ULTIM'ORA
This content is not available in your region

Il Covid 19 è arrivato al Pentagono: isolato lo Stato maggiore

Donald Trump
Donald Trump   -   Diritti d'autore  Evan Vucci/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
Dimensioni di testo Aa Aa

Come non bastasse l'infezione del presidente Trump, in corsa per un secondo mandato, ecco che - a un paio di settimane dalle presidenziali - a destabilizzare ulteriormente gli Stati Uniti arriva il rischio di un focolaio nella più protetta e cruciale delle strutture del paese.

Il Covid-19 è infatti riuscito a infiltrarsi nel Pentagono: la struttura in disertato dalla maggior parte dei capi dei vari corpi che sono sospettati di essere stati contaminati e devono rimanere in isolamento.

Un solo ammiraglio "affonda" l'intero staff

Il possibile contagio all'interno dello staff della difesa sembra risalire allo scorso 27 settembre, in occasione di una cerimonia in onore delle famiglie dei militari decorati. L'ammiraglio Charles Ray, numero due della Guardia Costiera, è risultato positivo al coronavirus subito dopo la cerimonia. Di conseguenza, tutti gli ufficiali più alti in rango - in primis il generaleMark Milley, Capo di Stato Maggiore - sono stati invitati dalle autorità sanitarie a rimanere confinati nelle loro case.

Il Pentagono ha confermato in una dichiarazione che i suoi vertici sono al lavoro nelle rispettive abitazioni. I portavoce del quartier generale della Difesa hanno comunque assicurato che questa situazione senza precedenti non avrà"alcun impatto sulla prontezza o sulle capacità operative delle forze armate statunitensi".

John Brennan, un ex dirigente CIA, non ha potuto fare a meno di commentare una stazione radio pubblica:

La Cina potrebbe ora avvantaggiarsi della situazione, muovendosi su Hong Kong o nel Mar Cinese Meridionale. La Russia potrebbe fare lo stesso in Bielorussia o in qualche altro teatro, approfittando di quella che può essere vista come un'opportunità
John Brennan
ex dirigente CIA

Il Presidente alle prese con il Covid

Alla Casa Bianca, dove il coronavirus è ormai entrato di prepotenza, l'ultimo dipendente ad essere stato infettato non è altro che uno dei consiglieri più vicini a Donald Trump, Stephen Miller, che, tra le altre cose, ha messo a punto la politica anti-immigrazione del presidente. Trump, dal canto suo, continua ad attaccare i media - "vogliono solo parlare di Covid" dice - ma sono le infezioni nel suo entourage a preoccupare, alla vigilia di un voto che si preannuncia più che mai complicato.

Pur non avendo più alcun sintomo della malattia, come certificato dall'equipe medica che lo circonda, Trump dà l'impressione di essere quantomeno "turbato". Da quando ha lasciato l'ospedale militare Walter Reed, non ha fatto altro che lanciare tweet al vetriolo: in uno di questi, ha definito il suo rivale democratico, Joe Biden come un wacko, uno squilibrato.

A rendere il presidente uscente così nervoso, suggerisce la stampa americana, potrebbero essere stati gli esiti dell'ultimo sondaggio elettorale, che fanno precipitare al 41% le intenzioni di voto a suo favore, con un 57% di preferenze espresse invece per Biden.

Forse per questo, Trump ha annunciato ieri la sua intenzione di non partecipare al nuovo confronto televisivo, che avrebbe dovuto svolgersi a distanza proprio per via delle precauzioni dovute all'infezione del Presidente.

"Non ho intenzione di sprecare il mio tempo in questo modo" ha dichiarato Trump. "Non sono contagioso, sto benissimo. Ho quasi interrotto tutte le cure, salvo continuare a prendere gli steroidi, ma non si tratta di uno steroide pesante", ha aggiunto, riferendosi al desametasone, un antinfiammatorio steroideo he gli è stato somministrato negli ultimi giorni.