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La sfida di Taiwan a Pechino passa dalle urne

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La sfida di Taiwan a Pechino passa dalle urne
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È una vittoria difficile da digerire per la Cina, quella di Tsai Ing-wen. La "signora di Taiwan" sabato ha vinto un secondo mandato, forte di un risultato che supera di 20 punti il suo avversario Han Kuo-yu, del filocinese Kuomitang.

Tsai, esponente del partito democratico progressista e scettica nei confronti di Pechino, ha sempre respinto l'opzione "un Paese, due sistemi" caldeggiata dalla Cina.

L'elezione presidenziale e legislativa aveva gli occhi non solo orientali, ma dell'intera comunità internazionale puntati addosso. A partire dalla vicina Hong Kong, che da mesi lotta per ottenere più indipendenza.

Interferenze cinesi

La Cina è stata accusata a più riprese dai taiwanesi di inquinare il dibattito elettorale. Il governo dell'isola ha cercato di correre ai ripari con una legge che punisce gli individui e le organizzazioni che agiscono segretamente per conto di Pechino, includendo l'informazione tra gli ambti di influenza.

Taiwan è una delle quattro tigri (insieme con Singapore, Corea del Sud e Hong Kong), Paesi che sono passati da una condizione in via di sviluppo a una crescita fortissima, dovuta a produzioni molto richieste dai mercati esteri: prima il tessile, poi l'informatica e la tecnologia, fino a diventare la ventesima potenza economica al mondo.

Lo status di Taiwan

Anche se è ufficialmente parte della Repubblica popolare cinese, l'isola gode di una sovranità riconosciuta di fatto ed è anche una delle democrazie più avanzate in Oriente. Ha imposto una moratoria sulla pena capitale e due anni fa ha esteso l'assistenza sanitaria a tutti i suoi cittadini. È l'unico Paese asiatico ad aver legalizzato i matrimoni omosessuali. Elegge democraticamente il suo leader e il parlamento.

Se i taiwanesi non vogliono rinunciare ai progressi ottenuti, è improbabile che il governo forzi la mano con richieste d'indipendenza né tantomeno che il presidente Xi Jinping pensi a una riunificazione di fatto. Del resto le due economie sono già profondamente intrecciate. La Cina è il primo investitore sull'isola e con il continente c'è libera circolazione di merci e persone. Già questo, più di ogni formalità, garantisce l'interdipendenza fra Pechino e Taipei.

Taipei non è Hong Kong

I cittadini di Hong Kong, dove la metropoli è governata da una leader eletta dalle elite finanziarie, guardano a Taiwan come a un modello di democrazia. Ma paradossalmente proprio i fatti di Hong Kong degli ultimi mesi hanno dato la spinta al partito democratico taiwanese, che era uscito dalle amministrative del 2018 con una sonora sconfitta.

All'epoca l'opposizione del Kuomitang sembrava destinata a concretizzare il suo progetto di compromesso con la Cina. Ma sei mesi di scontri per le strade di Hong Kong hanno cambiato tutto.

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