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Il Parlamento iracheno chiede l'uscita dal Paese di tutte le truppe straniere

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Il Parlamento iracheno chiede l'uscita dal Paese di tutte le truppe straniere
Diritti d'autore  AP Photo/Nasser Nasser   -   Nasser Nasser
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Il Parlamento iracheno, nella sessione straordinaria convocata per oggi dopo il raid Usa in cui è stato ucciso il comandante iraniano Qassem Soleimani, ha esortato il governo a "porre fine alla presenza di truppe straniere" in Iraq, iniziando col "ritirare la sua richiesta di assistenza" alla comunità internazionale per combattere l'Isis.

La missione è partita nel 2014 su richiesta del governo di Baghdad. Al momento ci sono 5.200 militari americani sul suolo iracheno, più forze di altri Paesi che partecipano alla coalizione.

Durante la sessione straordinaria, trasmessa in diretta sulla televisione di Stato e alla presenza del premier dimissionario Adel Abdul-Mahdi, i deputati hanno approvato una risoluzione che "obbliga il governo a preservare la sovranità del Paese ritirando la sua richiesta di aiuto", ha detto il capo del parlamento, Mohammed al-Halboussi.

Nel suo intervento, Mahdi ha chiesto di intraprendere le "misure necessarie" per porre fine alla presenza di queste forze, senza menzionare specificamente gli statunitensi. Il premier ha parlato di fine della fiducia, divergenza delle priorità e la mancanza di rispetto.

Iraq denuncia all'Onu gli 'attacchi americani'

L'Iraq ha detto di aver presentato una denuncia alle Nazioni Unite contro "gli attacchi americani".

La coalizione anti-Isis sospende operazioni in Iraq

La coalizione internazionale anti-Isis guidata dagli Stati Uniti annuncia la sospensione delle sue operazioni in Iraq.

In un comunicato la coalizione internazionale ha spiegato che gli attacchi contro i militari Usa impegnati nell'addestramento delle forze locali "ha limitato la nostra capacità di svolgere le nostre attività di formazione assieme ai nostri partner. Per questo abbiamo deciso di sospenderle".

Petraeus: "Uccisione Soleimani molto più rilevante di quelle di Osama Bin Laden e Al Baghdadi"

"È impossibile non enfatizzare il significato di questa azione". Così il generale David Petraeus, sull'uccisione di Qassem Soleimani, che ritiene "molto più rilevante di quella di Osama Bin Laden e perfino di Al Baghdadi". In un'intervista a Public Radio International (Pri), l'ex comandante delle forze Usa in Iraq e Afghanistan ed ex direttore della Cia sottolinea come Soleimani sia stato il "più significativo avversario iraniano" degli Usa negli ultimi anni e la "più significativa e importante" figura iraniana nella regione.

Nasrallah, esercito Usa pagherà prezzo della sua uccisione

Il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha avvertito che l'esercito americano "pagherà il prezzo" dell'uccisione del comandante iraniano Qassem Soleimani, morto in un raid statunitense a Baghdad. "L'esercito americano lo ha ucciso e ne pagherà il prezzo", ha detto Nasrallah in un discorso durante un evento a Beirut in memoria di Soleimani e trasmesso in tv.

Card.Sako, Iraq non diventi un campo di battaglia

Gli iracheni sono ancora scioccati per ciò che è successo la settimana scorsa. Hanno paura che l'Iraq si trasformi in un campo di battaglia, invece di essere una nazione sovrana in grado di proteggere i suoi cittadini e le sue ricchezze". È quanto ha affermato il patriarca caldeo di Baghdad, card. Louis Raphael Sako, sulla tensione tra Usa e Iran dopo l'uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani in un raid americano sulla capitale irachena.

"In circostanze così critiche e tese - ha aggiunto Sako, citato dal sito della Santa Sede Vatican News -, è saggio tenere un incontro in cui tutte le parti interessate siedano attorno a un tavolo per un dialogo ragionevole e civile che risparmi all'Iraq conseguenze inaspettate. Imploriamo Dio Onnipotente - di garantire all'Iraq e alla regione una 'vita normale', pacifica, stabile e sicura, cui noi aspiriamo".

Affondano le Borse del Golfo, Aramco perde 1,7%

Giornata in rosso per le Borse del Golfo dopo il raid Usa in Iraq nel quale è stato ucciso il generale Soleimani. In particolare, tutti e sei gli Stati membri del Consiglio di cooperazione del Golfo (Gulf Cooperation Council, GCC) - Bahrain, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti - sono alleati degli Stati Uniti e si trovano sul lato opposto dello stretto Golfo, il che li rende facili bersagli per la Repubblica Islamica.

Peraltro alcuni membri del GCC, in particolare Kuwait, Qatar e Bahrein, ospitano importanti basi militari statunitensi, mentre Washington mantiene centinaia di truppe in Arabia Saudita. E i mercati temono rappresaglie da parte dell'Iran.

Il calo si è verificato nonostante l'impennata dei prezzi del petrolio, da cui tutte e sei le nazioni del CCG dipendono fortemente per le entrate pubbliche.

In particolare, Aramco, la più grande società quotata al mondo, ha perso l'1,7% per negoziare a 34,55 riyal e la sua capitalizzazione è ora pari a 1,84 trilioni di dollari - ben al di sotto dei 2,0 trilioni di dollari richiesti dai governanti sauditi.

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