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Stato di diritto e fondi europei: così la Commissione UE vuole mettere in riga Budapest e Varsavia

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Stato di diritto e fondi europei: così la Commissione UE vuole mettere in riga Budapest e Varsavia
Diritti d'autore  Vadim Ghirda/Copyright 2019 The Associated Press. All rights reserved.
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Stato di diritto e distribuzione dei fondi UE

Corruzione, omicidi, repressione politica e giudiziaria: negli ultimi anni l'Europa ha subito un certo numero di attacchi allo stato di diritto. L'ultimo scandalo che ha fatto scatenare polemiche all'interno del parlamento europeo è il coinvolgimento del premier ceco Andrej Babis in un caso di frode ai danni dell'UE.

L'emiciclo ora chiede un cambiamento nella distribuzione dei fondi dell'UE e una migliore protezione dello stato di diritto negli Stati membri.

“Lo stato di diritto si è deteriorato in contesti come l'Ungheria e la Polonia e rappresenta un dilemma anche per l’ordinamento giuridico dell’ l’UE. Se i tribunali non sono indipendenti negli Stati membri, l'applicazione delle leggi europee, compresi i regolamenti sul mercato interno, non può essere data per scontata. Quindi non sorprende che l'UE stia dando la priorità alla risoluzione di questo problema”, spiega Federico Fabbrini, docente di diritto dell'UE presso l'università di Dublino.

La Commissione UE lancia nuovi strumenti

Finora la risposta dell’UE sullo Stato di diritto si basava su procedimenti di infrazione, le sentenze della Corte di giustizia europea e - nel caso di Ungheria e Polonia- nel cosiddetto processo previsto articolo 7 dei trattati, che potrebbe portare alla sospensione dei diritti di voto in seno al Consiglio dell'UE.

Ma ecco che Bruxelles introduce nuovi strumenti: la relazione annuale sullo stato di diritto, il suo rispetto come condizione per l’ottenimento di fondi europei e l'istituzione della procura europea.

“L’idea è quella di interrompere o sospendere alcuni finanziamenti in caso di violazione generalizzata dello stato di diritto in uno Stato membro. Se non abbiamo la fiducia nel funzionamento di uno Stato membro, deve essere possibile sospendere o interrompere il finanziamento e poi alla fine dell'anno, ci occuperemo della Procura europea", afferma Didier Reynders, Commissario europeo per la giustizia.

Difficile percorso con Polonia e Ungheria

Ma l'Ungheria, la Polonia e la Svezia non hanno ancora aderito alla Procura europea. La condizione di fine parte per ottenere i fondi europei sarà una grande arma Contro di loro Ma Varsavia e Budapest hanno il poter di veto in seno al Consiglio: sarà dunque difficile fare pressione su di loro.

"Se i contribuenti degli stati membri ci chiedono solidarietà ovviamente siamo pronti a darla se questi Stati membri condividono gli stessi valori, gli stessi principi, e seguono le stesse regole valide per tutti. Ho visto nelle ultime settimane e mesi un crescente sostegno a tale condizionalità. Nel parlamento, ma da parte di altri Stati membr", conclude Reynders.