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Il premio nobel Joseph Stiglitz: "Potrei tornare in politica se me lo chiedessero"

Il premio nobel Joseph Stiglitz: "Potrei tornare in politica se me lo chiedessero"
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Tutti i dati recenti riguardanti l'economia globale, ci dicono la stessa cosa: l'economia in Europa e nel mondo sta rallentando e il sistema politico tradizionale sta cercando di sopravvivere in qualche modo. Il premio Nobel per l'economia Joseph Stiglitz lo afferma da anni e, sottolinea anche, che è il risultato della mancata compensazione - tra quella che si può definire la costruzione del benessere e le risorse da cui estrarlo. E la distanza si rivela sempre maggiore.

Lo abbiamo incontrato ad Amsterdam dove è venuto a presentare il suo nuovo libro uscito negli Stati Uniti quest'anno: "Persone, potere e profitti". Un lavoro sul Capitalismo crescente e il malcontento che ne consegue: un malcontento che vediamo diffuso in tutto il mondo. Lo vediamo in Francia, a esempio, dove le proteste di massa - quelle dei gilets gialli per intenderci - sono state diverse. Lo vediamo a Hong Kong, in Libano, in Cile, ovunque.

Vedi anche cosa succede a Parigi durante l'anniversario delle proteste dei Gilet Jaunes.

Professor Stiglitz, tutte queste proteste non dimostrano che il capitalismo ha raggiunto dei limiti?

"Certo, Voglio dire... il Cile è uno dei Paesi che, nonostante abbia un'ottima macro performance, resta quello con il più alto livello di ineguaglianza. Ed è soprendente il fatto che lo abbiano accettato finora. Ora però hanno smesso. Voglio dire che abbiamo bisogno di un nuovo patto sociale fra il mercato, lo Stato e la società civile.

Il Capitalismo sarà parte di questa nuova storia, ma non potrà essere quel tipo di capitalismo che abbiamo avuto negli ultimi 40 anni. Non possiamo rappresentare più quel tipo di capitalismo egoista e senza limiti nel quale le aziende non fanno altro che massimizzare i profitti degli azionisti senza considerare le conseguenze sociali. In questo modo si finirà come negli Stati Uniti, dove non solo c'è ineguaglianza ma dove è presente una grande concentrazione di oppioidi. E dove le aspettative di vita sono sempre più in declino. Per non parlare della crisi alimentare, l'alta presenza di diabete tra i bambini...

Le aziende alimentari stanno sfruttando i giovani. Oltre alle aziende come Exxon, poi, che negano i cambiamenti climatici. Le aziende produttrici di sigarette che negano che esista una evidenza palese sugli effetti negativi del fumo sulla salute. Gli esempi di questo tipo - che fanno capire che siamo davanti a comportamenti immorali e riprovevoli- sono innumerevoli."

Vi trovate sulla stessa linea lei e il presidente francese Emmanuel Macron? Macron si sta anche esprimendo sulla necessità di riscrivere delle regole, riguardo a queste questioni, per l'Unione europea e in generale per la zona euro.

"Certo, è proprio così. Sa, il problema in Europa è rappresentato dal lavoro. La promessa si basava sull'assunto che se la vostra inflazione fosse scesa sotto il 2% e il deficit al di sotto del 3%, il debito sarebbe rientrato del 60% del PIL e si sarebbe prodotta crescita economica. E cosa abbiamo di contro in Europa? Stagnazione. Deve essere chiaro quindi che la cornice entro la quale si è stabilita questa politica non funziona."

Allora vede vicina una recessione?

"Piuttosto, ciò che vedo ora è una sorta di rallentamento economico, ed è visibile ovunque nel mondo. Lo vediamo in Cina, a esempio, che è stato il motore della creascita economica sin dal 2008, lo vediamo negli Stati Uniti: una crescita dell'1,9% è un risultato peggiore di un segno negativo. Una cosa ben lontana da ciò che aveva promesso Trump (e cioè oltre il 3,4%); per non parlare della recessione creata in Germania. Per me la lista dei problemi, le guerre commerciali mosse da Trump, il protezionismo, ecc sono davvero le cose che stanno scombinando l'economia globale".

Chi vince in questa guerra commerciale. Se Trump non è il vincitore, e quindi perdono gli Stati Uniti, la Cina e anche l'Europa a quanto pare. Chi è il vincitore?

"Perdono tutti. È stata davvero una idea terribile. Ha iniziato lui, Trump, con l'affermare che le guerre commerciali potevano vincersi facilmente. Non è così. Non abbiamo raggiunto alcun accordo con la Cina, dopo oltre tre anni di negoziazioni e tutto ciò a cui aspirano ora è una prima fase dell'accordo. La prima fase di un accordo è semplicemente quello che dovrebbe essere un accordo normale, che sarebbe dovuto essere raggiunto con la Cina anni fa. Il mondo ha così perso un'enorme quantità di tempo a causa di questa incertezza. E la realtà è che, anche se esistesse un accordo celebrato dai mercati, se ci avessero pensato per un minuto tutti prima, avrebbero concluso che dal momento in cui per Trump sarà conveniente, ne farà carta straccia."

Ora parliamo dell'ambiente, sul quale le conseguenze dei cambiamenti climatici sono maggiormente visibili.Tutti parlano del green deal, ma chi pagherà per questa transizione, per una transizione economica che vada verso un'economia più verde, specialmente ora che l'economia sta rallentando ovunque?

"Quando siamo entrati nella Seconda guerra mondiale tutti si chiedevano se potevamo permettercelo. Non ricordo nessuno che dicesse: 'arrendiamoci alla Germania perché combatterla ci costerà troppo". Bhe stiamo combattendo una guerra che è l'essenza della nostra esistenza, qualcosa che sta al centro della nostra vita. Sa, negli Stati Uniti perdiamo ogni anno quasi il 2% del PIl, intendo dire con gli incendi, le inondazioni, gli uragani gli episodi di congelamento. E' un attacco vero e proprio contro il nostro mondo cosi come lo conosciamo."

Approfondisci con le ultime decisioni della Banca europea per gli investimenti

Cosa puo suggerire al riguardo?

"Bhe, due le cose. Ho guidato la commissione internazionale insieme a Lord Stern e abbiamo analizzato cosa sarebbe stato necessario per raggiungere gli obiettivi di Parigi e di Copenaghen in modo che l'aumento delle temperature non fosse superiore all'1.5 o 2 gradi centrigradi. E siamo giunti alla conclusione che per farlo potevano bastare dei costi contenuti. Una cosa buona per la nostra economia, dunque, qualcosa che la stimola. Stiamo parlando della necessità di rallentare. Gli investimenti di cui avremmo bisogno possono fornire stimoli all'economia. Quindi rifuggo dall'idea in sé che dovremmo sacrificarci per ottenere tutto questo: è sbagliato il concetto."

Un'ultima domanda: in vista delle elezioni americane del 2020, lei pensa ci sia qualcuno che possa battere Donald Trump?

"Penso che chiunque dei candidati democratici di adesso abbia una chance contro Trump. Sa, le previsioni mostrano che tutti loro possano batterlo".

Tornerebbe a fare politica se glielo chiedessero?

"Sì probabilmente. Penso che sia arrivato il momento per quello che sta passando l'America, un momento di vera crisi. E per il mondo. E penso sia molto chiaro che è necessario cambiare il modo in cui la nostra società e la nostra economia funzionano."

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