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Ursula vara Commissione "diversa come l'Europa"... in cui sono tutti bianchi

Ursula vara Commissione "diversa come l'Europa"... in cui sono tutti bianchi
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Un collage degli europarlamentari eletti nella nuova legislatura (ripetuto 2 volte) - Euronews
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Durante la presentazione della squadra di commissari europei di Ursula von der Leyen, la nuova presidente ha affermato che il nuovo esecutivo riflette al suo interno "la diversità dell'Europa". Peccato che, anche in questa legislatura, i commissari siano tutti bianchi.

Il paradosso si ripete anche nel nuovo Parlamento europeo dove gli europarlamentari BME (Black and Minority Ethnic) sono appena il 5% del totale: 36 su 751. Lo evidenzia l'European Network Against Racism (Enar) in uno studio pubblicato all'indomani delle elezioni continentali: in esso viene indicato che, a fronte del 5% di rappresentanza parlamentare, le minoranze etniche costituiscono il 10% della popolazione europea (Eurostat non ha dati in merito). Politico, che al tema aveva dedicato una serie di articoli, stima che almeno 50 milioni di cittadini europei appartengano a minoranze etniche

Non solo: in caso di Brexit, la quota di europarlamentari BME si ridurrà ulteriormente arrivando al 4%, in virtù della dipartita degli eurodeputati britannici. I soli politici di colore (non bianchi) sono passati da 18 della scorsa legislatura ai 30 dell'attuale ma, dal 31 ottobre (chissa!), scenderanno a 24.

"I deputati britannici apportavano una certa competenza e conoscenza in materia di promozione dell'uguaglianza: un capitale che andrà perso con la Brexit", commenta Sarah Chandler di Enar.

Non è raro che, a Bruxelles e Strasburgo, i politici di colore si trovino spesso ad essere"L’Unica Persona Nera nella Stanza": mentre funzionari e parlamentari prevalentemente bianchi discutono di leggi e dossier, moltissimi fra camerieri e addetti alle pulizie appartengono a una minoranza etnica.

Ad essere l'unica persona nera nella stanza la neo-europarlamentare svedese, Alice Bah Kuhnke, ci è abituata. "È sempre stato così per me, per me non è un'esperienza nuova. Nel parlamento svedese ero una delle poche con qualche pigmento in più sulla pelle", commenta a Euronews l'ex ministro della cultura e della democrazia eletta con i Verdi.

La Svezia è lo stato con la più alta proporzione di candidati BME presentatisi alle elezioni europee. "Il problema è serio ed è grave che le istituzioni europee e lo staff non offrano una vera rappresentanza di ciò che è l'Europa. Nessuno può nascondersi: viviamo in un periodo in cui la fiducia nella politica e nei politici sta andando lentamente in una direzione contraria e dobbiamo ricostruire fiducia: uno strumento essenziale è assicurarsi di rappresentare davvero chi ha votato per noi".

Enar fa da cappello ad oltre 160 organizzazioni anti-razziste del continente.

Secondo Chandler, il problema è che né il Parlamento europeo né la Commissione raccolgono dati sulle minoranze etniche. Non solo: alle ultime elezioni, i partiti "includevano sì candidati appartenenti a minoranze nere o etniche nelle liste, ma molto in fondo alle stesse".

Un fatto confermato anche da Alfiaz Vaiya, coordinatore dell'intergruppo del Parlamento europeo contro il razzismo, il quale ha espresso al Guardian, prima delle elezioni, il timore che i partiti progressisti abbiano evitato di schierare i candidati BME come alfieri di punta delle liste a causa del tema conflittuale dell'immigrazione.

Nel 2017 i leader europei si sono impegnati a promuovere una strategia sulla diversità e l’inclusione che puntava a raggiungere una sostanziale parità di genere tra uomini e donne (40%) ma in essa non si trova traccia della questione etnica e razziale. Si parla di donne, disabilità, LGBTI, anzianità di staff, ma non di diversità.

"Per lavorare a Bruxelles devi fare parte di un network e passare un test molto selettivo. Dicono che il test sia meritocratico e anonimo, il che è vero, ma hanno sempre fatto resistenza nell'introdurre sondaggi anonimi sul background economico di chi fa domanda e alla fine ce la fa. Così non sappiamo se le persone BME non facciano proprio domanda oppure non hanno successo nella loro application. Bisogna raccogliere dati per capire dove sia il problema e, una volta identificato, risolverlo".

Un questionario anonimo indirizzato ai membri di staff della Commmissione europea dell'ottobre 2018, il primo dopo l'adozione della strategia sulla diversità e l'inclusione, chiedeva ai dipendenti se si fossero mai sentiti discriminati per genere, orientamento sessuale, età o disabilità. Il 60% dei rispondenti ha affermato di ritenere che la Commissione si sforzi per promuovere l'inclusione: disabilità e orientamento sessuale "non sono tra i fattori di preoccupazione principali" di chi si è espresso, fa sapere a Euronews un portavoce della Commissione.

Da leggere tra le righe: il problema non è la discriminazione per disabilità o orientamento sessuale, ma un altro. Secondo Enar, che ha potuto visionare il questionario, l'apprensione dei dipendenti della Commissione riguarda una percezione di discriminazione legata al gruppo etnico. Questa opzione è stata inclusa nella casella "altro" che, secondo quanto riferisce Chandler, è stata barrata quattro volte di più delle altre.

La Commissione ha preferito non condividere con Euronews i risultati esatti del sondaggio.

Chandler fa notare un'ultima cosa. A Bruxelles e Strasburgo è pratica comune che i nuovi europarlamentari ereditino membri dello staff dai vecchi deputati, su suggerimento delle delegazioni nazionali. "Questo crea un senso di lealtà, ma è anche una pratica che fa da grande tappo per tutte le persone che non fanno parte di questi network e che non hanno connessioni".

Una pratica che, conclude Chandler, non fa che alimentare l'immobilismo di un sistema impermeabile a chi non fa parte della maggioranza.