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Brexit: il settore agroalimentare doppiamente in allerta

Brexit: il settore agroalimentare doppiamente in allerta
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La Brexit colpisce due volte e a temerne gli effetti è soprattutto il settore agroalimentare.

I negoziati tra Londra e Bruxelles si sono concentrati su una soluzione che eviti la creazione una frontiera rigida tra irlanda del Nord e la repubblica d' Irlanda.

In gioco c'è la pace nell'isola, raggiunta con l'accordo del venerdì santo, ma anche importanti questioni commerciali, come quella dell'import- export.

Nel Regno unito il 60% dei prodotti agroalimentari è importato, di questi il 75% proviene dalla UE e il 6% dall'Italia, per la quale la Gran Bretagna è il quarto partner più importante in termini export alimentare.

Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, sottolinea che la Brexit solleva anche il problema della protezione del mercato europeo dai prodotti in arrivo dal Regno Unito.

Preoccupa l'effetto sostituzione, ossia ci sarà anche da vedere come reagirà il consumatore inglese nel momento in cui potrà trovare ad esempio prodotti che provengono al di fuori dell'Europa a una tariffa molto più bassa rispetto ai prodotti europei soggetti a dazi. Dobbiamo fare attenzione al tema della grande dogana, del backstop e quindi capire come proteggerci dalle importazioni che arriveranno dal mercato inglese e che potrebbero poi attraversare la dogana e arrivare in Europa”.

Nel prossimo vertice UE i leader europei discuteranno anche del bilancio pluriennale dell'Unione europea: ovvero l'ammontare di risorse economiche che la Commissione UE intende usare nel periodo 2021-2027 per portare avanti le sue politiche in vari settori, tra cui finora primeggiavano la politica agricola comune e i fondi di coesione.

La proposta della Commissione Ue preve de un budget di 1.3 trilioni di euro ma anche un taglio del 20% ai programmi di sviluppo rurale. Tagli dovuti all'individuazione di altre priorità, come il cambiamento climatico, la protezione delle frontiere esterne europee e la gestione dell'immigrazione, ma anche dal vuoto di circa 11 miliardi di euro annui provocato dall'uscita del Regno Unito.

L'importo relativo all'uscita della Gran Bretagna guarda caso è pari alla diminuzione del valore della futura politica agricola comunitaria", continua Giansanti_. "I tagli previsti sono importanti. Non possiamo permettercelo in una situazione in cui ormai siamo agricoltori del mondo: la nostra competitività si misura al pari degli altri agricoltori del mondo e quindi la PAC (politica agricola comune) deve ritrovare la sua essenza: essere una politica comunitaria, in grado di dare una visione e un futuro agli agricoltori europei_”.

A preoccupare inoltre è l'introduzione di dazi da parte degli Stati Uniti. Confagricoltura ritiene che siano necessarie delle risorse aggiuntive nel bilancio UE per far fronte all'impatto di questa guerra commerciale.

La decisione finale spetta ai capi di Stato e di governo all’unanimità. Il bilancio corrente termina il 31 dicembre 2020 e il Parlamento europeo avverte: é necessario un accordo al più presto per evitare che gli investimenti vengano interrotti.

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