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"MOSAiC", 389 giorni di missione nell'Artico: "Effetti del riscaldamento globale già devastanti"

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L'arrivo della "Polarstern" al porto di Bremerhaven (Germania).
L'arrivo della "Polarstern" al porto di Bremerhaven (Germania).   -   Diritti d'autore  AP
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La nave rompighiaccio "Polarstern" (Stella Polare) è tornata.
I ricercatori dell'Alfred-Wegener-Institut, impegnati nella più grande missione del mondo al Polo Nord, sono tornati in Germania, questo lunedi, al porto di Bremerhaven, dopo 389 giorni trascorsi nell'Artico.

Risultato della ricerca: il Mar Artico è morente e gli effetti del riscaldamento globale nella regione sono già devastanti.

"Una pietra miliare della ricerca polare"

Dichiara Markus Rex, leader della spedizione "MOSAiC":

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Il capo spedizione Markus Rex.-
"Nell'ultimo anno abbiamo allargato i confini di ciò che è fattibile nella ricerca artica. Abbiamo battuto diversi record nell'esplorazione dell'Artico. E abbiamo ridefinito il paesaggio per la futura ricerca artica. Abbiamo raggiunto un grande risultato e credo sia giusto dire che la spedizione è stata una pietra miliare nella ricerca polare e continuerà ad esserlo ancora per molto tempo a venire.
E ora siamo tornati con un tesoro di dati e campioni che cambieranno in modo permanente la ricerca sul clima".
Markus Rex
Capo Missione "MOSAiC"

Mentre gli scienziati mettono in guardia contro le estati artiche senza ghiaccio nel giro di pochi decenni, molti appassionati e curiosi sono venuti a salutare la nave al suo ritorno al porto di Bremerhaven.

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"Bentornati!".

Sempre meno ghiaccio, sempre più dati

Le osservazioni della spedizione "MOSAiC" sono state supportate da immagini satellitari statunitensi che hanno mostrato che il ghiaccio marino nell'Artico ha raggiunto il secondo livello minimo estivo più basso mai registrato dal 2012 ad oggi

I ricercatori hanno raccolto campioni d'acqua da sotto il ghiaccio durante la notte polare per studiare plancton vegetale e batteri e capire meglio come funziona l'ecosistema marino in condizioni estreme.

La spedizione, costata 140 milioni di euro, ha riportato 150 terabyte di dati e più di 1.000 campioni di ghiaccio.

Mohssen Assanimoghaddam/(c) Copyright 2020, dpa (www.dpa.de). Alle Rechte vorbehalten
Il sole bacia la "Polarstern".Mohssen Assanimoghaddam/(c) Copyright 2020, dpa (www.dpa.de). Alle Rechte vorbehalten

Il team ha misurato più di 100 parametri quasi ininterrottamente durante tutto l'anno e spera che le informazioni forniscano una "svolta nella comprensione del sistema artico e del clima", ha aggiunto il capo spedizione Markus Rex.

Thomas Krumpen, fisico dei ghiacci marini, ha spiegato: "Per noi sta iniziando la seconda fase: l'analisi dei dati. Molti dei dati sono tornati proprio con la nave e probabilmente saremo impegnati per i prossimi dieci anni".

L'obiettivo è quello di sviluppare modelli che aiutino a prevedere come potrebbero essere le ondate di calore, le forti piogge o le tempeste tra 20, 50 o 100 anni.

Temperature a -39°, orsi polari e il virus

Da quando la nave è partita da Tromso, in Norvegia, il 20 settembre 2019, l'equipaggio ha visto lunghi mesi di buio completo, temperature fino a -39,5 Celsius e più di 60 orsi polari.

È stato necessario sparare un colpo di pistola per avvertire un orso polare che si stava avvicinando troppo...

Ma la minaccia maggiore è stata la pandemia di Coronavirus in primavera, che ha lasciato l'equipaggio bloccato al Polo Nord per due mesi.

Una squadra multinazionale di scienziati doveva arrivare in volo, come parte di una staffetta programmata, per dare sollievo a coloro che avevano già trascorso diversi mesi sui ghiacci, ma il piano ha dovuto essere ridisegnato nel momento in cui i voli sono stati cancellati in tutto il mondo.

Il ghiaccio lo senti, la fame pure

Radiance Calmer, un ricercatore dell'Università del Colorado che è stato a bordo della "Polarstern" da giugno a settembre, ha dichiarato che uscire sul ghiaccio è stato un momento "magico".
"Se ti concentri, puoi sentirlo muoversi", ha detto.

Il viaggio è stato un'enorme sfida logistica, non ultimo quando si è trattato di nutrire l'equipaggio: durante i primi tre mesi, il carico della nave comprendeva 14.000 uova, 2.000 litri di latte e 200 chilogrammi di rutabaga, un ortaggio a radice.

Il cuoco della nave, Sven Schneider, non ha sottovalutato l'importanza del suo ruolo nella missione. "Il mio compito era quello di mantenere alto il morale di 100 persone che vivevano nell'oscurità totale e che avevano sempre molta fame", ha detto sorridendo il cuoco, in un'intervista al settimanale tedesco Die Zeit.