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Coronavirus: l'industria cinematografica ungherese con le spalle al muro

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Coronavirus: l'industria cinematografica ungherese con le spalle al muro
Diritti d'autore  ATTILA KISBENEDEK / AFP
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Uno dei settori che stanno soffrendo maggiormente in Ungheria, a causa della pandemia, è l'industria cinematografica. Negli ultimi dieci anni, le strade di Budapest sono apparse in molte superproduzioni hollywoodiane.

Almeno 20.000 persone lavorano in questo settore e quando il Covid-19 è entrato nelle vite degli ungheresi, i cineasti sono stati tra i primi a restare a casa, mentre le troupe straniere hanno fatto in fretta i bagagli e sono partite.

Attila Farago, amministratore delegato di una società che noleggia attrezzature, ci spiega la situazione: "Dato che non abbiamo molto da fare, organizziamo eventi di beneficenza per coloro che lavorano nell'industria cinematografica e poi aiutiamo le scuole. Recuperiamo computer portatili per gli istituti con meno possibilità economiche. Nell'industria cinematografica non possiamo fare nulla ora, d'altronde".

L'Ungheria è un Paese attraente per le produzioni internazionali sotto diversi aspetti. Da un lato, sostiene la produzione cinematografica con uno sgravio fiscale del 30% e dall'altro le aziende possono impiegare manodopera meno cara - ma molto qualificata - rispetto agli americani: dal cameraman al tecnico, passando per lo stuntman.

"Naturalmente siamo in una situazione molto difficile a causa della crisi", spiega Levente Lezsak, coordinatore stuntman. "Tutte le riprese cinematografiche e gli spettacoli teatrali sono stati cancellati. Siamo sempre più preoccupati, non sappiamo quando potranno riprendere le riprese. E siamo consapevoli del fatto che tutto può succedere. Un incidente può avvenire in qualsiasi momento, con il lavoro che facciamo, quindi dobbiamo essere preparati e avere qualche risparmio da parte per i momenti difficili".

Alcune scene di Die Hard 5 e Blade Runner 2049 sono state girate in questo studio di 4.300 metri quadrati, che ora è vuoto. Questa settimana, il National Film Institute ha aperto un fondo per aiutare i registi freelance in questa difficile situazione, dovuta alla pandemia di Covid-19.