. Chiedono migliori condizioni di lavoro, in un Paese preso d'assalto dalla pandemia, con oltre 18.000 nuovi positivi in giornata e 267 morti:

"Naturalmente facciamo il massimo, ma c'è una fase nella quale ti si chiede sempre di più e non si vede nessun tipo di compensazione, non dico economica, ma in termini di stabilità, di riconoscimento, di tutto, insomma arriva il momento in cui il malessere è molto forte", spiega una pediatra.

In Francia avevano protestato un paio di settimane fa: anche lì lamentano la mancanza di un vero riconoscimento professionale, della stabilizzazione della categoria, e anche dei rischi a volte eccessivi cui vengono esposti gli operatori sanitari.

La situazione è drammatica ovunque secondo Howard Catton, Direttore Generale del Consiglio Internazionale degli Infermieri, che ha sede a Ginevra:

"Nel mondo - spiega - riteniamo che oltre cinque milioni e mezzo di lavoratori della sanità siano stati infettati, e purtroppo molti di loro sono morti".

Un problema ricorrente, che causa anche il sovraccarico di lavoro, è la carenza di personale. L'Ospedale Universitario di Ginevra, come molti altri in Europa, ha lanciato un appello agli ex dipendenti perché ritornino.

"La speranza è che ne tornino circa 200 per far fronte a questa crisi, per impegnarsi con i pazienti, con tutti i pazienti, perché ogni vita ha lo stesso valore, che abbiano il Covid o no".

Gli stessi problemi si avvertono anche in Italia: dopo la manifestazione nazionale del 15 ottobre, un sindacato degli infermieri, Nursing Up, ha proclamato lo sciopero nazionale per il 2 novembre. E c'è chi già teme il sovraccarico die mesi scorsi, tanto che Guido Bertolini, coordinatore dei pronto soccorso Covid lombardi, parla di situazione drammatica ovunque e chiede un confinamento nazionale immediato.