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Whatsapp querela una società israeliana per hackeraggio

Whatsapp querela una società israeliana per hackeraggio
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Che le applicazioni free online siano il campo di battaglia delle spie non è una novità ma che WhatsApp, cioè una delle costole telefoniche di Facebook, abbia sporto denuncia negli USA contro una società israeliana accusata di hackeraggio lascia interdetti.

La furbetta NSO

L'israeliana Nso avrebbe hackerato attivisti per i diritti umani, dissidenti, giornalisti, diplomatici e non solo per un totale di 1400 telefoni cellulari in ben quattro continenti. L'attacco risale al periodo che va da aprile al maggio scorsi e, secondo il comunicato diffuso dalla società acquistata da Facebook nel 2014, avrebbe fatto almeno un centinaio di "vittime " fra i membri della società civile. Praticamente un abuso a tutti gli effetti. Gli utenti colpiti avevano numeri di diversi paesi, come Bahrain, Emirati Arabi, Messico ma non solo.

Come s è scoperta la frode

La vulnerabilità del sistema Whatsapp era stata scoperta a maggio, quando i gestori dell'applicazione avevano chiesto ai loro 1,5 miliardi di utenti di effettuare degli aggiornamenti. In collaborazione con i tecnici del Citizen Lab della Munk School of Global Affairs (Canada) gli esperti dell'azienda avevano scoperto che degli hacker erano riusciti a sfruttare il sistema di videochiamata del servizio in modo da inoculare un software spia nel telefono da controllare. Così si era in grado di acquisire messaggi, contatti, email, cronologie, posizione Gps. Per effettuare queste sortite gli attaccanti hanno creato dei falsi profili utilizzando numeri israeliani, svedesi e sudamericani. Tuttavia avendo accettato le condizioni di utilizzo della piattaforma adesso dovranno rispondere davanti a un tribunale a stelle e strisce.

Espellere Nso dall'uso dell'applicazione

WhatsApp pretende dalla giustizia un'ordinanza che vieti alla Nso di utilizzare il suo servizio. Dal canto suo la società israeliana ribatte alle accuse sostenendo che i suoi servizi alle forze dell'ordine servono "per combattere il terrorismo e il crimine".

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