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Dal mare al piatto, tutte le attività colpite dalla crisi della pesca nell'Ue dovuta al coronavirus

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Dal mare al piatto, tutte le attività colpite dalla crisi della pesca nell'Ue dovuta al coronavirus
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Il settore della pesca non è stato risparmiato dalla crisi prodotta dalla pandemia di Covid-19. L'intera catena produttiva, dai pescatori e allevatori ai ristoranti, ne subisce i contraccolpi. Scopriamo quali sono le difficoltà del settore e che cosa sta facendo l'Ue per tenerlo a galla.

Giornate più lunghe per i pescatori che continuano a lavorare

Le acque della Costa Azzurra sono insolitamente deserte, o quasi. Se yacht di lusso e navi da crociera rimangono in porto, le barche da pesca continuano a uscire in mare. Per i piccoli pescatori i mesi da aprile a giugno sono i più importanti dell'anno, ma oggi, per restare a galla, devono adattarsi alle nuove realtà della pandemia, come rivela uno di loro, Loïc: "I ristoranti sono clienti regolari, per cui la chiusura ci ha danneggiati. Rimangono i clienti privati. Abbiamo dovuto cominciare a fare consegna a domicilio alla maggior parte dei clienti. Quindi la mattina peschiamo e il pomeriggio consegniamo. Le giornate diventano lunghe".

Loïc e i suoi colleghi dicono di aver perso circa la metà del fatturato, ma si sentono in dovere di continuare a servire i clienti, che possono raggiungerli per telefono. Con le consegne, una giornata di lavoro può durare dalle 4 del mattino alle 9 di sera. Ma in piena pandemia solo il fatto di avere clienti da soddisfare è un privilegio. In alcune parti del Mediterraneo e del Mar Nero, oltre il 90 per cento dei piccoli pescherecci ha dovuto smettere di lavorare.

Poiché i mercati sono chiusi, i pescatori di Antibes sono stati autorizzati a vendere direttamente in porto. Sono previsti aiuti per i pescatori in difficoltà a causa della pandemia, è una delle misure d'emergenza adottate a livello europeo per attenuare gli effetti della crisi, ma loro preferiscono continuare a lavorare, pur con tutte le precauzioni necessarie. Jérôme, ad esempio, confessa: "Le dico la verità, sono rimasto confinato in casa tutto il mese di marzo perché avevo paura, poi, quando ho visto che c'erano molti meno casi ad Antibes, sono tornato in mare. Cerco solo di avere meno contatti possibile. Io vado in mare e pesco, e il mio collega vende il pesce sul posto".

Denis Genovese, presidente del Comitato dipartimentale della pesca delle Alpi Marittime, pensa a chi è meno fortunato di lui: "Sono state offerte sovvenzioni a chi ha perso il fatturato a marzo. Io le ho chieste e le ho avute. Ma ad aprile non ho fatto domanda, perché anche se guadagno meno, qualcosa guadagno. Bisogna rispettare chi non ha entrate".

Le misure adottate dalla Commissione Ue

Lungo le coste dell'Europa molti pescatori fanno quel che possono per continuare a lavorare. Ma con mercati e ristoranti chiusi, catene d'approvvigionamento rotte e molti grossi pescherecci rimasti in porto, migliaia di posti di lavoro sono a rischio. Che cosa sta facendo l'Unione europea per aiutare il settore? Per rispondere, abbiamo incontrato il Commissario europeo all'ambiente, oceani e pesca, Virginijus Sinkevičius.

Qual è la situazione generale in Europa? La nostra pesca e acquacoltura quanto sono state colpite dalla crisi?

"È ancora difficile trarre conclusioni definitive. Tuttavia possiamo già dire che il settore della pesca e dell'acquacoltura è stato colpito duramente. La domanda di pesce fresco è diminuita drasticamente. Per noi è molto importante aiutare il settore, in modo che quando il mercato tornerà alla normalità, anche il settore possa ritrovare un ritmo normale".

Quali sono le principali misure adottate finora dall'Unione europea?

"Innanzi tutto, naturalmente c'è la temporanea cessazione delle attività: dal momento che il mercato del pesce è crollato, è chiaro che alcune barche non possono continuare a lavorare. È per questo che i pescatori sono costretti a restare in porto. La Commissione finanzierà il 75 per cento della temporanea cessazione delle attività. In secondo luogo, ci sono ancora pescherecci che escono a pescare, ci sono acquacoltori che lavorano e che sono fondamentalmente lasciati lì con i lor o prodotti, hanno bisogno di metterli da qualche parte. Gli aiuti allo stoccaggio sono la seconda iniziativa che li aiuterà sostanzialmente ad aspettare momenti migliori con il loro prodotto per poi venderlo alla riapertura dei mercati. Terzo, gli aiuti statali sono stati aumentati fino a 120 mila euro. Gli Stati membri possono reagire molto in fretta, in modo molto proattivo e aiutare pescatori e acquacoltori con finanziamenti diretti".

Diminuire la produzione in attesa del ritorno dei mercati

Molti allevatori sono costretti a vendere o congelare il pesce che ha raggiunto dimensioni commerciali. L'allevamento Cannes Aquafrais ha una capacità di produzione di 750 tonnellate di spigole e orate. I ristoranti che acquistavano il pesce sono chiusi, quindi l'azienda ora fornisce i rivenditori al dettaglio. Ma il calo delle vendite ha costretto i produttori a scelte difficili, ammette il capo della produzione Guillaume Gilbert: "Abbiamo smesso di far crescere lo stock in attesa del ritorno dei mercati, quindi abbiamo diminuito un po' la produttività per evitare che la densità della popolazione ittica superi i limiti che ci siamo imposti". Le conseguenze sono prevedibili, prosegue Michel Moragues, direttore commerciale dell'azienda: "Chiaramente questo ha un impatto economico, se diminuiamo la produttività perdiamo denaro. Non possiamo mantenere lo stock a lungo".

Posti di lavoro a rischio

Nel domino economico, anche gli impianti di trasformazione del pesce sono colpiti dal crollo della domanda. La Poissonnerie di Puget-sur-Argens, per esempio, ha perso l'80 per cento del fatturato e ora funziona a una frazione della sua capacità, servendo per lo più locali da asporto. La direzione teme che a giugno i lavoratori perderanno l'indennità di disoccupazione parziale. "I dipendenti sono disoccupati all'80 per cento - svela il proprietario dello stabilimento, Anthony Garnham -, ogni giorno vengono a lavorare cinque o sei persone, a seconda del lavoro da fare. Ci sono giorni in cui fanno due ore, giorni in cui ne fanno tre, e giorni in cui non vengono del tutto. Penso che anche con la ripresa avremo un calo del fatturato di circa il 50 per cento".

L'Italia non è esente dagli effetti della crisi

Dal ristorante all'ospedale: un progetto solidale

Il pesce acquistato nell'allevamento di Cannes viene trasformato a Puget-sur-Argens, con il finanziamento derivante dal Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, sollecitato da un'associazione locale.

Il prodotto trasformato viene poi consegnato ai ristoranti partner del progetto, ancora chiusi al pubblico, come quello del formatore professionale Stephan Miso a Fréjus. Il suo "plat du jour", orata alla panna con spezie asiatiche, scaglie di pesce e mandorle, sarà consegnato al personale medico di un ospedale locale. "Sono cento pasti, cento persone mangeranno come se fossero nel mio ristorante, ma nell'ospedale dove lavorano - afferma con un certo orgoglio Stephan -. Abbiamo cucinato il pesce due volte, come filetto e come rosetta al forno. È fatto solo con olio d'oliva e vino bianco. Ecco che cosa mangeranno oggi!"

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E prosegue: "Stiamo vivendo un'ondata di solidarietà, con un reale sostegno, ci tengo a dirlo, da parte dei pescatori, dell'Europa, di tutti coloro che ci finanziano, ed è un piacere tornare a cucinare, a riaprire le cucine, ricominciare a lavorare e sentirsi utile. Questo è importante".