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Anche le polizie europee hanno un problema di profilazione razziale e discriminazione

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Dopo l'uccisione di George Floyd in America, le proteste contro il razzismo sistematico da parte della polizia si sono diffuse anche in Europa, con migliaia di manifestanti scesi in piazza per gridare che la profilazione razziale non è solamente un fenomeno statunitense.

"Ciò che sta succedendo negli Stati Uniti ha fatto luce su quello che accade in Francia", ha detto martedì sera ai manifestanti di Parigi Assa Traoré, fratello di Adama, morto per cause ancora non chiarite mentre era in custodia della polizia nel 2016.

A dispetto delle severe regole di distanziamento sociale imposte in Francia, tra le 20mila e le 40mila persone hanno risposto all'appello di Assa per protestare contro la morte di George Floyd e per denunciare la presunta profilazione razziale delle forze dell'ordine nel Paese.

"Dobbiamo alzare la cortina sul razzismo qui in Francia e sulle persone vittime di razzismo" ha detto, aggiungendo che la polizia francese agisce come "una mafia" e "fa quello che vuole, senza alcuna impunità".

Proteste simili si sono svolte anche nei Paesi Bassi, in Germania e nel Regno Unito.

Discriminazione "comune" anche in Europa

La questione del razzismo nelle forze dell'ordine in Europa "è spesso negata", ritiene Rachel Neild, della Open Society Justice Initiative, intervistata da Euronews.

"È impossibile dire quante persone la polizia si fermi a controllare, o addirittura abbiano sperimentato la brutalità delle forze dell'ordine, perché non ci sono dati ufficiali che indichino la razza delle persone fermate".

"Solo il Regno Unito raccoglie questi dati in modo sistematico, e qui "mostrano un pregiudizio persistente e sistemico nei confronti delle persone di colore", ha aggiunto Neild.

La rete europea contro il razzismo (ENAR) si dice d'accordo.

"C'è davvero la tendenza a concentrarsi sulla situazione negli Stati Uniti. Molti in Europa riconoscono il problema negli USA senza riconoscere che lo è anche in Europa, nonostante l'evidenza che la profilazione razziale da parte delle forze di polizia sia una realtà" anche in tutto il nostro continente, scrive ENAR a Euronews.

Secondo il rapporto "Essere neri nella UE", quasi un terzo degli europei neri ha subito molestie razziste negli ultimi cinque anni (rispetto alla data di pubblicazione, nel 2018).

Michael O'Flaherty, direttore dell'Agenzia dell'Unione Europea per i diritti fondamentali (EUAFA), che ha compilato il rapporto, ha detto che "la discriminazione razziale e le molestie sono all'ordine del giorno" nella UE.

Secondo O'Flaherty, "anche la profilazione discriminatoria da parte della polizia è una realtà comune".

Un quarto delle oltre 5.800 persone intervistate in 12 Stati membri dell'UE ha dichiarato di essere stato fermato dalla polizia negli ultimi quattro anni. Quattro su 10 di questi rispondenti hanno etichettato l'ultimo controllo come vera e propria profilazione razziale.

Il 64% delle vittime di violenza razzista e il 63% delle vittime di aggressioni fisiche razziste da parte di agenti di polizia non ha denunciato l'incidente più recente "perché riteneva che la denuncia non avrebbe cambiato nulla (34%)" o per sfiducia o paura nei confronti delle forze dell'ordine, si legge nel rapporto.

"La violenza letale è un problema comune in Europa"

La profilazione razziale - l'uso da parte della polizia, senza alcuna giustificazione obiettiva e ragionevole, di motivi quali la razza, il colore, la lingua, la religione, la nazionalità, nel controllo, nella sorveglianza o nelle attività investigative - è più spesso "guidata da pregiudizi non detti", ha scritto l'anno scorso Dunja Mijatovic, commissario per i diritti umani al Consiglio d'Europa.

Mijatovic ha segnalato che un'indagine condotta nel 2015/16 in tutta la UE su 25mila persone, immigrati o di diverse minoranze etniche, ha rilevato che il 14% dei rispondenti è stato fermato dalla polizia nei 12 mesi precedenti.

"In Francia, secondo i risultati di un sondaggio nazionale su oltre 5mila intervistati, i giovani di origine araba e africana hanno venti volte più probabilità di essere fermati e perquisiti di qualsiasi altro gruppo maschile", ha detto.

"Per quanto riguarda il Regno Unito - dove la polizia è tenuta per legge a raccogliere e pubblicare dati disaggregati sulle pratiche di arresto e di ricerca della polizia - le statistiche del Ministero degli Interni per il 2017-2018 mostrano che, in Inghilterra e nel Galles, le persone di colore hanno nove volte e mezzo più probabilità di essere fermate rispetto ai bianchi", ha aggiunto.

Per Neild, proprio come negli Stati Uniti, "la violenza letale è un problema comune in Europa, innegabilmente presente".

Secondo l'Ong "La Police Assassine" ("La polizia uccide"), quasi 100 persone sono state uccise dalla polizia francese tra il 2005 e il 2015. In Portogallo, Plataforma Gueto, un Movimento sociale nero, ha dichiarato che otto neri di età compresa tra i 14 e i 30 anni sono stati uccisi dalle forze dell'ordine tra il 2002 e il 2013.

"Ma i danni causati dalla profilazione razziale sono molto più profondi e perniciosi della sola violenza fisica".

"È umiliante e spaventoso per le persone essere prese di mira. Invia un messaggio costante di non appartenenza, porta alcune persone a cambiare i loro modelli di comportamento per evitare il contatto con la polizia, a volte limitando movimenti e altri diritti; erode la fiducia e la legittimità della polizia e dello Stato più in generale", indica Neild.

Francia, Portogallo, Belgio

La mancanza di dati rende difficile sapere quale paese può essere considerato il peggiore in Europa in questa triste classifica. Neild segnala che "i rapporti tra comunità e polizia appaiono particolarmente tesi in Francia, dove stiamo assistendo a modelli di utilizzo sistematico delle multe nei quartieri a basso reddito (minoranze)".

Georgina Siklossy, portavoce dell'ENAR, ha indicato a Euronews che, mentre la profilazione razziale è un problema in ogni Paese europeo, "le persone prese di mira possono essere diverse a seconda del contesto nazionale e della storia".

"Per esempio, nei paesi dell'Europa orientale, sono soprattutto i Rom a subirla, assieme alla brutalità della polizia", ha detto Siklossy.

La portavoce ENAR ha aggiunto che, negli ultimi anni, sono emerse diverse segnalazioni di preoccupanti tendenze di violenza da parte della polizia.

"Molti casi di nostra conoscenza si trovano in Francia, ma anche in Portogallo e recentemente in Belgio. Vogliamo farvi luce di modo che le autorità ne rispondano".

ENAR segnala anche che il "divario nell'applicazione della giustizia" riguarda anche come i crimini d'odio vengono denunciati e perseguiti.

In un rapporto pubblicato nel settembre dello scorso anno, si mette in guardia che, sebbene i crimini d'odio siano in aumento, "le prove suggeriscono che la polizia non prenda sul serio queste denunce o non creda alle vittime di crimini a sfondo razziale".

L'organizzazione ha affermato che le leggi sui crimini d'odio nei paesi europei tendono a non essere "applicate a causa di un contesto di razzismo istituzionale profondamente radicato".

Questo ostacola di conseguenza il successo dell'azione penale, con sempre meno casi che arrivano a condanna.

Sanzioni più severe

Per combattere il problema, l'Open Society Justice Initiative chiede un'ampia raccolta di dati sulle attività di polizia in Europa e "l'applicazione esplicita degli standard di non discriminazione UE alle attività di polizia".

"Questo deve includere l'inversione dell'onere della prova, in modo che lo Stato sia obbligato ad assumersi il dovere positivo di assicurare che le sue azioni non siano discriminatorie", ha spiegato Neild.

L'ENAR chiede anche che i governi europei adottino sanzioni più severe nei casi di violenza e abusi da parte della polizia e che aumentino la diversità razziale e la formazione all'interno della polizia.

"Un primo passo sarebbe quello di ordinare una revisione pubblica indipendente delle forze dell'ordine per identificare le politiche e le pratiche che portano al razzismo istituzionale all'interno della polizia, come è stato fatto per esempio nel Regno Unito con l'inchiesta di Stephen Lawrence", ha concluso Siklossy.