Euronews non è più disponibile su Internet Explorer. Questo browser non è aggiornato da parte di Microsoft e non supporta le ultime novità. Ti suggeriamo di usare un altro browser come Edge, Safari, Google Chrome o Mozilla Firefox.
ULTIM'ORA

Gli aiuti internazionali per l'Amazzonia servono a qualcosa o sono solamente simbolici?

Gli aiuti internazionali per l'Amazzonia servono a qualcosa o sono solamente simbolici?
Diritti d'autore
Fiamme a Areoes, nello stato di Mato Grosso, vicino all'insediamento indigeno della tribù Xavate (Babacu) - 31 agosto 2019 - REUTERS/Lucas Landau
Euronews logo
Dimensioni di testo Aa Aa

Il presidente francese Emmanuel Macron e la sua controparte brasiliana, Jair Bolsonaro, sono stati coinvolti in una lunga disputa diplomatica sugli aiuti internazionali per la gestione dell'emergenza roghi nella foresta amazzonica.

I leader del G7 riuniti a Biarritz hanno annunciato un fondo emergenziale di circa 18 milioni di euro per combattere le fiamme che stanno distruggendo parte dell'ecosistema pluviale. Bolsonaro ha detto che non accetterà alcun tipo di aiuto fino a che Macron non si scuserà per averlo accusato di mentire sul cambiamento climatico.

Ma l'Eliseo, dall'ufficio di Presidenza, ha suggerito che questi soldi non sono mai stati indirizzati al Brasile. A Euronews viene detto che il fondo verrà trasferito al Cile che a sua volta coordinerà la sua destinazione d'uso. Non è chiaro se la decisione di inviare il denaro attraverso lo Stato cileno sia stata presa prima o dopo la lite con Bolsonaro. Verrà utilizzato primariamente per coprire i costi dei voli per spegnere gli incendi ma gli esperti contattati suggeriscono che il fondo stanziato non servirà a risolvere alle radici il problema.

La linea di aiuti esteri per la regione

I leader del G7 non sono stati i soli a dire pubblicamente di voler contribuire alla protezione dell'Amazzonia. Una più ampia iniziativa di "riforestazione" e di "creazione di attività economiche rispettose del pianeta, con i governi, ma anche con le regioni e con le popolazioni indigene" dovrebbe vedere la luce all'Assemblea Generale dell'ONU che si riunirà a New York in settembre.

Nel frattempo, il Regno Unito ha stanziato 10 milioni di sterline [11 milioni di euro] per proteggere l'Amazzonia che saranno "investiti in Brasile per ripristinare le aree già distrutte e proteggere gli habitat ancora intatti", ha comunicato il segretario agli affari e all'energia, Andrea Leadsom.

Leadsom ha detto che sosterrà anche "le comunità e le imprese della zona per lavorare insieme così da garantirne il futuro", ma non ha specificato come il dipartimento intende lavorare con le comunità locali.

Anche il Canada e Israele hanno dichiarato di voler inviare finanziamenti.

"Siamo stati in contatto con diversi Paesi colpiti negli ultimi giorni e abbiamo offerto 15 milioni di dollari e l'uso di canadair per aiutarli a combattere gli incendi in Amazzonia", ci ha scritto un portavoce di Global Affairs Canada. Il ministro canadese degli affari esteri, Chrystia Freeland, ha parlato con i suoi omologhi brasiliani e boliviani negli ultimi giorni e si stanno facendo le necessarie valutazioni per capire di cosa i Paesi sudamericani hanno più bisogno.

L'Eliseo ha annunciato giovedì scorso che, nell'ambito dell'operazione finanziata dal G7 e coordinata dal Cile, degli aerei sono già arrivati in Paraguay. "A Biarritz il presidente cileno ha chiesto ai suoi omologhi sudamericani, preoccupati per gli incendi, di cosa hanno più bisogno per combatterli", ha scritto l'Eliseo a Euronews. "È emerso che la necessità principale fosse quella di avere aerei supplementari. L'aiuto d'emergenza di 20 milioni di dollari registrato al G7 è quindi destinato a questo scopo e verrà versato al Cile, che sarà responsabile del noleggio di aerei per combattere gli incendi in Amazzonia. Questi aerei saranno poi utilizzati dai Paesi che ne faranno richiesta sotto la coordinazione cilena. A questo punto, gli aerei sono arrivati in Paraguay e gli altri Stati dovrebbero beneficiarne nei prossimi giorni".

Germania e Norvegia hanno recentemente congelato un importo maggiore, circa 65 milioni di euro, dal Fondo Amazzonia alla luce dell'aumento della deforestazione in Brasile. Un portavoce del ministero per la Norvegia ha detto alla Reuters che il Brasile sta impedendo alle organizzazioni locali di utilizzare i sussidi di protezione per la foresta amazzonica.

"Questo avrà un impatto sia sulla lotta contro gli incendi che sulla deforestazione", afferma la dottoressa Erika Berenguer, ricercatrice dell'Università di Oxford che lavora sull'impatto degli incendi sulla biodiversità amazzonica.

Il Fondo per l'Amazzonia ha fornito le risorse finanziarie per pagare i vigili del fuoco e gli aerei in alcuni degli stati amazzonici colpiti, ha indicato Berenguer.

REUTERS/Bruno Kelly

Quanto saranno utili i finanziamenti internazionali?

Molti esperti ritengono che gli aiuti esteri non siano in grado di affrontare alla radice la causa dei roghi in Amazzonia. "Se non si affronta il problema della deforestazione, è come curare un mal di denti senza toccare la cavità che lo genera", continua Berenguer. Combattere gli incendi ha un'efficacia limitata" nel lungo periodo.

Kathryn Hochstetler, professoressa di sviluppo internazionale presso la London School of Economics, ha spiegato: "Il punto principale è che questi non sono i tipi di incendi che richiedono attrezzature antincendio di emergenza su larga scala. Sono per lo più piccoli e controllati. La sfida più grande - politica ed economica - è impedirne l'accensione. Una sfida difficile da affrontare con aiuti esteri diretti di qualsiasi tipo", ha aggiunto.

Nigel Sizer della Rainforest Alliance sottolinea che questo tipo di aiuti stranieri è spesso simbolico. "Il denaro per gli aiuti sarebbe meglio speso per la prevenzione degli incendi. Mi chiedo anche quanto del sostegno promesso arrivi effettivamente", la sua opinione.

La Rainforest Alliance, con sede a New York, invia principalmente fondi alle ONG brasiliane locali più piccole che organizzano campagne di pubbliche relazioni e informano il pubblico sulla protezione dell'Amazzonia. Una parte dei fondi di assistenza internazionale è andata alle ONG ambientali, che svolgono un ruolo importante nella politica brasiliana, aggiunge Hochstetler intervistata da Euronews.

Ma questi gruppi non hanno le risorse per gestire uno sforzo così ampio: la foresta amazzonica si estende su ben nove paesi. Gli esperti sottolineano anche che i fondi proposti dal G7 non sono neanche lontanamente sufficienti.

"I sette paesi più ricchi del mond o riescono solamente a mettere insieme 20 milioni di dollari? È un'offerta piuttosto bassa.... Non credo dimostri chissà quale impegno", critica Berenguer. Resta da vedere se i Paesi in cui cresce la foresta amazzonica si metteranno d'accordo o meno su progetti che lavorano per risolvere la causa del problema all'ONU, questo mese.

La via da percorrere

Gli esperti affermano che la situazione nell'Amazzonia è preoccupante perché la causa degli incendi è legata alla politica e alla deforestazione. Le politiche dell'attuale governo brasiliano sono volte a favorire lo sfruttamento dello sviluppo della regione amazzonica piuttosto che la sua protezione.

I biologi brasiliani Joice Nunes Ferreira e Mercedes Bustamante hanno commentato così la situazione a Veja, una rivista locale: "È chiaro che la situazione attuale è allarmante e ci sono forti indicazioni che i roghi e gli incendi visti nelle ultime settimane sono associati alla deforestazione e ad altre attività illegali. Pertanto, è necessaria una forte posizione di protezione della vegetazione autoctona, limitando la deforestazione e prevenendo nuovi incendi", hanno scritto.

I biologi brasiliani affermano che "una pianificazione a lungo termine che includa i popoli tradizionali e la protezione della vegetazione autoctona" sia essenziale per affrontare la complessità della sfida.

Uno Shenanewa con l'abito tradizionale durante una cerimonia per chiedere la fine dei roghi in Amazzonia nel villaggio indigeno di Morada Nova, vicino Feijo, Acre, in Brasile. - REUTERS/Ueslei Marcelino