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Mafia nigeriana, un libro racconta la sua forza di penetrazione e il lavoro della squadra antitratta

Mafia nigeriana, un libro racconta la sua forza di penetrazione e il lavoro della squadra antitratta
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La linea della palma della cosa nostra africana si è allargata anche alla provincia del nord, a Torino. Dal sud - primo luogo di penetrazione per oltre 20 anni è stato Caserta e in particolare Castelvolturno - a Torino appunto, ma anche a Bologna, dove si occupa di traffici minori rispetto alle nostre mafie (droga - ma non a livello internazionale - e prostituzione), ma dove anche ha mano libera. Nel libro Mafia Nigeriana (edito da pochi giorni da Città Nuova Editrice), Sergio Nazzaro, giornalista e scrittore esperto di criminalità organizzate nazionali e internazionali, alla sua terza opera sul fenomeno, segue in particolare le tracce della squadra antitratta di Torino (SAT).

Il libro prende le mosse da una operazione, l'operazione Athenaeum, condotta nel 2012 dalla polizia locale di Torino dopo che una giovane nigeriana aveva denunciato alcuni suoi connazionali. L'operazione si conclude nel 2016 con un bilancio di 53 persone identificate, 44 delle quali gravate dal provvedimento di custodia cautelare in carcere. Le indagini hanno permesso di individuare due organizzazioni composte da cittadini nigeriani specializzati nello sfruttamento della prostituzione e nel traffico di droga.

Nazzaro dopo aver avuto pieno accesso ai documenti e grazie all'aiuto del commissario Lotito, a capo della squadra distaccata alla procura di Torino, voluta da un ex carabiniere e dall'ex magistrato Giancarlo Caselli, ripercorre tutto il lavoro di indagine. Un'indagine che "dimostra come non servono soldati o allarmismi sulle mafie ma un vero lavoro di intelligence condotto da professionisti." In fondo è come batterli sul loro stesso terreno: "le mafie non hanno confini hanno un quadro ampio di cosa devono combattere, esattamente quello che si deve fare: muoversi sullo stesso terreno".

Il rituale, le gerarchie, le regole, le punizioni per chi sgarra: tutto scritto, tutto già conosciuto e allora? Allora le mafie non hanno colori sono tutte uguali, ci spiega ancora Nazzaro: "Le mafie non hanno confini non conoscono razzismi di sorta". E infatti dettaglia Nazzaro: "basti pensare ai "nostri" mafiosi in Italia: hanno la cittadinanza italiana, spesso hanno dei lavori rispettabili, sono inseriti nel business legale: hanno negozi, attività commerciali e la mafia nigeriana si muove allo stesso modo, e come la nostra mafia tendono a scomparire sullo sfondo a non commettere certi crimini efferati; esiste un codice della scomparsa e del silenzio comune a tutte. "

E' un problema se viene usata per coprire le mafie bianche. "L'unica distinzione che si può fare è tra criminali e onesti. Le mafie non conoscono razzismi, e dovunque c'è mafia c'è una persona sfruttata da salvare".

Sono di soli pochi giorni fa, inoltre, il 9 ottobre, le operazioni in Sardegna: da Sassari a Cagliari, la mafia nigeriana ha messo radici anche sull'isola. Tre le persone finite in manette, oltre ai nigeriani anche un italiano.

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