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Coronavirus: lavoro non-stop e nessuna tutela, le onoranze funebri di Bergamo dicono basta

A man touches the coffin of his mother during a funeral service in the closed cemetery of Seriate, near Bergamo, Lombardy, on March 20, 2020.
A man touches the coffin of his mother during a funeral service in the closed cemetery of Seriate, near Bergamo, Lombardy, on March 20, 2020.   -   Diritti d'autore  PIERO CRUCIATTI/AFP or licensors
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Lavorano senza sosta da quasi un mese, sprovvisti di guanti e mascherine. Nessuno di loro è stato sottoposto al tampone, nonostante abbiano incontrato decine di familiari e amici delle persone morte a causa del Covid-19. Titolari e dipendenti delle agenzie di onoranze funebri della provincia di Bergamo sono allo stremo e minacciano di fermarsi se non saranno prese delle misure adeguate a tutelare la sicurezza pubblica.

Sono circa 80 le aziende che operano nella provincia. Una delle più grandi dà lavoro a una quarantina di persone: prima del coronavirus si occupava in media di circa 115 funerali al mese, ma a marzo sono già più di 800.

Le immagini dei camion dell'esercito che trasportano fuori da Bergamo i feretri delle vittime del coronavirus sono diventate il simbolo del dramma che sta vivendo la città. Il forno crematorio lavora da settimane 24 ore al giorno, ma non riesce a far fronte alle richieste. Al momento la lista d'attesa per la cremazione arriva a tre settimane.

Il bergamasco è una della aree con il più alto numero di casi in Italia, quasi 6.500 stando ai dati della Protezione civile. Antonio Ricciardi, presidente della categoria onoranze funebri di LIA, un'associazione di piccole e medie imprese del bergamasco, ha parlato di una situazione insostenibile.

"È assolutamente irresponsabile continuare ad operare nelle condizioni attuali - ha detto Ricciardi - entrando e uscendo da strutture sanitarie e dalle case delle persone senza alcun controllo sulla salute".

Dalle parole degli addetti ai lavori emerge la sottovalutazione del rischio da parte delle autorità sanitarie, soprattutto nelle fasi iniziali del contagio. "Nei primi tempi - dice a Euronews Pietro Bonaldi, direttore di LIA - era ancora consentito il trasporto della cassa aperta. La bara veniva trasportata nelle case dei familiari e nelle chiese per permettere a parenti e amici di salutare il defunto. In questo modo però si favoriva l'aggregazione di tante persone in uno spazio ristretto, favorendo l'ulteriore diffusione del virus. Siamo stati noi a farlo presente alle autorità".

Oltre a parenti e amici, quindi, anche anche i dipendenti delle onoranze funebri potrebbero avere contributo all'aumento esponenziale dei casi nella provincia.

Con l'avanzare del contagio sono state stabilite norme più stringenti per la gestione dei defunti a causa del Covid-19. I corpi non vengono spogliati e rivestiti, vengono semplicemente avvolti in un lenzuolo imbevuto di soluzione disinfettante. Il trasferimento dei feretri a cassa aperta è stato vietato e le bare vengono sigillate immediatamente.

Sono state vietate anche le cerimonie, per evitare assembramenti. Il funerale si è ridotto al semplice trasporto della bara sigillata al cimitero o al forno crematorio. La cremazione delle persone morte a causa del Covid-19 non è obbligatoria.

Da quasi un mese i dipendenti delle onoranze funebri entrano nelle strutture sanitarie del bergamasco senza nessuna protezione. La carenza di mascherine, guanti e soluzioni disinfettanti è cosa nota, ne hanno parlato tutti i media italiani e qualche giorno fa la Regione Lombardia ha lanciato un nuovo appello alle aziende in grado di produrle. La priorità naturalmente viene data agli operatori sanitari ma, come sottolinea Bonaldi, anche i lavoratori delle pompe funebri si trovano spesso a condividere i loro stessi spazi quando vengano chiamati ad occuparsi dei defunti.

Più complesso il discorso relativo ai tamponi. Nessuno dei lavoratori delle onoranze funebri, ha confermato Bonaldi a Euronews, vi è stato sottoposto. Stando all'ultima circolare del Ministero della Sanità devono essere sottoposti al tampone solo le persone che presentano i sintomi del virus. Le regioni però stanno agendo in ordine sparso, senza rispettare alla lettera la disposizione del Ministero.

Il Veneto, per esempio, ha scelto di effettuare tamponi a tappeto: ad oggi ne sono stati fatti più di 61mila, solo 12mila in meno della Lombardia, che però ha un numero di casi sei volte superiore (quasi 29mila contro i circa 5mila del Veneto). La Lombardia si è dimostrata invece più ligia alle direttive ministeriali. La conseguenza è che centinaia di lavoratori delle onoranze funebri continuano a fare il loro lavoro senza nessun tipo di controllo che tuteli la loro salute e quella della comunità.

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