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Il difficile rientro a scuola. Mancano ancora le linee guida generali

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Il difficile rientro a scuola. Mancano ancora le linee guida generali
Diritti d'autore  Cecilia Fabiano/LaPresse
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L'Italia è uno dei pochi Paesi dell'UE che non ha ancora riaperto le scuole.

Il nuovo mandato dovrebbe iniziare il 14 settembre, ma i protocolli di sicurezza pubblicati dal governo ad agosto lasciano molto alla discrezione dei singoli Istituti. E non rispondono a tutte le domande che le famiglie, gli studenti e gli insegnanti si sono posti sulla ripresa post-pandemia. Le linee guida ufficiali dovrebbero essere pubblicate nei prossimi giorni e dovrebbero stabilire le restrizioni e le misure da seguire. Euronews ha visitato una scuola di Roma per vedere come si è preparata alla riapertura.

E' una corsa contro il tempo per decidere le linee guida generali per il ritorno a scuola in Italia in totale sicurezza. A due settimane dalla ripartenza delle lezioni dopo lo stop forzato per la pandemia, l’unica regola confermata è il distanziamento fisico. Siamo stati al Liceo Scientifico Newton, nel centro di Roma. L’Istituto è pronto ad accogliere i suoi studenti. E’ stato demolito un interno muro per trasformare la biblioteca in un’aula molto più ampia.

Mentre si verifica se c’è la giusta distanza, qui solo 20 ragazzi su 30 potranno frequentare le lezioni. Grazie all’uso di singoli banchi posti a un metro l’uno dall’altro. Un ritorno in classe non facile e tra mille incognite, come ci racconta Cristina Costarelli, preside del Liceo Newton: “Sono mesi, che io, come tutti i miei colleghi, i dirigenti scolastici, viviamo in questa situazione di equilibrio precario. Pensiamo di aver trovato la giusta strada, ma la strada non c’è, e ci viene posto un altro gradino, un’altra difficoltà. Quindi oltre a dover poi gestire la situazione di ansia, e di panico, dobbiamo anche gestire la richiesta di certezze che giustamente arrivano dalle famiglie e dagli studenti."

Scuola: tra ritardi e mancanza di linee guida

Per Antonello Giannelli, Presidente dell'Associazione Nazionale Presidi fa il punto di una situazione ancora poco chiara: “Sono consapevole che ci sono stati dei ritardi. Ritardi che in parte sono dovuti a delle scelte effettuate un po’ in ritardo. Decisioni prese anche con un po’ di ansia e preoccupazione di fare la cosa sbagliata. E un po’ perché abbiamo dei ritardi accumulati negli anni.

Nodi da sciogliere che pesano non solo sui dirigenti scolastici ma anche sulle famiglie, che si sentono in qualche modo abbandonate. Paola Misino ha due figli, ed è rappresentante dei genitori dei ragazzi del Liceo Newton: "La nostro preoccupazione è, che anche i nostri ragazzi che sono appena usciti dalla maturità, possano avere difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro. Come se fossero bollati a fuoco in questo anno nefasto."

"Ci sono stati dei problemi dovuti a delle scelte effettuate un po’ in ritardo. Ma anche per dei ritardi accumulati negli anni"
Antonello Giannelli
Presidente Associazione Nazionale Presidi

Le mancanze da colmare

A differenza di altri paesi, in Italia più della metà degli edifici scolastici sono stati costruiti prima degli anni ‘70. Dunque con aule e ambienti che rendono difficile rispettare il distanziamento sociale.

Intanto la maggior parte degli istituti è ancora in attesa dei banchi singoli o monoposto. Secondo i presidi ne servono 2 milioni e mezzo in tutta Italia. "Non posso dire quanto tempo ci vorrà, sottolinea sempre Antonello Giannelli. "I banchi singoli arriveranno entro la fine di ottobre. Sui locali non posso fare una previsione perché dipende dagli oltre 8000 enti locali, e ciascuno si muove a modo suo. Io comunque credo che ce la faremo. "

Sono circa 20 mila le aule che gli enti locali devono trovare per garantire le lezioni in quelle aule dove non possono essere mantenute le misure di distanziamento sociale. Tra le proposte anche la possibilità di effettuare le lezioni all’interno di tensostrutture o dai locali messi a disposizione dalla Chiesa.

Intanto, in Europa...

In Belgio e Francia è obbligatorio disinfettare le mani, e gli insegnanti e gli alunni di età pari o superiore a 11 anni debbono indossare la mascherina tutto il giorno, ricreazione e lezioni di musica incluse.

"Ovviamente sarà difficile - afferma un'insegnante - parlare con gli studenti senza essere in grado di mostrare loro un sorriso d'accompagnamento, è davvero difficile per i bambini".

Regole simili sono in vigore nei Paesi balcanici, mentre in altri c'è più permissività riguardo alle mascherine: nella Repubblica Ceca, ad esempio, sono state consigliate solo nelle scuole di Praga.

Neppure in Russia sono obbligatorie, tuttavia agli studenti è imposta la misurazione della temperatura ogni giorno all'ingresso della scuola.

Nel Regno Unito, circa il 40% delle scuole in Inghilterra e Galles riapre i battenti in maniera scaglionata, suscitando la perplessità degli alunni.

Mascherine di protezione sono richieste nelle aree comuni delle scuole secondarie, nei distretti con tassi elevati di infezione.

Molti genitori, a torto o a ragione, sono vittime di crisi di nervi, rischiando multe se si rifiutano di rimandare i figli a scuola.

Nel frattempo, torna in auge l'amletico dibattito sulle mascherine, che sono ora obbligatorie in tutti i luoghi di lavoro francesi.

Relativamente analogo il discorso nella Repubblica Ceca, dove sono momentaneamente richieste solo all'aeroporto di Praga, negli uffici governativi e statali, in cliniche e farmacie.

La Svezia, infine, si rifiuta di raccomandarne l'uso, sia sui mezzi piubblici che in scuole e supermercati.