ULTIM'ORA

Indonesia: Giacarta, la città che affonda

Una partitella di pallone tra ragazzi e, dietro, lo skyline di Giacarta.
Una partitella di pallone tra ragazzi e, dietro, lo skyline di Giacarta. -
Diritti d'autore
REUTERS/Willy Kurnawian
Euronews logo
Dimensioni di testo Aa Aa

GIACARTA (INDONESIA) - Un po' come Venezia e un po' come Bangkok - pur se per ragione differenti - anche Giacarta sta affondando, sta lentamente annegando in "se stessa".

Il terreno sta cedendo sotto il peso dei palazzi di una città con 10 milioni e mezzo di abitanti, le loro fondamenta sono indebolite dal pompaggio delle falde acquifere. E troppo cemento.
Pioggie e alluvioni fanno il resto.
Tutti questi motivi, tra gli altri, spingono il governo dell'Indonesia a spostare la capitale: non più Giacarta, nella caotica isola di Giava, ma Kalimantan, nel Borneo.

Lo ha annunciato il Presidente Joko Widodo, rieletto in primavera per il secondo mandato, durante il discorso per il 74esimo anniversario dell'indipendenza dell'Indonesia dall'Ôlanda.

"Una capitale non è solo un simbolo di identità nazionale, ma anche una rappresentazione del progresso della nazione. Questo è importante per realizzare l'uguaglianza economica e la giustizia.
Questa è la mia visione di un'Indonesia avanzata."
Joko Widodo
Presidente Indonesia
Il Presidente dell'Indonesia Joko Widodo (al centro) e il suo vice Jusuf Kalla (a destra nella foto).

2050: Giacarta sott'acqua

Costruita su paludi vicino alla confluenza di 13 fiumi, Giacarta è stata indebolita dal rapido sviluppo, con nuovi edifici e grattacieli, traffico intenso e scarsa pianificazione urbana. Cementificazione senza via di fuga...

Inoltre, i distretti settentrionali di Giacarta non hanno una rete di approvvigionamento idrico, quindi le industrie e milioni di abitanti attingono alle falde sotterranee.

Nonostante le nuove infrastrutture e le dighe costruite, secondo gli esperti ambientali, a questo ritmo si sprofondamento, nel 2050 un terzo di Giacarta sarà completamente sott'acqua.

Anche questa è Giacarta.

Dunque, che fare?

Il governo ha prima pensato a un progetto grandioso: un "muro" da costruire sui fondali di fronte alla città, con isole e ponti che amplierebbero di molto la superficie urbana. Una "meraviglia" che potrebbe essere pronta intorno al 2025 ma che ha tanti punti deboli, a cominciare dai rischi per l’ambiente: danni all’ecosistema (per esempio la barriera corallina), alterazione di correnti e conseguenti minacce alle isole naturali dell’area.
Per il momento, è tutto in stand-by.

REUTERS/Willy Kurniawan
Traffico caotico a Giacarta, all'ora di punta.REUTERS/Willy Kurniawan

Intanto, come detto, il Presidente Widodo vuole cambiare la capitale.
Non ha indicato un luogo preciso dove costruire il nuovo centro vitale, ma qualcuno ha indicato il sonnacchioso villaggio di Palangkaraya come punto di partenza per la nuova "frontiera". I locali, quando lo hanno saputo - riferiscono i giornali - hanno alzato più di un sopracciglio: non riescono a credere che la loro vita lenta e legata ai cicli della natura (qui meno violenti che nel resto dell’arcipelago) possa essere vicina a una rivoluzione.

Il problema di Giacarta va affrontato al più presto

Ma tant’è: il Borneo è noto per le sue foreste pluviali, gli oranghi, le miniere di carbone e le molte tribù primitive che vivono nella giungla. Nel complesso ha 16 milioni di abitanti, pochi più della sola Giacarta, e una vita relativamente tranquilla mentre l’Indonesia, oltre 17 mila isole e 270 milioni di cittadini, soffre in gran parte per la sovrappopolazione e i frequenti terremoti-maremoti e le eruzioni vulcaniche. D’altro canto il governo non ha molta scelta.
Il problema di Giacarta, una delle città più inquinate del mondo, va affrontato al più presto.

REUTERS/Willy Kurnawian
Vista by su Giacarta, la capitale (ancora per poco) dell'Indonesia.REUTERS/Willy Kurnawian

Parte di questo articolo è tratto dal servizio di Paolo Salmon sul "Corriere della Sera", che qui potete leggere integralmente, per saperne di più su Giacarta.

Euronews non è più disponibile su Internet Explorer. Questo browser non è aggiornato da parte di Microsoft e non supporta le ultime novità. Ti suggeriamo di usare un altro browser come Edge, Safari, Google Chrome o Mozilla Firefox.