A parlare è Debora Piazza, avvocata di Abderrahim Mansouri, 28enne spacciatore marocchino ucciso dall'assistente capo di polizia Carmelo Cinturrino, arrestato per omicidio volontario. Il caso accende il dibattito sullo "scudo penale" e sul referendum sulla giustizia del 22-23 marzo
"Siamo solo all'inizio di questa orribile vicenda, sono certa che ci possa essere un'indagine più ampia".
A parlare a Euronews è l'avvocata Debora Piazza, legale di parte civile della famiglia di Abderrahim Mansouri, il 28enne marocchino ucciso il 26 gennaio a Rogoredo dall'assistente capo di polizia Carmelo Cinturrino.
L'agente 42enne è stato arrestato lunedì per omicidio volontario e ha dichiarato di aver messo lui la pistola a salve vicino al corpo di Mansouri per sviare le indagini, arma che, nella falsa ricostruzione di Cinturrino, gli era stata puntata contro dal giovane spacciatore, costringendolo a sparare per legittima difesa.
Secondo le testimonianze, di recente l'agente aveva preso di mira il 28enne, irregolare sul territorio italiano, chiedendogli soldi e droga, come avrebbe fatto anche con altri pusher del boschetto di Rogoredo, accuse che il poliziotto invece nega.
"Cinturrino fa continue dichiarazioni che non convergono mai l'una con l'altra. Prima ha parlato di legittima difesa, poi attraverso il suo legale ha parlato di blackout, poi ha detto che aveva paura di Abderrahim", spiega l'avvocata Piazza che accusa i poliziotti colleghi di Cinturrino di averlo aiutato a depistare le indagini.
Quattro poliziotti sono infatti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso, perché presenti sul luogo dell'omicidio e perché avrebbero aiutato Cinturrino a depistare, coprire le prove e manipolare la scena del crimine.
La pistola, che poi è stata messa accanto al corpo di Mansouri, una replica di una Beretta 92, gli sarebbe stata infatti consegnata dentro uno zaino da un altro agente.
"È scattato il meccanismo di protezione. I poliziotti non hanno detto subito quello che era accaduto, cioè che la pistola era finta, che è andato un poliziotto a prenderla in commissariato. È lo stesso schema di protezione, tutte le volte abbiamo sempre la stessa situazione. Non è assolutamente giusto", continua Piazza.
Cinturrino, dopo aver ammesso le sue responsabilità davanti al giudice per le indagini preliminari, ha chiesto scusa a "tutte le persone che indossano la divisa".
"Si è scusato con la Polizia di Stato, con i suoi colleghi. Si è autodefinito un traditore. E le scuse ai familiari di Abderrahim quando arriveranno? Oppure Abderrahim era un nessuno, una persona che meritava di morire? Chiede scusa a tutti, ma non è che ha rotto un bicchiere d'acqua, ha ucciso una persona", continua l'avvocata.
"Adesso vogliono recuperare tutti i soldi che avevano raccolto per il poliziotto. Io gli faccio una proposta, perché non raccolgono i soldi per i familiari di Mansouri Abderrahim? La moglie e la figlia di 4 anni ne avrebbero davvero bisogno. Mi auguro che si costituiscano anche parte civile contro Cinturrino e gli altri membri della polizia di Stato che sapevano e non hanno fatto nulla".
Le reazioni della politica, il referendum e lo "scudo penale"
Dopo la notizia dell'uccisione di Mansouri a fine gennaio erano state immediate le reazioni della politica.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il vice premier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini si erano schierati dalla parte del poliziotto.
In particolare, Salvini aveva scritto su X: "Un poliziotto si difende, il balordo muore, l'agente viene indagato per omicidio volontario. Tutto sbagliato! Io sto col poliziotto".
Oggi, alla luce di quanto sta emergendo dalle indagini della polizia, è intervenuta la premier Meloni: "Se quanto ipotizzato trovasse conferma nel seguito delle indagini, ci ritroveremmo davanti a un fatto gravissimo, un tradimento nei confronti della nazione e della dignità e onorabilità delle nostre Forze dell'Ordine. Provo profonda rabbia all’idea che l'operato di chi tradisce la divisa possa "sporcare" il lavoro dei tantissimi uomini e donne che, ogni giorno, ci proteggono e difendono la nostra sicurezza, con abnegazione, sacrificio e senso delle Istituzioni. Servitori dello Stato nei confronti dei quali, invece, dobbiamo tutti essere riconoscenti”.
Negli ultimi giorni si è discusso molto anche sul cosiddetto "scudo penale" per le forze dell'ordine e i cittadini, contenuto nel decreto sicurezza approvato dal Consiglio dei Ministri il 5 febbraio e firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Lo scudo penale impedisce l'iscrizione automatica nel registro degli indagati da parte del pubblico ministero in determinati casi, come la legittima difesa, l'adempimento di un dovere o lo stato di necessità.
Un norma che ha creato un ampio scontro politico in Italia, prima dell'appuntamento del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo.
"Con lo scudo penale Cinturrino avrebbe avuto una sorta di immunità. Salvini e Meloni parlavano già di legittima difesa, che il caso doveva essere archiviato, che non si doveva neanche indagare. Se passasse lo scudo penale, assieme al referendum sulla giustizia, il governo avrebbe pieno potere sulle indagini, sull'organo inquirente. Avrebbero sicuramente fatto in modo che questa vicenda non venisse mai chiarita. Io ne sono certa", ha detto Debora Piazza.
"Il pubblico ministero sarebbe comandato direttamente dal governo. Non hanno fatto altro che attaccare la magistratura da subito per questo e anche per gli altri casi perché non vogliono che la magistratura sia indipendente e libera"
Piazza: "Sono soggetti deboli contro i potenti"
Piazza spesso difende persone straniere da presunti abusi delle forze dell'ordine.
"Sono soggetti deboli, perdenti, ai margini della società contro persone forti, conosciute, potenti. E tutte le volte che io mi occupo di casi del genere devo sempre fare fatica il doppio per far emergere la verità", racconta Piazza.
"Viviamo in un momento storico non particolarmente positivo, in cui ci insegnano l'odio verso chi non può difendersi contro le persone potenti, che hanno una certa fama, famose, ricche, ben pensanti. Persone che non hanno nulla a che vedere con Youns, Bruna, Soufiane, Fares, che vivono ai margini della società. Però dal primo anno di università ci hanno insegnato che la legge è uguale per tutti e io voglio continuare a rincorrere questo principio".
Tra i casi seguiti ci sono appunto quello di Youns El Boussetaoui, 39enne senzatetto marocchino ucciso nel Pavese con un colpo di pistola a Voghera il 20 luglio 2021 da Massimo Adriatici, ex poliziotto all'epoca assessore comunale alla Sicurezza della Lega, condannato martedì a 12 anni di carcere.
Secondo la difesa, Adriatici era in uno stato di "incapacità naturale" perché lo sparo fatale era seguito ad una colluttazione con la vittima.
E poi ancora il caso di Fares Bouzidi, il 22enne che guidava lo scooter su cui il 24 novembre 2024 viaggiava Ramy Elgaml, morto in un incidente durante un inseguimento con i carabinieri.
Oppure quello di Bruna, la donna transgender presa a manganellate a Milano dalla polizia perché, secondo le dichiarazioni, poi smentite, aveva urinato e mostrato parti intime davanti a una scuola.
In questo momento Debora Piazza sta seguendo anche il caso di Soufiane Ech Chafiy, 20enne marocchino ucciso la notte del 24 marzo 2016 con un colpo di pistola da un agente di polizia dopo un inseguimento in auto da Vigevano ad Abbiategrasso.
Il caso venne archiviato, ma prima di Natale l'avvocata assieme ai familiari ha chiesto alla Procura di Pavia la riapertura delle indagini.
"Nel 2016 Soufiane è stato ucciso sempre da un poliziotto. Dicevano che era armato, ma non aveva nessuna arma, perché le altre persone che erano con lui sono state tutte assolte. Devono riaprire il caso. Ci sono tanti elementi e quel poliziotto che ha ucciso Soufiane urinava sul ciglio della strada mentre lui era a terra organizzante che chiedeva aiuto", spiega Piazza.