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Grecia, il campo profughi di Moria "è una bomba a orologeria pronta a esplodere"

Grecia, il campo profughi di Moria "è una bomba a orologeria pronta a esplodere"
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Uno stato di calma apparente . Sembra un lunedi come tanti al campo per rifugiati e migranti di Moria, in Grecia, dopo i disordini delle ultime ore. L'incendio ha ulteriormente ridotto gli spazi disponibili, la parte interessata dalle fiamme è stata isolata ma il vero problema è che non è ancora chiaro il conteggio delle vittime : le prime informazioni infatti parlavano della morte di una donna e di un bambino rimasti intrappolati tra le fiamme e carbonizzati. Un dato ufficializzato dal capo della regione ma non confermato dal Ministero della Salute. Le fonti istituzionali ancora non concordano.

Per approfondire: Parla il direttore del campo profughi di Moria che abbandona l'incarico

Per Lefteris Oikonomou, vice ministro greco della protezione civile è stato trovato un cadavere carbonizzato e i migranti attaccavano violentemente con pietre e altri oggetti la polizia e i vigili del fuoco. Nonostante nelle ultime ore non si sia riacutizzata la protesta Moria non cessa di assomigliare ad una bomba a orologeria, pronta ad esplodere alla minima scintilla.

Anche tra gli occupanti del campo si rincorrono le voci. I lavoratori sostengono che domenica gli incendi siano stati due, uno all'esterno e uno all'interno . Gli stessi residenti, avrebbero cercato di spegne il fuoco, ma sarebbero stati respinti dalla polizia. Oltre alle vittime si contano i feriti, e anche tra le diciassette persone trasportate all'Ospedale Generale di Mitilene ci sarebbero dei bambini molto piccoli ai quali sono state riscontrate lesioni ossee e problemi respiratori.

Secondo Lefteris Oikonomou, vice ministro greco della protezione civile " Moria non cessa di assomigliare ad una bomba a orologeria, pronta ad esplodere alla minima scintilla".

Il ministero della salute ha rilasciato una dichiarazione anche sugli scontri che si sono verificati dopo l'incendio. Nessuno dei feriti è considerato a rischio e si prevede che tutti vengano dimessi nei prossimi giorni.

I numeri parlano chiaro. Questo è un centro per rifugiati in grado di ospitare 3.500 persone, o al massimo 4.000, ma in questo momento all'interno ci sono oltre 12.000 persone.

Un sovraffollamento che acuisce le tensioni di una situazione già insostenibile da mesi e che l'incendio del container ha contribuito a inasprire. Ne è scaturita una vera e propria rivolta con i migranti che, costretti a vivere in condizioni disumane, attaccano la polizia chiedendo a gran voce di essere trasferiti sulla terraferma. Una situzione destinata a peggiorare considerando che negli ultimi mesi gli sbarchi di migranti provenienti dalla Turchia sono aumentati in maniera esponenziale con un picco massimo di 700 sbarchi giornalieri.

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