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Libia, accordo a Berlino

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Diritti d'autore Kay Nietfeld/DPA via AP, Pool
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Di Michele Carlino
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Cessate il fuoco, embargo sulle armi e avvio di un negoziato. Ma reggerà?

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Almeno sulla carta, la Conferenza di Berlino sulla Libia si è chiusa con un passo avanti. L'intesa sottoscritta dai rappresentanti delle forze del generale Haftar e di quelle legate al governo di al-Serraj, e dai paesi coinvolti in quello scenario prevede una stabile tregua sul terreno, un embargo sulle forniture di armi e la rinuncia da parte dei paesi terzi a dare sostengo militare alle parti in conflitto.

La cancelliera Angela Merkel: "Abbiamo ricevuto la promessa di un impegno da tutti i partecipanti di non fornire ulteriore supporto alle parti in conflitto in Libia, e di fermare le operazioni per tutta la durata del cessate il fuoco"

Incerto rimane il destino della produzione petrolifera libica, dopo che le milizie di Haftar hanno costretto alla chiusura pozzi e oleodotti, col rischio di fermare del tutto l'estrazione giornaliera di 1,2 milioni di barili, vera posta in palio nel conflitto armato che oppone le forze di Bengasi di Haftar a quelle di Tripoli di al-Serraj.

I due, che a Berlino nonostante i numerosi faccia a faccia con i leader di diversi paesi, non si sono incontrati, hanno indicato una delegazione di cinque persone per l'avvio di un tavolo permanente per il controllo del cessate il fuoco, che per il ministro russo degli Esteri, Seguei Lavrov "svilupperà, sotto la supervisione delle Nazioni Unite, una serie di iniziative effettive in termini di rafforzamento della fiducia reciproca, capaci di rendere sostenibile il cessate il fuoco".

La crisi libica coinvolge numerosi paesi, tanto per gli aspetti legati alla presenza di sacche di islamismo radicale tra le milizie, che per la gestione del numero crescente di rifugiati e profughi, spinti a lasciare il paese pur di mettersi in salvo, ma è in primo luogo la Turchia, con l'invio di proprie forze a sostegno di al-Serraj, ad agire con un certo attivismo.

Il successo della conferenza, rivendicato dai paesi che vi hanno preso parte, è tuttavia sottoposto a verifica. I timori riguardano l'effettiva tenuta del cessate il fuoco tra le parti, dato che l'embargo sulle armi, se davvero funzionerà, non riguarda gli ingenti arsenali già presenti nel paese.

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